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Le Storie di Zonalocale

La scuola non si ferma

La pandemia mette a dura prova scuole e famiglie

Scuole e misure di sicurezza: nel giorno della riapertura, ’prova del 9’ per gli istituti superiori

Termoscanner, mascherine e ingressi separati tra le misure adottate

Dopo oltre 6 mesi di chiusura, questa mattina a Vasto, e in tutto l'Abruzzo, si sono riaperti i cancelli degli edifici scolastici. Tra mascherine, misure di distanziamento, banchi monoposto e termoscanner, docenti e studenti si preparano ad affrontare un anno scolastico che in molti hanno definito "particolare". Siamo andati nelle scuole superiori vastesi per capire come ragazzi e personale scolastico hanno affrontato questo primo giorno di scuola.

Ingressi ordinati e tre "totem" con termoscanner e igienizzante mani per l'accesso al Polo Liceale Raffaele Mattioli. "Sono state prese tutte le misure di sicurezza, di distanziamento e di igienizzazione dei locali – spiega la dirigente Maria Grazia Angelini – Questa mattina vivo una grande emozione, ricordo che il 4 marzo ero qui a vedere la scuola chiudersi, e oggi, sono molto emozionata nel rivedere i nostri studenti. La scuola è vita e loro sono la nostra gioia".

Soddisfatto anche il dirigente dell'IIS Enrico Mattei, Gaetano Fuiano. "Nei giorni scorsi - afferma - abbiamo fornito alle famiglie e ai ragazzi le regole di ingresso che prevedono quattro accessi separati attraverso 4 cancelli diversi. I ragazzi sono abbastanza ordinati e tranquilli e indossano le mascherine già all’ingresso, dove viene misurata anche la temperatura".

Per Anna Orsatti, dirigente del Polo Liceale Pantini-Pudente, "la priorità è stata quella del ritorno a scuola, per garantire l'attività didattica in presenza e in sicurezza a tutte le classi". E parlando delle paure per il nuovo anno aggiunge: "I timori sono quelli legati a possibili casi di positività, ma per fortuna abbiamo dei protocolli ministeriali molto chiari per gestire qualsiasi caso, qualora dovesse presentarsi all'interno della scuola. I ragazzi mi sono sembrati collaborativi e penso che possiamo guardare con fiducia a questo anno scolastico".

Protocollo di sicurezza articolato per l'Itset Filippo Palizzi. "Avremo 7 ingressi, uno riservato al personale ATA e alla presidenza, gli altri 6 riservati a studenti e docenti – spiega la dirigente, Nicoletta Del Re – Abbiamo suddiviso la scuola in aree contraddistinte da colori diversi, ognuna delle quali corrisponde ad un gruppo di classi e a ingressi e uscite".

Studenti emozionati che, come Matteo, all'ultimo anno del liceo scientifico, definiscono questo rientro "originale, perché una cosa simile non si era mai vista prima", o come Nicla, studentessa al primo anno dell'Itset Palizzi che dice: "Dopo tutti questi mesi di videolezioni, è bello tornare a scuola, e avere un dialogo con i professori, seppur mantenendo le distanze. Per noi è un'emozione molto grande perchè iniziamo un nuovo percorso". Dato incoraggiante anche quello che arriva dagli studenti pendolari. "Igienizzante sugli autobus, distanziamento nei posti a sedere e fermate ridotte per limitare gli assembramenti, devo ammettere che i trasporti sono ben organizzati", ci ha spiegato Antonio, studente di Roccavivara al 3° anno del liceo musicale.

Bilancio positivo per il primo giorno di questa "nuova era" della scuola, nonostante qualche studente "intrepido" senza mascherina subito richiamato all'ordine dai presenti. Tante le regole da rispettare all'interno degli istituti, ma ragazzi e personale attenti all'osservanza di norme entrate a far parte della quotidianità scolastica.

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di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

Dopo poco di più di mese di lezioni in presenza, negli istituti superiori torna la Dad; all’ordinanza del presidente del consiglio, fa seguito quella del governatore della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: lezioni da remoto al 100%. Doccia fredda per i dirigenti degli istituti che avevano messo in campo tutte le misure per garantire la sicurezza degli studenti.

Scuole superiori, torna la dad: per gli istituti tecnici difficile garantire attività di laboratorio

La scuola non si ferma - I dirigenti: "Al lavoro per sostenere gli studenti"

Rientro a scuola all'IIS Mattei (foto di repertorio)A poco più di un mese dalla prima campanella, per gli studenti abruzzesi torna la didattica a distanza. Al decreto del 24 ottobre del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che prevedeva il ripristino della teledidattica al 75%, ha subito fatto seguito l'ordinanza del presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha disposto le lezioni da remoto al 100% per gli studenti delle scuole superiori.

Una doccia fredda per i dirigenti dei 4 istituti di Vasto che nei mesi scorsi avevano "messo in campo - dichiarano - tutte le misure preventive per garantire il rientro degli alunni in totale sicurezza".
"Lezioni a distanza, ma scuole aperte per rispondere alle esigenze di studenti e docenti – affermano i presidi Maria Grazia Angelini, Nicoletta Del Re, Gaetano Fuiano e Anna Orsatti -. C'è un grande lavoro di organizzazione, la scuola non si ferma".

