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Le Storie di Zonalocale

Uno tsunami sul Cotir

Depredato dai ladri, il Consorzio per le tecniche irrigue della Regione Abruzzo è chiuso da anni: milioni di euro buttati e un terzo del personale è senza lavoro

Cotir, abbandono vergognoso: milioni di euro buttati

Viaggio nel centro di ricerche agricole della Regione devastato dai ladri

Vasto, contrada Zimarino: l'Nmr del CotirSu una porta rimane affisso un avviso: "Fare attenzione. La strumentazione è estremamente costosa". Basta girare la maniglia per entrare. Dentro c'è un macchinario che si chiama Nmr, serviva all'analisi nucleare di liquidi e solidi. Quando fu acquistato, si pagava ancora in lire e costava un miliardo e mezzo. Ora è lì, su un pavimento che non esiste più, perché qualcuno, per rubare perfino cavi e tubature, ha divelto le mattonelle. Questa stanza è il simbolo di milioni di euro buttati, perché nessuno ha avuto l'idea di far sorvegliare, tantomeno di riutilizzare, un patrimonio abbandonato al suo destino ingrato.

Lo scenario di guerra in cui è immerso il Cotir non può essere il risultato di un solo raid. Per causare questo danno immenso, chissà quante volte i ladri sono entrati a fare razzia. Nell'officina, tra mezzi agricoli e auto depredate di tutto tranne che della carrozzeria, all'appello mancano tre trattori e un motocoltivatore.

Un edificio devastato, quello del Consorzio per le tecniche irrigue, il centro di ricerche agricole di contrada Zimarino. Del complesso edilizio, la grande serra e l'ampio terreno in posizione strategica, a due passi dalla statale 16 e vicino al casello di Vasto nord, sono rimasti solo i tre fabbricati disposti a ferro di cavallo. Dentro è come se fosse passato lo tsunami. Nessuno che, negli anni trascorsi da quando fu annunciata la definitiva chiusura, abbia pensato a salvare almeno le attrezzature dei laboratori e i documenti. E neanche gli arredi degli uffici, delle trenta camere da letto con sala mensa, dell'auditorium in cui hanno sventrato il controsoffitto e rubato il mixer, ma poltroncine, tavolo e podio delle conferenze sono ancora come nuovi. Scampati alla foga devastatrice che, invece, non ha risparmiato l'ampia sala riunioni: qui i distruttori hanno scaraventato a terra anche due pesanti pareti divisorie in legno.

Quando diciamo "nessuno", pensiamo soprattutto alla Regione Abruzzo, che del Cotir era titolare del 61,9 per cento delle quote. Nell'ultima fase, quella della parabola discendente non causata né dai ricercatori, né dagli altri lavoratori, gli addetti erano 28. Alcuni sono stati ricollocati nelle pubbliche amministrazioni, altri sono rimasti a piedi. Si chiude così la storia iniziata con la costruzione di un centro destinato all'innovazione e finita con stipendi arretrati. Oggi, sul sito Internet "trasparenza.regione.abruzzo.it", si legge: "Cotir - Consorzio per la divulgazione e sperimentazione delle tecniche irrigue srl IN LIQUIDAZIONE". In un documento del 2018, il collegio dei liquidatori ha quantificato le perdite: 901mila 118 euro nel 2015, 886mila 435 nel 2016, 846mila 448 nel 2017. 

Qui, in contrada Zimarino, però c'era un patrimonio di conoscenza e di beni materiali: una serra automatizzata, che si poteva aprire e chiudere a distanza, ideata da una ditta olandese; 25 ettari di terreno, 350 piante da frutto, un altro terreno con 400 olivi a Scerni, dove si contavano anche due ettari di vigne, alberi di pesco e di pero, tre laghetti che servivano per raccogliere l'acqua destinata all'irrigazione e altri macchinari costosi. Ora è come se un maremoto avesse travolto tutto. 