Ripristinate dunque, le modalità di insegnamento da remoto, con gli istituti che hanno messo a frutto l'esperienza maturata nel corso del lockdown della primavera scorsa, sebbene persistano alcune criticità, come quelle evidenziate da Gaetano Fuiano e Nicoletta Del Re, dirigenti dell'IIS Mattei e dell'ITSET Palizzi, in merito alle attività di laboratorio che, con l'insegnamento a distanza, non possono essere garantite. "Per il momento sta andando bene, anche perché avevamo già rodato la macchina dalla precedente esperienza – afferma il professor Fuiano -. Le modalità sono le stesse, gli insegnamenti vengono impartiti attraverso lezioni sia sincrone, quindi in diretta o in video conferenza, sia asincrone, mettendo a disposizione dei ragazzi il materiale didattico. Purtroppo abbiamo grandi difficoltà in quelle materie che presuppongono un'attività di laboratorio – spiega - per questo motivo abbiamo chiesto, anche tramite le associazioni dei presidi e alla Regione, di mandarci dei chiarimenti in merito. Come scuole stavamo gestendo l'emergenza molto bene, ma abbiamo pagato pegno per la mancanza di gestione delle criticità in alcuni settori collaterali ma indispensabili, come ad esempio quello dei trasporti, che potevano essere preventivate".

"I cancelli sono chiusi, ma la scuola resta aperta come sistema di formazione per garantire nel migliore dei modi il diritto costituzionale all'istruzione – aggiunge la professoressa Del Re -. La didattica a distanza al 100% di certo danneggia molto gli istituti tecnici in cui la didattica laboratoriale costituisce il perno attorno a cui facciamo girare il resto. Speriamo che ci venga data almeno la possibilità di organizzare delle presenze, seppur ridotte, ma consentite per le attività di laboratorio. Quello dello scorso anno scolastico è stato un banco di prova, che ci ha fornito gli elementi per partire subito con le lezioni da remoto; inoltre, da un monitoraggio che sto facendo sulle presenze degli alunni alla didattica a distanza, posso dire che i ragazzi stanno partecipando alle lezioni. Quello che dovremo valutare sarà il buco formativo, cioè cosa riusciremo veramente a perseguire con questa modalità di insegnamento".

Lezioni a distanza riprese immediatamente. "Adesso parliamo di didattica digitale integrata – precisa Anna Orsatti, dirigente del Polo liceale Pantini-Pudente - cioè come forma complementare dell'attività in presenza, che ovviamente speriamo di riprendere presto. Le scuole hanno già approvato un regolamento interno per la didattica digitale integrata che si rifà alle linee guida ministeriali e che ogni istituto ha poi declinato nella sua autonomia in base ai propri bisogni, esigenze e peculiarità". Modalità a cui dirigenti e docenti erano già preparati in vista del possibile ripristino parziale della dad. "Si è parlato di didattica digitale integrata già da settembre, dall'apertura delle scuole – sottolinea Maria Grazia Angelini, preside del Polo liceale Raffaele Mattioli – quando era prevista una duplicità di azione didattica, legata all'attesa degli esiti di eventuali tamponi".

"C'è maggiore consapevolezza di quelle che sono state le criticità – dichiara la professoressa Angelini - quindi partiamo con dei presupposti più chiari e anche i docenti sono più consapevoli dell'agire da mettere in atto. È importante sostenere i ragazzi, la comunità scolastica e i docenti per il lavoro egregio che ogni giorno compiono. Purtroppo non è semplice, e la didattica a distanza è ben diversa rispetto a quella in presenza, ci sono tanti fattori che vengono meno. Speriamo di poter tornare presto a vivere le scuole che ci siamo prodigati ad organizzare sotto tutti gli aspetti".

"Abbiamo fatto tesoro dell'esperienza dello scorso anno – afferma la professoressa Orsatti - e avendo già le piattaforme attive, gli account degli alunni e dei docenti, siamo riusciti a partire non appena l'ordinanza regionale ha previsto la didattica a distanza al 100%. Stiamo facendo il massimo e i ragazzi sanno che la scuola è sempre aperta all'ascolto".

di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

Inclusione e digital divide: con la didattica digitale integrata, tornano le difficoltà legate alle lezioni da remoto. Tra problemi di connessione, assenza di dispositivi digitali e necessità di inclusione degli studenti fragili, le soluzioni dei dirigenti scolastici per affrontare le sfide della Dad

La scuola non si ferma: lezioni in presenza per i più fragili e pc in comodato d’uso

Inclusione scolastica e digital divide: così le scuole affrontano le sfide della dad

È difficile parlare di didattica digitale senza pensare a quelle che sono le problematiche connesse a questo particolare metodo di insegnamento. Alle eventuali difficoltà formative legate all'assenza di relazione tra studenti e docenti e tra i ragazzi nel gruppo classe, si aggiungono anche quelle relative al divario digitale e all'inclusione degli studenti che necessitano di lezioni frontali con gli insegnanti. Problemi che i dirigenti degli istituti superiori di Vasto hanno affrontato insieme a docenti e famiglie per cercare di trovare le soluzioni più adeguate.

CONNETTIVITÀ - Quella del cosiddetto "digital divide" o divario digitale, ossia il divario esistente tra chi ha accesso a computer e internet e chi ne è escluso, è sicuramente una tematica da sviscerare quando si parla di didattica digitale. In quest'ambito, due delle difficoltà più evidenti sono i problemi legati alla connessione (in particolare nelle aree interne, che presentano scarsa copertura Internet) e l'effettiva assenza di dispositivi digitali. Problema, quest'ultimo, che le scuole si sono preparate ad affrontare assegnando in comodato d'uso computer portatili e tablet agli studenti che ne sono sprovvisti.

"Abbiamo già ricevuto alcune richieste per il comodato d'uso – spiega Maria Grazia Angelini, dirigente del Polo liceale Mattioli – In alcune famiglie ci sono più figli in età scolare, e non sempre è possibile avere un dispositivo per ciascuno di loro. La scuola va quindi incontro a queste necessità. I ragazzi stanno vivendo un momento molto particolare che nessuno di noi si aspettava di vivere e quindi il nostro sostegno a loro e a tutta la comunità scolastica è indispensabile".

Anche l'Iis Mattei è pronto a garantire il proprio supporto agli studenti: "Stiamo facendo un monitoraggio dei ragazzi che potrebbero avere la necessità di avere in comodato d'uso degli strumenti tecnologici – dichiara il preside Gaetano Fuiano -. Per il momento non ci sono state problematiche relative alla connettività, anche perché abbiamo iniziato da poco, ma ci stiamo già attivando per fare un monitoraggio presso le famiglie ed intervenire a supporto qualora dovessero esserci necessità anche rispetto alla connessione dati".

"I ragazzi che avevano qualche difficoltà con i loro dispositivi hanno già fatto richiesta e sono venuti a prendere i computer portatili a scuola – afferma Anna Orsatti, dirigente del Polo liceale Pantini-Pudente - Non abbiamo ancora ricevuto richieste per quanto riguarda l'ampliamento della connettività, ma già dalla scorsa esperienza di dad, abbiamo riscontrato che la maggior parte dei ragazzi ha un buon numero di giga da sfruttare e che, con un utilizzo equilibrato delle attività didattiche sincrone e asincrone, riescono a lavorare. Gli studenti sanno però, che laddove dovessero esserci delle difficoltà, possono chiedere aiuto e sostegno alla scuola. Stiamo cercando di garantire il massimo supporto anche ai docenti che hanno difficoltà di connessione a casa, dando loro la possibilità di venire a scuola e di lavorare da qui".

Anche l’ITSET Palizzi porta avanti il percorso intrapreso la primavera scorsa. "Continuiamo con il comodato d'uso che avevamo già attivato nei mesi del precedente lockdown – sostiene la dirigente Nicoletta Del Re -. I ragazzi che hanno difficoltà possono fare domanda per ottenere i device. Abbiamo già consegnato alcuni computer, e stiamo iniziando il secondo 'round' di assegnazione per andare incontro alle necessità degli studenti sprovvisti di dispositivi".

INCLUSIONE SCOLASTICA - A tenere banco, anche il tema dell'inclusione degli studenti più fragili, inclusione che nella didattica a distanza potrebbe venir meno, mancando per gli alunni sia il contatto diretto con i docenti, sia la relazione con i compagni di classe. Lo stesso decreto della Regione Abruzzo, così come quello ministeriale, prevede che la didattica in presenza "continui ad essere effettuata a vantaggio degli alunni a vario titolo portatori di disabilità, ovvero in ragione di riconosciuta condizione di necessità". Fondamentale dunque garantire, come previsto anche dai decreti, la possibilità di tenere lezioni in presenza per gli studenti portatori di disabilità o con particolari esigenze. Tematica che i dirigenti scolastici hanno affrontato con i docenti e le famiglie degli alunni.

Per garantire l'inclusione degli studenti più fragili, la dirigenza del Polo liceale Mattioli ha "contattato i genitori lasciando loro libertà di scelta: alcune famiglie hanno richiesto di continuare con la dad, altre hanno preferito le lezioni a scuola – afferma la preside - Alcuni studenti con disabilità, iscritti all’indirizzo musicale, hanno invece fatto una doppia scelta: la mattina seguono le lezioni da casa e il pomeriggio vengono a scuola per seguire la lezione di strumento che non è semplice da impartire a distanza, è una sorta di didattica laboratoriale. In questo momento siamo esecutori delle volontà ministeriali e regionali e facciamo in modo che i ragazzi ne risentano il meno possibile. C'è massima apertura da parte nostra e naturalmente gli studenti sono affiancati non solo dagli insegnanti di sostegno, ma da tutti i docenti del consiglio di classe. In questo modo cerchiamo di conservare nei limiti del possibile e della normativa il concetto di inclusione".