A cura di Michele D'Annunzio, Antonino Dolce, Giuseppe Ritucci. Riprese e montaggio di Nicola Cinquina

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Il Cotir non è l’unica opera pubblica abbandonata nel Vastese. Tanti monumenti allo spreco

"Soldi buttati": il Cotir è in buona compagnia

L’elenco delle opere in disuso nel Vastese

I camici dei lavoratori del CotirNei laboratori ci sono ancora le provette piene, i contenitori con i semi all'interno (tra le pochissime cose ancora in ordine, evidentemente non interessano a ladri e vandali), i camici appesi alla parete, alcuni disegni e foto di famiglia. Nella devastazione pressoché totale del Cotir ci sono alcuni elementi, alcuni angoli, che fanno ancora pensare all'ultimo giorno di lavoro come se il tempo si fosse fermato in quell'istante congelandosi in uno scenario che siamo soliti vedere nei reportage dalle zone di esclusione imposte dopo gli incidenti nucleari (Chernobyl e Fukushima).

Ma qui, fortunatamente, siamo di fronte solo a una pubblica amministrazione che lascia marcire il proprio patrimonio sotto l'azione di malintenzionati e intemperie e da questo punto di vista il Cotir è in buona compagnia. L'ex centro di ricerca, a differenza di altre opere mai entrate in funzione simbolo di sperpero di denaro pubblico, può vantare un passato glorioso; quegli ambienti per lunghi anni hanno ospitato lavoratori e funzionari.
L'elenco nel Vastese è corposo – e come sappiamo si è leggermente snellito dopo il depennamento dell'ex autoporto di San Salvo abbattuto per far spazio al grande polo logistico – e dell'esatto costo di alcune opere sostenuto dalla collettività la memoria si è persa nei meandri del tempo. Oggi sono come macigni in ricordo di un passato di maniche larghe, inamovibili a causa di ristrettezze di bilancio e assenza di programmazione.
Ve proponiamo una parte di questo elenco, consci di star sicuramente dimenticando qualcosa.

Il teatro di San SalvoTEATRO COMUNALE, SAN SALVO - La sua forma squadrata e il suo rivestimento in acciaio corten (no, non è ruggine) sono diventati col tempo rappresentazione plastica del concetto di "incompiuto". La costruzione del nuovo teatro sansalvese è iniziata con la giunta di Gabriele Marchese. Costato oltre tre milioni di euro, ne servirebbero altri 1,2 per completarlo. L'amministrazione di Tiziana Magnacca ha avuto il merito di porre fine all'indicibile degrado che circondava il cantiere perenne con la riqualificazione di quella parte di villa comunale. In diverse occasioni è stata annunciata l'apertura della sala registrazioni al piano inferiore, ma il furto di attrezzature ha lasciato nel dimenticatoio anche quel progetto che avrebbe dato una casa alle tante formazioni musicali della città e del territorio. Da tempo il futuro di quest'opera è uscito dalla discussione pubblica e il nuovo teatro viene usato solo come manganello per rinfacciare i demeriti di chi lo iniziò senza mai finirlo.

Il multipiano di San SalvoPARCHEGGIO MULTIPIANO, SAN SALVO - Altra illustre incompiuta: in via Montegrappa sorge un antiestetico multipiano che nelle intenzioni dell'ultima giunta di Arnaldo Mariotti avrebbe dovuto fornire una soluzione alla difficoltà di parcheggio in centro. La previsione fu errata. Il piano inferiore fu temporaneamente usato come sede della protezione civile fino a quando un incendio danneggiò seriamente la struttura.
Per riqualificarlo, nel 2013, fu indetto un concorso di idee che ebbe anche un vincitore. In un consiglio comunale del 2017, il sindaco Magnacca ne annunciò la trasformazione in un polo destinato al Terziario tramite progetto di finanza che avrebbe coinvolto anche l'area circostante. Ma, anche del destino del multipiano di via Montegrappa si sono perse le tracce.

L'impianto dell'ArapIMPIANTO TRATTAMENTO ACQUE, SAN SALVO - Nella zona industriale, in viale Germania, sorge un impianto di proprietà dell'Arap, l'Agenzia Regionale per le Attività Produttive, costruito per trattare le acque reflue dei frantoi e delle lavorazioni di vegetali. Non è mai entrato in funzione, ma in compenso è diventato un posto privilegiato dagli incivili che vi scaricano rifiuti di ogni sorta. Nel 2012 e nel 2019 è stato interessato da grandi incendi che hanno finito di danneggiare la struttura già precaria.

SCUOLA INFERMIERI, GISSI - Una delle opere provenienti direttamente dall'epoca d'oro di Gissi e del suo più alto esponente politico, Remo Gaspari. Costata oltre 3 miliardi di vecchie lire e completata nel 1997, avrebbe dovuto ospitare una scuola per infermieri a pochi passi dall'ex ospedale.
Tra le criticità principali ci sono le infiltrazioni d'acqua: il piano interrato, dove c'è anche la sala convegni, è perennemente allagato. La struttura è di proprietà della Asl Lanciano Vasto Chieti ed è tornata in voga con le proteste del sindaco Agostino Chieffo per l'apertura nell'ex ospedale di un Covid-Hotel. Il primo cittadino chiedeva alla Asl di destinare a tale scopo la struttura mai usata. Magra consolazione: nel 2013 la scuola infermieri ha avuto qualche minuto di celebrità finendo in un servizio del tg satirico Striscia la notizia (gli stessi inviati erano stati anche all'autoporto di San Salvo, che portino fortuna?).

L'ex distretto sanitario di GissiEX DISTRETTO SANITARIO, GISSI - A qualche centinaio di metri da ex ospedale e scuola infermieri c'è l'ex distretto sanitario sempre di proprietà della Asl Lanciano Vasto Chieti. Dopo lo spostamento degli uffici sanitari, ha ospitato per un anno le classi della scuola elementare. Nella discussione sul Covid-Hotel il primo cittadino propose anche questa sede alternativa. I vigili del fuoco hanno chiesto di poterla usare come caserma, ma l'azienda sanitaria avrebbe chiesto un canone troppo alto. Così, oggi, è in disuso e frequentato dai vandali.

ASILO "CARLO DELLA PENNA", VASTO - Donato al Comune da Carlo Della Penna, vastese emigrato in Argentina, ha accolto generazioni di vastesi. La struttura di via Madonna dell'Asilo ha ospitato anche alcune aulee dell'università e, successivamente, del corso di taglio e cucito prima di essere chiusa dopo il terremoto dell'Aquila nel 2009 (nel 2002 c'era stata una chiusura temporanea a seguito del sisma del Molise, ma poi riaprì).
Come gran parte dei luoghi in disuso è stato preso di mira dagli incivili. In città è nato un comitato che ne chiede il recupero, il Comune più volte ha annunciato la presentazione di un progetto di riqualificazione per l'accesso ai fondi, ma le porte continuano a essere aperte solo ai vandali.

RSA, VASTO - Di proprietà della Asl Lanciano Vasto Chieti, in via Sant'Onofrio c'è solo lo scheletro di quella che doveva essere una Rsa. Oggi pare sia in vendita.


Il multipiano di via Martiri IstrianiPARCHEGGIO SOTTERRANEO, VASTO MARINA - Occhio non vede, cuore non duole. Del parcheggio sotterraneo di via Martiri Istriani si parla molto meno rispetto alle altre celebri incompiute, eppure questa può vantare un bel profilo di notorietà: 200 posti auto proprio in quella marina che d'estate soffre l'insufficienza di parcheggi. La struttura non è visibile esternamente perché si sviluppa sotto il piano stradale. Da oltre 10 anni è in abbandono, manca l'agibilità e bisogna dotarlo di sistema antincendio. Il Comune, proprietario dell'immobile, ha più volte ribadito di volersene sbarazzare mettendolo in vendita a oltre un milione e mezzo. Ad oggi resta lì, inagibile e chiuso.