Incontro con i docenti di sostegno per il dirigente dell'IIS Mattei dove, fino ad ora, non si registrano richieste in merito alla didattica inclusiva. "Con gli insegnanti di sostegno, ho verificato la necessità di garantire anche attività in presenza per alcuni studenti. Grazie ai docenti potremmo attivare un supporto anche in presenza così come previsto dall’ordinanza regionale. Per il momento non abbiamo ancora ricevuto richieste di questo genere da parte delle famiglie, però presuppongo che avremo qualche situazione da gestire".

“Come previsto anche dall’ordinanza – sottolinea la preside del Polo liceale Pantini-Pudente - abbiamo dato la possibilità ai ragazzi con disabilità o con particolari necessità di poter seguire in presenza le lezioni con gli insegnanti di sostegno o con gli altri docenti della classe. Abbiamo contattato le famiglie degli studenti, e c'è stato chi ha scelto di seguire a distanza e chi ha approfittato dell'opportunità di lavorare in sede. I ragazzi le cui famiglie hanno scelto la presenza a scuola hanno già ripreso la frequenza; gli studenti vengono a scuola con gli insegnanti di sostegno e si collegano con la classe se i compagni stanno svolgendo delle attività sincrone, oppure fanno approfondimento personalizzato sul lavoro svolto insieme ai docenti. I ragazzi sono molto sereni e tranquilli, seppur con il dispiacere di non poter essere fisicamente con i compagni, ma stiamo facendo davvero tutti il massimo".

Incontro con le famiglie anche per l'ITSET Palizzi. "Nei giorni scorsi – spiega la dirigente – ho convocato i genitori degli studenti più fragili, per proporre loro alcune strade percorribili per permettere ai ragazzi di accedere alla didattica in presenza". Didattica che sarà somministrata mediante le due alternative che hanno raccolto più consensi da parte dei genitori. "In base a quanto scelto dalle famiglie – dichiara – alcuni studenti seguiranno lezioni in presenza con il docente curricolare, l'insegnante di sostegno e, laddove previsto, anche la figura dell’assistente educativo; altri invece continueranno la didattica a distanza con supporto pomeridiano allo studio con i docenti di sostegno che hanno messo a disposizione alcune delle loro ore. Modalità, quest’ultima, che avevamo già sperimentato durante lo scorso lockdown e che ha funzionato".

 

di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

Alla vigilia della riapertura delle scuole, sono ancora tanti i docenti fragili a non aver ricevuto la prima dose del vaccino anticovid. La testimonianza di un’insegnante che chiede chiarezza alle istituzioni.

"Noi, docenti fragili ancora in attesa del vaccino, prima del rientro in classe chiediamo chiarezza"

La testimonianza di un’insegnante alla vigilia della riapertura delle scuole

Docenti e lavoratori fragili ancora in attesa della chiamata per la vaccinazione anticovid. Alla vigilia del rientro in classe per studenti e professori, in molti lamentano un ritardo nella somministrazione del vaccino richiesto ormai da mesi.

A denunciare la situazione Mirella Fiori, docente dell'Istituto econonomico e tecnologico Palizzi di Vasto che, spiega, "mi sono iscritta per il vaccino per i soggetti fragili il 19 gennaio, e non avendo ricevuto risposta, ho fatto richiesta anche come insegnante, ma nulla. Adesso ho paura di rientrare dopo le vacanze pasquali, con la variante inglese sempre più attiva tra i giovani, e non vorrei essere costretta a mettermi in malattia, considerando che, fortunatamente, sto bene. Vorrei sapere quali sono i criteri che stabiliscono l'ordine di vaccinazione, visto che quasi il 90% del personale scolastico si è vaccinato, mentre io, pur essendo un soggetto fragile, aspetto una risposta da tre mesi. Chiedo chiarezza prima di rientrare, sia per me che per tutti i colleghi con patologie e ancora in attesa del vaccino".

Problema che la professoressa Fiori ha comunicato anche al sindaco Francesco Menna che, racconta la docente, "si è reso disponibile per segnalare la situazione alla Asl. Credo molto nel lavoro che faccio – aggiunge - e vorrei tornare a farlo. Mi chiedo a chi devo rivolgermi affinché la mia richiesta venga presa seriamente in carico, perché questa situazione di incertezza mi sta destabilizzando".

di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

Nel giorno della ripartenza, anche gli studenti tornano tra i banchi. Tommaso Bucciarelli, studente dell’IIS Mattei, racconta i pro e i contro di un anno scolastico "ibrido".

In Abruzzo la scuola torna in presenza. "La dad funziona, ma pesa stare soli e lontani dai compagni"

La ripartenza - Parla Tommaso Bucciarelli, studente dell’IIS Mattei di Vasto

Vasto. L'Istituto d'istruzione superiore MatteiLa "ripartenza" dell'Italia ha una data, quella di lunedì 26 aprile: riaperture, seppur limitate, di bar e ristoranti, spettacoli all'aperto e più libertà negli spostamenti, sono alcune delle misure previste dall'ultimo decreto legge del governo Draghi.