CENTRALE FOTOVOLTAICA "ELIO 1", CUPELLO - Al confine tra Cupello e San Salvo c'è la centrale solare "Elio 1", uno dei primi impianti di questo genere in Abruzzo all'epoca in avanguardia. Di proprietà regionale, dopo quasi 30 anni dalla realizzazione, necessita di un revamping dei pannelli solari e, destino comune ad altre opere, ha conosciuto furti in serie e abbandono.
Nel 2017, l'allora sindaco Manuele Marcovecchio – oggi consigliere regionale – propose la creazione di un "Polo delle energie rinnovabili" che avrebbe dovuto comprendere anche la centrale "Elio 1". Anche il consigliere d'opposizione, Camillo D'Amico, ne chiese a più riprese un rilancio mai avvenuto.

Il castello di Carpineto SinelloCASTELLO, CARPINETO SINELLO - Chi non conosce il castello di Carpineto Sinello? Probabilmente in pochi lo hanno visto senza le impalcature che lo circondano da decenni per una ristrutturazione ferma al palo. Potrebbe essere un'attrattiva per tutta l'area del Sinello, ma la luce in fondo al tunnel di questa vicenda non ancora si vede. Il piano inferiore per qualche anno ha ospitato il Museo del maiale dedicato alla filiera della lavorazione della carne poi chiuso.
Di recente se n'è tornato a parlare con un'interrogazione della parlamentare Carmela Grippa sui fondi stanziati per la sua ristrutturazione.

PARCO AVVENTURA, CELENZA SUL TRIGNO - Finanziato con 160mila euro da  Regione Abruzzo e Comune, fu inaugurato nel luglio 2015 per essere chiuso l'anno dopo. Da allora non è stato più riaperto. A bloccarlo pare siano problemi legati alla fossa imhoff. Nell'unica estate di apertura fece registrare 600 visitatori paganti

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

Cotir abbandonato e devastato, quali sono le responsabilità della politica?

Cotir devastato, "C’erano alcune idee sul recupero, ma non hanno avuto seguito"

Il sindaco di Vasto si appella alla Regione: "Bisogna adoperarsi per una soluzione"

Una sala riunioni completamente distruttaDevastazione a desolazione. Le eloquenti immagini del reportage di zonalocale.it hanno testimoniato l'abbandono di conoscenze, professionalità, strumentazioni e immobili: milioni di euro di fondi pubblici buttati in contrada Zimarino nel "fu Cotir".
Oggi, è auspicabile, per lo meno, un recupero delle attrezzature, dei risultati delle ricerche e una migliore conservazione del patrimonio. 

Dopo la chiusura del consorzio, nel 2017, sull'area oggi in liquidazione è calato il silenzio. Alcuni dei dipendenti hanno trovato una ricollocazione in altre pubbliche amministrazioni, altri no e sono ancora in attesa delle mensilità arretrate. 

Gli alloggi dei dipendentiIn questi quattro anni non sono mancate idee sul recupero dell'area, ma non si sono mai concretizzate. A parlarne è il sindaco di Vasto, Francesco Menna: "Per quell'area avevamo pensato a un progetto di rigenerazione dei rifiuti agricoli, ma non ha avuto seguito. Ho speso i primi anni del mio mandato per questo problema e all'epoca si era pensato anche a un canile e gattile intercomunale con annesso cimitero, ma non ho mai avuto risposte. Al di là dell'investimento passato sbagliato, al di là di tutte le analisi del caso del perché è finito tutto, oggi bisogna lavorare alle soluzioni. Oggi bisogna adoperarsi per trovare soluzioni piuttosto che piangersi addosso. La Regione si impegni su questo fronte: o lo dismette, o lo si destina a uffici, si può riattivare un ente di ricerca o, ancora, pensare a progetti intercomunali per servizi al territorio".

Per quanto riguarda il destino degli ex dipendenti, Menna dice: "Noi ne abbiamo riassunto due. Mi impegnerò in futuro, se dovessero uscire dei bandi, a premiare coloro i quali hanno avuto esperienze lavorative all'intero di circuiti di consorzi pubblici".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

L’inchiesta di Zonalocale innesca un dibattito politico sul recupero della struttura di contrada Zimarino

Febbo e le rovine del Cotir: "L’unica via è quella privata. Menna in silenzio con D’Alfonso"

L’ex assessore: "Servirebbero 5-6 milioni di euro per riattivarlo"

"Qui c'è un danno erariale enorme. Ci sono macchinari buttati costati centinaia di migliaia di euro". A parlare è il consigliere regionale Mauro Febbo che con la giunta di Gianni Chiodi (2009-2014) fu anche il titolare della delega alle Politiche agricole. L'ex assessore conosce bene il Cotir, il centro ricerche per le tecniche irrigue di contrada Zimarino: un fiore all'occhiello appassito e in totale decadenza, vittima di abbandono e ladri [GUARDA IL SERVIZIO].

Tornato alla ribalta con le immagini di zonalocale.it che raccontano la devastazione e i costosi macchinari lasciati a marcire, sarebbe ora auspicabile quanto meno, la tutela del resto del patrimonio. Sull'argomento è intervenuto il sindaco di Vasto Francesco Menna che ha chiamato in causa la Regione, proprietaria del sito.

"Fino a quando ci sono stati D'Alfonso e Pepe, il Comune di Vasto non ha mosso una foglia. Quello che è successo è allucinante, sia nei confronti dei dipendenti sia per quanto riguarda l'abbandono", è la replica a stretto giro di Febbo.
Secondo l'ex assessore – che nel 2016 e 2017 ha presentato due esposti alla Corte dei conti sulla situazione di degrado – oggi servirebbero oltre 5 milioni di euro per riattivarlo "oltre al fatto di dover trovare nuovi ricercatori che nel frattempo hanno preso altre strade.

All'interno dell'ex centro di ricerca c'è l'Nmr, un macchinario per la risonanza magnetica costato svariate centinaia di migliaia di euro. La schermatura, così come il pavimento sottostante, è stata divelta e portata via. "Quella macchina non poteva essere spenta, per riavviarla poi sarebbero servite operazioni molto costose, di 50-60mila euro, invece sono state tagliate le utenze creando un ulteriore danno". 

Mauro FebboLa chiusura del Cotir è avvenuta nel 2017, durante la giunta di D'Alfonso, ma problemi e declino hanno lunga data. Su questo Febbo, assessore con Chiodi, dice: "Io i soldi glieli facevo arrivare, magari non sempre in modo puntuale, ma poi recuperavamo. Avevamo due centri di ricerca importanti che hanno dato un senso alla nostra agricoltura e un'immagine internazionale di un certo prestigio; il Cotir con il vino, l'olio e alcune tipologie di grano". 

E il futuro? Oggi il Cotir è in liquidazione, ma questo non giustiica il totale abbandono del sito di competenza di quella Regione di cui Febbo è componente di maggioranza. "Il Cotir ha minimo tre milioni di debiti – replica – e c'è tutta quell'attrezzatura... non abbiamo la bacchetta magica. Lì ci servono 5-6 milioni per farlo ripartire e il personale qualificato che nel frattempo è stato ricollocato a differenza di amministrativi e manovalanza. Impensabile farlo con i nostri fondi, quelle somme non possiamo riservarle nel nostro bilancio. È arrivato il Covid che ci sta mettendo in ginocchio ed è chiaro che tutte le risorse vengono rastrellate e indirizzate verso l'emergenza sanitaria e per il sostegno all'economia. So che ogni tanto c'è la visita di qualche imprenditore, qualcosa si può prevedere. L'unica soluzione è una gestione privata".

E la sicurezza del sito? "Lì c'è un liquidatore, che ha una responsabilità. Io cercherò di dedicarmici un po', vediamo di trovare una soluzione con lui".

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

L’ex presidente del Cotir, Amoroso, interviene nel dibattito: "Con un fondo di rotazione regionale si poteva sostenere la ricerca".

L’ex presidente Amoroso: "Fa male vedere il Cotir ridotto così. C’era una strada per proseguire"

"Con un fondo di rotazione regionale si poteva sostenere la ricerca"

"È stato brutto vedere come è ridotto il Cotir, una ferita che si riapre. Aver visto quelle immagini mi ha fatto ritornare in mente l'impegno dei dipendenti, della Regione Abruzzo per i progetti che si cercava di portare avanti, seppur con difficoltà".