Decreto che guarda anche alla scuola, che riapre le porte per gli studenti degli istituti superiori: in zona gialla o arancione, attività in presenza garantita ad almeno il 70% degli studenti fino ad arrivare al 100%. In zona rossa, didattica in presenza assicurata fino a un massimo del 75% degli alunni. Per gli studenti abruzzesi, con la Regione che da lunedì si tinge di giallo, è arrivato il momento di tornare tra i banchi

Tommaso Bucciarelli, studente del quinto anno al liceo delle scienze applicate dell'Istituto d'istruzione superiore "Enrico Mattei" di Vasto, ha parlato a Zonalocale di questo anno scolastico "ibrido", vissuto un po' in presenza, un po' in didattica digitale integrata, tra aspettative per la ripresa e progetti per il futuro.

L'intervista:

di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

Il giorno della ripartenza: gli studenti tornano tra i banchi. La Dad presto sarà solo un ricordo, Laura Oliva, insegnante di Lettere, racconta le difficoltà di quest’ultimo anno.

"In didattica a distanza si fatica a mantenere vivo il desiderio e a concentrarsi"

La ripartenza - Laura Oliva, insegnante di Lettere: si torna in classe con prudenza

Laura OlivaLaura Oliva, insegnante di Lettere all'Istituto d'istruzione superiore Mattei di Vasto. Cosa significa tornare in presenza?

"Tornare in classe, al di là dei facili sentimentalismi, è, per me, tornare al lavoro che ho scelto. La scuola è fatta di atmosfera, di vite che si intrecciano, di traguardi, di sconfitte. Ha poco a che fare con la freddezza di uno schermo: è partecipazione, condivisione. In una parola è empatia. È il luogo che sfida le leggi di mercato: posso dare agli altri quello che so senza impoverirmi, anzi... mi arricchisce sapere che chi riceve ha fatto buon uso del mio dono".

Quali sono i lati negativi e quelli positivi (se ce ne sono) della didattica a distanza?

"La didattica a distanza è strumento valido per chi la sceglie consapevolmente. Se desidero seguire un corso di mio interesse, farlo da casa può essere un vantaggio. È una possibilità che, per un adulto, può di sicuro trasformarsi un una opportunità. Uno studente ha bisogno di altro: non sceglie la scuola soltanto perché si è appassionato ad alcune discipline. Sceglie la vita lungo i corridoi, le chiacchiere con il compagno di banco, sceglie il confronto con i suoi insegnanti. La didattica a distanza ci ha concesso di riempire i vuoti scolastici a cui questo lungo anno pandemia ci ha costretti, ma non si illude di aver sostituito il fare scuola".

È vero che nella didattica a distanza gli studenti tendono a distrarsi maggiormente?

"Le telecamere spente che ci restituiscono su uno sfondo grigio i nomi dei nostri alunni sono un segnale palese di assenza, i rifiuto, non di distrazione. In classe si può abbandonare l'aula con la testa senza che qualcun altro se ne avveda. Distrarsi è desiderio di andare altrove in ogni caso, di cambiare direzione. In Dad si fa fatica a mantenere vivo il desiderio, a trovare stimoli efficaci. Paradossalmente proprio perché non si è distratti da nulla, è difficile concentrarsi. I ragazzi reclamano ascolto ed è bastata questa settimana passata con loro per ristabilire legami, per provare ad annullare le distanze".

Il governo ha fatto una parziale marcia indietro sul ritorno in classe al 100 per cento. Secondo lei, far tornare tutti a scuola indipendentemente dai dati sulla pandemia sarebbe stato rischioso in termini di contagio?

"Sono felice che questa volta abbiano messo la salute delle persone davanti alle questioni della politica. Si sono commessi tanti errori e tanti, forse, ne faremo. Per quello che abbiamo avuto dino ad ora, già tornare a scuola al 50 per cento ci sembrava un regalo, una fortuna per cui essere grati. Forzare la mano sarebbe stato imprudente. E, nella precarietà in cui siamo, siamo stufi d'imprudenze e di imposizioni dall'alto da parte di chi sembra non avere la ben che minima percezione di che voglia dire riunire in un unico edificio centinaia e centinaia di alunni dalle provenienze più disparate. La scuola può anche essere un luogo sicuro grazie agli sforzi di tutti, ma non possiamo gestire con leggerezza ciò che gira attorno, né possiamo scommettere sulla condotta di molti ragazzi una volta fuori dai cancelli. Limitare la presenza a scuola è un modo per non congelare, ancora una volta, le nostre speranze; non azzardare soluzioni populistiche tralasciando buonsenso e bene comune, è l'unico modo che abbiamo per affrontare la realtà senza cercare scorciatoie".

In questo periodo ha attuato iniziative interessanti, come quella delle spillette contro i luoghi comuni. Ce ne vuole parlare?