Alberto Amoroso è stato presidente del cda Cotir dal 2010 al 2014, quando poi subentrò la gestione commissariale per arrivare alla definitiva chiusura nel 2017. Dopo aver visto il servizio di Zonalocale [GUARDA] sullo stato di abbandono e distruzione dell'ex centro di ricerca regionale, Amoroso ha voluto ripercorrere alcune tappe della sua gestione.

"Con la Regione avevamo trovato una possibile soluzione per continuare a portare avanti l'attività di ricerca, che negli anni ha fatto segnare risultati molto importanti. Un percorso che era a buon punto ma poi si è interrotto e non è stato più ripreso".

di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

Una proposta di recupero c’è. L’ha presentata a gennaio l’Associazione di competenze multidisciplinari

"Ex Cotir abbandonato, a gennaio l’Acm ha presentato alla Regione un’idea progetto"

La proposta dell’Associazione di competenze multidisciplinari

Vasto, contrada Zimarino: le grandi serre del Cotir devastate dai ladriUn'idea progetto per ridare vita all'ex Cotir di Vasto, il centro ricerche agricole abbandonato da anni e devastato dai ladri [GUARDA]. L'ha elaborata e presentata alla Regione Abruzzo a gennaio l'Acm, associazione di competenze multidisciplinari.

Il presidente del sodalizio, Carlo Viggiano, ha consegnato a Zonalocale una copia del documento che delinea un possibile futuro per la grande struttura di contrada Zimarino.

L'idea - "Le parole riqualificazione, recupero e riuso, animano oggi il dibattito dell’area del vastese su questioni che riguardano la rigenerazione di aree dismesse di proprietà di enti pubblici.
A tal riguardo è stato realizzato e presentato, lo scorso mese di gennaio dall'Acm di Vasto, (associazione di competenze multidisciplinari) alla regione Abruzzo un’Idea progetto sulla rigenerazione dell’area ex Cotir avendone titolo in quanto iscritta all’albo regionale quale portatrice di interessi particolari". 

"Lo scopo di questa idea progetto è quello di suggerire descrivendo le iniziative che la Regione Abruzzo può attivare, nella rigenerazione dell’intero complesso Cotir come noto abbandonato e fortemente compromesso da atti vandalici. E’ bene evidenziare che i processi di rigenerazione di aree pubbliche sono comunque caratterizzati dall’attivazione di complesse operazioni di trasformazione per le quali sono necessari lunghi tempi di realizzazione e consistenti risorse economiche. Il supporto di investitori privati semplifica notevolmente il problema perché è proprio il capitale privato a contribuire in modo concreto alla possibile realizzazione di progetti e consentire la crescita economica e occupazionale del territorio.
Tutto ciò premesso, lo studio condotto dai tecnici Acm evidenzia alcune proposte di attività per il recupero funzionale della struttura anche e soprattutto in considerazione delle finalità insite nel Recovery Fund che destina in Italia circa 70 miliardi di euro alla rivoluzione verde ed alla transizione ecologica e, in tale ambito, circa 6,3 miliardi di euro all’Agricoltura sostenibile ed alla Economia circolare".

Il frontespizio dell'idea progetto presentata dall'AcmL’idea progetto, proposta dall’Acm, si articola su diversi aspetti di possibilità di recupero dell’intera struttura mediante una serie di attività.

Agricoltura idroponica – Secondo quanto previsto dal progetto, "bisogna puntare su una delle innovative tecniche di coltura e coltivazione in serra delle piante fuori dal suolo e dalla terra. La terra viene infatti sostituita da un substrato inerte, che di solito è composto da lana di roccia, argilla o fibra di cocco", attraverso cui "la pianta viene coltivata utilizzando la tecnica dell'idroponica. In questo modo - sottolinea l'Acm, che ha studiato il caso - si ottiene il risultato di ridurre parassiti e malattie abbattendo l'uso di insetticidi ed erbicidi nonché, rispetto alle coltivazioni tipiche dei campi aperti e non poca cosa risparmiare fino al 97% di acqua".