"Ho continuato a fare scuola nonostante i mezzi fossero cambiati, nonostante i luoghi non fossero quelli consueti. In alcuni casi ci si può riuscire, in alcune situazioni di deve perlomeno tentare. Nella prima devastante ondata di marzo scorso, con i ragazzi della quinta chimica del Mattei, il discorso era diverso: dovevano riuscire a trovare un finale diverso, rispetto a quello che si stava profilando, ai cinque anni passati insieme e ci siamo inventati Quorintana. Le parole che ci scrivevamo tutte le sere ci hanno sorretto e tenuti uniti, hanno dato un senso al nostro andare, trasformandosi in una raccolta fondi per il reparto Malattie infettive dell'ospedale di Vasto a cui tutta l'Italia ha partecipato con donazioni da ogni regione. 

Le cose ora sono state diverse: ho tentato di sfruttare al meglio le risorse che la didattica digitale integrata può fornire, senza cambiare il modo di fare scuola. Non amo che si proceda per compartimenti stagni, che anche la nuova società si lasci inglobare da pregiudizi e stereotipi: tutto sta nel non continuare a commettere errori proverbiali. Con gli alunni della seconda B Liceo scienze applicate abbiamo cercato di aprire gli occhi ad un nuovo sentire e siamo partiti dai proverbi più discriminatori per abbattere, attraverso di essi, concezioni desuete che continuano ad impedire all'essere umano di potersi dire sensatamente tale. La creatività dei ragazzi è una miniera inesauribile che fa ben sperare e guardare al dopo con ottimismo: la speranza è il pane dei poveri? No, consideriamolo un altro errore proverbiale. Mai come ora suona meglio così: la speranza è il pane quotidiano di tutti".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Si torna a scuola in presenza, ma non tutti sono d’accordo sulla distribuzione delle ore di lezione

Scuola Paolucci, la settimana corta preoccupa i genitori: "Con meno ore, a rischio la formazione"

La preside: "Gli alunni non perderanno nulla, l’azione didattica sarà più incisiva"

Ad una settimana dalla riapertura delle scuole, e del ritorno in presenza dopo le restrizioni che hanno scandito gli ultimi due anni scolastici, tornano al centro della scena i problemi organizzativi che gli istituti di Vasto si trovano a fronteggiare alla ripresa delle attività didattiche.

Oggetto del contendere, in particolare, è l'orario settimanale degli alunni delle scuole medie Paolucci: settimana corta, dal lunedì al venerdì, con ingresso alle 8 e uscita alle 13, per un totale di 25 ore settimanali, contro le 30 previste. È quanto lamentano alcuni genitori "preoccupati e arrabbiati" per la scelta dell'Istituto che, affermano "non ha tenuto conto dei risultati di un sondaggio, in cui si domandava ai genitori se fosse più utile, tenendo conto delle esigenze delle famiglie, un tempo scuola dalle 8 alle 13 compreso il sabato, oppure un tempo scuola dalle 8 alle 14 escluso il sabato. Tra le scelte non c'era quindi nessun accenno ad un taglio di ore - spiegano -. La maggior parte dei genitori ha scelto l'orario 8-13 compreso il sabato. Il 10 settembre ci è stato comunicato che il tempo scuola sarebbe stato quest'ultimo, ma senza il sabato, poiché le classi che sono state trasferite all'interno dell'Istituto Gabriellini, avrebbero avuto dei problemi all'entrata e all'uscita a causa del mercato di viale D'Annunzio". Da qui i tanti interrogativi dei genitori dei giovani alunni, preoccupati per "l'ingiustizia educativa" che i loro figli rischiano di subire, e per le "ore di scuola che i ragazzi perderanno, dovendo svolgere i programmi in un periodo di tempo limitato". Proteste dei genitori che si accompagnano però ad alcune proposte da fare all'Istituto: "sabato con lezioni in didattica a distanza, due giorni di tempo prolungato o due rientri pomeridiani".

Contattata da Zonalocale, a rispondere alle preoccupazioni dei genitori e a garantire che "gli alunni non perderanno ore di scuola", è la dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo Paolucci-Spataro, Sandra Di Gregorio. "Abbiamo già valutato la possibilità di recupero con varie attività, come ho comunicato ad alcuni genitori che sono venuti a chiedere spiegazioni – afferma -. Purtroppo ci sono diversi problemi oggettivi per poter mantenere l'orario prolungato, i principali riguardano gli spazi, questione che ci ha portato insieme all'amministrazione comunale, a decidere di collocare dieci classi della Paolucci nella struttura degli ex Gabriellini, la carenza di collaboratori scolastici nella sede distaccata e i problemi di traffico per raggiungere la sede dei Gabriellini, principalmente legati alla presenza del mercato del sabato mattina, problemi che affliggerebbero 10 delle 30 classi della scuola media. Inoltre, dopo il lockdown e limitazioni dovute alla pandemia, le attività in presenza risultano ancora più pesanti per i ragazzi, che spesso arrivano stanchi alla sesta ora, che si trasforma in un'ora di stanchezza, più che di apprendimento. Queste cause di forza maggiore mi hanno portata a questa decisione, che ho preso in parte a malincuore, ma renderà la didattica più 'snella', farà in modo che i ragazzi non perdano niente, e permetterà di evitare ritardi e disagi".

E sulle modalità per recuperare le ore aggiunge: "Insieme ai docenti della scuola media, abbiamo pensato di rendere queste ore più funzionali con attività progettuali e laboratori da fare anche in compresenza con i docenti, in modo che le lezioni risultino didatticamente più valide. Tra le possibilità valutate c'è anche quella di un possibile recupero che potrebbe essere nei pomeriggi. In questo caso il problema più grande da risolvere sarebbe quello dei trasporti, la cui organizzazione è stata sempre molto complessa. Gli studenti e i loro genitori non devono temere nulla perché non perderanno niente e renderemo più incisiva, più efficace ed efficiente l'azione didattica".

di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

Col trascorrere delle settimane, aumentano i casi di Covid-19 nelle scuole. Insegnanti di Vasto chiedono di riaprire la postazione drive through

"Contagi a scuola, almeno non mandateci a Lanciano per un tampone molecolare"

Docenti protestano: "Asl, misure insufficienti per evitare contagi a scuola"

(foto di repertorio)"Almeno ci facciano fare i tamponi molecolari a Vasto, invece di farci andare fino a Lanciano". Alcuni docenti vastesi contattano Zonalocale per segnalare due paradossi. Il primo riguarda la normativa nazionale sul Green pass: il passaporto vaccinale viene chiesto ai professori mentre non è obbligatorio per gli studenti, tra cui si stanno verificando, già da settimane, diversi casi di contagio. Il secondo è che a Vasto, la seconda città della provincia per numero di abitanti, non c'è più una postazione pubblica per i tamponi molecolari dopo la chiusura del drive-through di via don Lorenzo Milani. Il luogo più vicino in cui potersi sottoporre al test è Lanciano.

Ma c'è un terzo problema, quello che preoccupa maggiormente. In queste settimane, segnalano i docenti, alcuni studenti sono risultati positivi al Covid dopo l'antigenico (tampone rapido), quindi hanno dovuto ripetere il controllo col molecolare  per avere la certezza della diagnosi. "Nel frattempo, però - ed è questo l'altro paradosso segnalato dai professori - i compagni di classe possono continuare ad andare a scuola, col rischio di ulteriore diffusione del contagio. Inoltre - dicono - viene prescritto il test solo ai contatti stretti, ignorando il fatto che comunque i ragazzi mantengono rapporti interpersonali anche al di fuori della scuola, quindi è assurdo pensare di prescrivere il controllo diagnostico solo a coloro che in aula sono seduti nelle vicinanze di chi è risultato positivo".

Due le richieste rivolte alla Asl provinciale: adottare misure più stringenti e "almeno darci la possibilità di fare il tampone a Vasto, senza doverci rivolgere, frequentemente e a pagamento, a strutture private, oppure dover andare ogni volta a Lanciano".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Gli insegnanti tornano a contattare Zonalocale per raccontare i disagi che vivono in questo periodo

Vasto senza drive through per tamponi molecolari, nuove proteste

Postazione pubblica chiusa il 9 luglio, per fare il test bisogna andare a Lanciano

Vasto. Il drive through è stato attivo dal 14 gennaio al 9 luglioIl nuovo grido d'allarme arriva da una docente di scuola materna. Il problema è lo stesso segnalato da alcuni professori delle superiori: andare ogni volta da Vasto a Lanciano per sottoporsi a un tampone molecolare. Il rischio è di far rimanere classi scoperte.

Aperto il 14 gennaio con personale di carabinieri e Asl [LEGGI], il drive through di via don Lorenzo Milani ha fornito per mesi tamponi grauiti a tutti coloro che ne avessero bisogno, soprattutto nello scorso inverno, quando in città si è arrivati ad avere oltre mille persone in isolamento.

Terminato il 9 luglio [LEGGI], quell'utile servizio non è stato più rimpiazzato. Un problema soprattutto per coloro che, per motivi di lavoro, ogni giorno hanno numerosi rapporti interpersonali. A cominciare dagli insegnanti che, a seconda dei casi, si trovano costantemente a contatto con alunni al di sotto dei 12 anni quindi non vaccinabili in base alle norme in vigore, oppure, al di sopra di quella fascia di età, lavorano in classi in cui è vaccinata solo una parte degli studenti.

"A noi - hanno sottolineato ieri i docenti di scuola superiore che si sono rivolti a Zonalocale - è richiesto il Green pass, mentre agli studenti no. A che serve far osservare rigidi protocolli agli insegnanti, che devono anche andare a Lanciano per fare il tampone ogni volta che si verifica un caso di Covid in una classe, se poi per i ragazzi non sono previste regole simili, visto che, in caso di contagio, viene imposto il tampone solo ai vicini di banco dei contagiati? [LEGGI]".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

I contagi tornano ad aumentare in città. Molti si sono sviluppati in ambito familiare. Nei due mesi trascorsi dal ritorno in classe, già diverse classi sono state in quarantena

Contagi, torna lo spauracchio della Dad: da inizio anno diverse classi sono già state in quarantena

In città si torna a chiedere la riapertura del drive through

(foto di repertorio)Torna lo spauracchio della Dad. Diverse classi delle scuole di Vasto, nei primi due mesi di lezione, hanno dovuto già fare ricorso temporaneamente alla didattica a distanza. Con i conseguenti problemi di apprendimento che già si erano verificati durante il lockdown della primavera del 2020 e, nei mesi scorsi, viste le restrizioni che hanno accompagnato l'anno scolastico 2020-2021. 