Laboratorio metrologico - Gli spazi che erano destinati alle ricerche in materia di tecniche irrigue possono essere riutilizzati per la creazione di un laboratorio metrologico "in grado di garantire la taratura di ogni tipologia di strumentazione di qualsiasi genere di strumento/prodotto" per misurare grandezze quali "temperatura, pressione, umidità, dimensionali, masse, elettriche, tempo e frequenza".

Laboratorio test e prove – Una ampia parte della struttura potrebbe essere destinata ad ospitare un ulteriore laboratorio per eseguire test e prove su una vasta gamma di manufatti industriali ovvero ad eseguire i cosiddetti controlli non distruttivi (Cnd). Di notevole rilevanza, da questo punto di vista, è la posizione geografica della struttura che sorge proprio nei pressi del casello autostradale della A14 e che, proprio per questa peculiarità, risulta collegata agevolmente con tutto l’indotto delle zone industriali di Vasto, San Salvo, Val Sinello, Val di Sangro e Termoli nonché con il porto di Vasto che dista solo pochi chilometri. Per attivare i due laboratori metrologico e test e prove si potrebbe sempre far ricorso ad un recupero di strumentazioni inutilizzate del Parco Scientifico e Tecnologico di Chieti Scalo".

Laboratorio chimico agroalimentare - Non perdendo di vista quella che è stata la sua funzione originaria di centro di studio al servizio dell'agricoltura e, quindi, dell'alimentazione umana, ecco un altro sviluppo a portata di mano: "Un attrezzato laboratorio chimico destinato all'agroalimentare quale supporto per le aziende di produzione e di distribuzione alimentare", in cui "tecnici specializzati si occupano di analisi microbiologiche sugli alimenti al fine di fornire un valido supporto tecnico per i controlli di qualità delle aziende".

Polo culturale - Le aule didattiche e l'aula magna si prestano in via prioritaria, ma non certo unica, a istituire un possibile corso di laurea in biologia quale distacco dell'Università d'Annunzio di Pescara. Ponendo particolare attenzione alla biologia marina, vista la vicinanza della riserva marina di Punta Aderci, si potrebbero svolgere "attività formative esterne, quali tirocini ed esercitazioni in mare. La sala anfiteatro e le aule sono i luoghi giusti anche per convegni e corsi di formazione od anche master rivolti al mondo formativo europeo permettendo anche di ospitare i discendi disponendo il Cotir di trenta mini appartamenti.

"Secondo la visione del gruppo di lavoro Acm - spiega Viggiano - un’idea progetto come quella ipotizzata per il Cotir è realizzabile allorquando nasce con il presupposto di tenere nella giusta evidenza le esigenze del territorio e di non richiedere alti investimenti di natura pubblica.
Questo vuol dire che vanno ripensati i tradizionali strumenti della pianificazione territoriale, prevedendo un coinvolgimento attivo di forze economiche private che ravvisino nella iniziativa una concreta attrattività".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Nove persone risultano ancora dipendenti del Cotir, ma senza stipendio. Aspettano la sentenza di secondo grado

Cotir, 9 dipendenti lasciati nel limbo: sono ancora assunti, ma senza stipendio

La rabbia dei lavoratori senza alcuna tutela

I camici dei lavoratori del CotirL'ingloriosa fine del Cotir non riguarda solo il patrimonio lasciato a marcire sotto l'azione delle intemperie e dei raid di vandali e ladri. Parallelamente c'è la vicenda dei lavoratori, di cui alcuni ancora regolarmente assunti ma senza stipendio né contributi. 

Il declino dell'ente di ricerca di località Zimarino si è acuito nel 2014 per precipitare definitivamente nel 2017 quando, nonostante le precedenti rassicurazioni, la Regione guidata da Luciano D'Alfonso ne decretò la chiusura dopo anni di proteste dei lavoratori che in più di un'occasione salirono sul tetto dell'edificio centrale [LEGGI].

All'epoca – dopo picchi occupazionali anche di 80 unità – il Cotir contava 27 dipendenti a tempo indeterminato. L'ultimo anno è stato il più doloroso per i lavoratori letteralmente costretti ad abbandonare il posto: in inverno senza riscaldamento a causa delle utenze tagliate (le bollette non venivano pagate più da tempo), i macchinari inutilizzabili, l'invito a non presentarsi più pena il ricorso alle forze dell'ordine. La singolarità è che i dipendenti non sono stati licenziati, ma sospesi senza stipendio. Quattordici, assunti con concorso, hanno promosso un ricorso che ha dato ragione loro riconoscendo il Cotir come un ente pubblico non economico; nel prossimo mese di luglio è attesa la sentenza di secondo grado. 

I ricorrenti, nel frattempo, sono stati ricollocati in altre pubbliche amministrazioni, nel limbo restano ancora 9 persone: risultano ancora a tutti gli effetti dipendenti del Cotir, ma non percepiscono stipendio e contributi e né possono essere assunti altrove.

Oggi, dopo che la vicenda è tornata a galla col il nostro recente servizio, hanno deciso di raccontare tutta la loro rabbia: "Siamo rimasti in nove, buttati sulla strada con una sospensione illegittima. Siamo tuttora assunti, quindi accumuliamo stipendi arretrati. Non ci hanno mai licenziato perché c’è una sentenza che dice che è un ente pubblico non economico, anche se in Regione sono covinti di poterla ribaltare in secondo o terzo grado".

Questi ex dipendendi hanno deciso di non licenziarsi per non perdere il diritto di essere ricollocati in liste di mobilità pubblica: "In caso di conferma della sentenza, altrimenti, avremmo diritto solo al pregresso. Oggi molti di noi sono in forte difficoltà economica: non abbiamo diritto ad ammortizzatori sociali, né accesso a misure di sostegno al reddito perché siamo assunti. La Regione ci ha sempre rassicurato che saremmo stati risistemati, ma così non è stato. La sentenza è esecutiva, continuiamo a presentare decreti ingiuntivi, ma dal giudice non si presenta nessuno. La sospensione non è stata comunicata neanche all’Inps e i contributi sono stati pagati fino al primo dicembre 2018 quindi per noi non ci sarebbero neanche i due anni di Naspi (Indennità mensile di disoccupazione). In Regione sono sicuri di ribaltare la sentenza e dichiarare fallimento; in quel caso perderemmo tutto, anche cinque anni di stipendi arretrati".

Alcuni dei documenti lasciati negli uffici abbandonatiIn quei laboratori, oggi abbandonati al totale degrado, con centinaia di migliaia di euro di attrezzature in rovina, il Cotir ha portato avanti importanti ricerche nel settore dell'agroalimentare: "All'esterno si è sempre detto Lì gli regalano lo stipendio, ma non era così. Ogni anno i ricercatori presentavano alla Regione un piano di progetti che doveva essere approvato. Nel corso degli anni abbiamo concluso progetti nel campo delle energie rinnovabili, sui grani, l'olio, la ventricina, il peperone dolce di Altino, le foraggiere... solo per citarne alcuni. La situazione si è compromessa quando è stata chiusa l’Arssa (l'Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo) che finanziava direttamente il piano di ricerche". 

Alcuni lavoratori continuarono a frequentare il Cotir fino alla metà del 2018 per la raccolta di dati per progetti in conclusione, in quel periodo furono scoperti – e denunciati – anche i primi furti in un sito ormai già sulla via dell'abbandono. "Quando ci hanno buttato fuori, non si sono preoccupati neanche di chiudere i cancelli. Oggi solo noi lavoratori sappiamo di preciso cosa manca".

"Siamo stati abbandonati non solo dalla Regione, ma anche dai sindacati – è la conclusione amara – Hanno avuto sempre l’idea che noi non avessimo nessun diritto. Tra di noi c'è la prima assunta con 28 anni di servizio, non ha nessun diritto? Se l’ente andava chiuso perché non più economicamente sostenibile, avrebbero dovuto pagare gli stipendi e liquidarlo. Ci siamo sentiti dire in faccia che la sentenza sarà ribaltata e noi perderemo tutto, questo fa veramente male. Chiediamo che ci venga dato ciò che abbiamo maturato, poi ci possono anche licenziare".

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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