Continuano i disagi per docenti e studenti a seguito dei casi di Covid-19 diagnosticati di recente. Dopo le notizie pubblicate la scorsa settimana, una nuova segnalazione è arrivata a Zonalocale da insegnanti di istituti superiori. Raccontano di aver ricevuto dalla Asl comunicazioni circa la necessità di osservare la quarantena alla vigilia delle festività di Ognissanti, per le quali il ministero della Pubblica istruzione ha disposto due giorni liberi per professori e ragazzi.

Dopo gli ultimi casi, alcuni docenti hanno deciso di sottoporsi a un tampone molecolare per verificare se sono stati contagiati. Hanno dovuto farlo a pagamento, al costo di 55 euro, perché a Vasto è stato chiuso il 9 luglio il drive through, la postazione pubbblica in cui era possibile fare il test diagnostico del Sars-CoV-2. Perciò bisogna andare a Lanciano, oppure rivolgersi a strutture private pagando cifre anche superiori a 50 euro.

A Vasto, in totale, sono state 33 le persone contagiate negli ultimi tre giorni, molte delle quali in ambito familiare. 

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Intanto si allungano i tempi per l’adeguamento della scuola Ritucci Chinni. I prezzi dei materiali sono molto aumentati da quando c’è il bonus 100 per cento

Scuola Ritucci-Chinni, lavori costano di più: "Pilastri da fasciare". Famiglie chiedono tempi certi

Bosco: "Variante necessaria perché sono cresciuti i prezzi dei materiali"

Vasto. La scuola Ritucci ChinniAumentano i costi dei lavori di adeguamento statico della scuola primaria Ritucci-Chinni di Vasto. La Giunta municipale ha infatti approvato una variante in corso d'opera, che costerà 156mila euro, già previsti in bilancio, per far fronte a un problema evidenziato dagli interventi sui muri perimetrali. 

Nei giorni scorsi a Zonalocale sono giunte segnalazioni dai familiari di alcuni alunni. Le famiglie lamentavano uno stop ai lavori e ribadivano il disagio di dover portare i loro figli nelle sedi provvisorie, l'ex istituto professionale Salesiani-Don Bosco e i locali della parrocchia di San Marco.

"La delibera relativa alla perizia di variante - risponde l'assessora all'edilizia scolastica, Anna Bosco - è dovuta a costi sopraggiunti non prevedibili al momento della redazione del progetto, per questo c'è stato qualche giorno non di stop, ma di rallentamento, che purtroppo comporterà ancora un pochino di ritardo", perché "ci sono delle fasciature da fare intorno ai pilastri della scuola, per cui si sono resi necessari una nuova fornitura di ferro e l'approvvigionamento di altro materiale, con la conseguenza di dover far fronte ai costi dei materiali che, come sappiamo, con l'emergenza che stiamo vivendo, stanno dando non pochi problemi nei cantieri".

La riapertura della Ritucci-Chinni è uno degli obiettivi che il sindaco, Francesco Menna, anche in occasione della presentazione della nuova Giunta, ha fissato per i primi cento giorni del suo secondo mandato appena iniziato. "Faremo in tempo in tre mesi? Io credo di sì", dice Anna Bosco.

Il documento - Gli interventi, progettati dall'architetto Ettore Licursi, vengono eseguiti dalla Co.Ge.Co. costruzioni e appalti srl per un importo di 332mila euro e 934 centesimi. Però "nel corso di esecuzione dei lavori di adeguamento statico della muratura perimetrale - si legge nella delibera di Giunta del 28 ottobre - si è manifestata la necessità di introdurre talune modifiche alle previsioni progettuali originarie", di qui la variante "che non comporta modifiche sostanziali ed è motivata da esigenze derivanti da circostanze sopravvenute che erano impreviste e imprevedibili".

L'impresa ha riscontrato "una non perfetta linearità degli elementi portanti", è scritto nella delibera. "Ciò ha comportato, al fine di garantire la perfetta aderenza dei profilati in acciaio alla sottostante muratura, la previsione di un utilizzo di un notevole maggiore quantitativo di malta". "Inoltre, nel corso della rimozione dell'intonaco, è stato rilevato esistente danneggiamento di taluni dei blocchi portanti in laterizio, che comporta inevitabilmente il fluire di ingenti quantitativi di malta internamente agli stessi". Per questo si è resa "necessaria la rimozione di un quantitativo superiore di piastrelle rispetto a quanto previsto in progetto. Pertanto, per ripristinare ed uniformare esteticamente la pavimentazione si rende necessario adottare un maggiore quantitativo di nuove piastrelle".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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