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Le Storie di Zonalocale

La Pasqua nella Vasto di un tempo

Per il secondo anno, festività pasquali limitate dalla pandemia. Con Francescopaolo D'Adamo torniamo alla Pasqua vastese di un tempo. E aggiungiamo una galleria fotografica sulla bellezza di Vasto in questi giorni di primavera

Quant’è bella Vasto a primavera: colori luminosi e mare limpido. Così vi auguriamo buona Pasqua

Feste pasquali 2021: la bellezza

Un'altra Pasqua a distanza. Come lo scorso anno, anche oggi la trascorriamo senza poter uscire di casa per scambiarci di persona auguri e sorrisi. A pranzo solo con i familiari e niente Pasquetta in compagnia. 

Noi di Zonalocale vogliamo farvi gli auguri a modo nostro: con una galleria fotografica che racconta quant'è bella Vasto a primavera e che vuole essere un auspicio di ritorno alla vita.

Nei giorni scorsi abbiamo scattato queste foto approfittando di quell'anticipo d'estate che la fine di marzo ha voluto regalarci con tutto il suo corollario di colori luminosi. E con l'Adriatico vestito delle sue tonalità migliori e più cristalline. 

Vi auguriamo tanta salute.

Guarda le foto

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Un’altra Pasqua solo per pochi intimi. Il pensiero va ai tempi che furono

Il capolavoro da conservare e i fioretti: ricordi della Pasqua che fu e che un po’ ci manca

Feste pasquali 2021: la storia

(foto dell'archivio di Francescopaolo D'Adamo)Di cosa parliamo - Quando non si può festeggiare in compagnia, come in questa seconda Pasqua limitata dalla pandemia, è facile che il pensiero vada alle feste degli anni scorsi e anche a quelle che furono. Alle tradizioni. Ricordi in libertà, quelli che abbiamo raccolto dall'architetto Francescopaolo D'Adamo, cultore della storia vastese. Con il suo racconto, ci porta a oltre mezzo secolo fa. Qui raccontiamo le celebrazioni religiose e i preparativi in famiglia. 

La religione - "Negli anni Sessanta Vasto era solo il centro storico con le sue chiese principali: San Giuseppe, Santa Maria e Sant'Antonio, che sostituiva la chiesa di San Pietro, demolita a seguito della frana del 1956", racconta D'Adamo. "Tra i bambini, quasi tutti i maschi facevano i chierichetti. Ricordo che nel 1963 il parroco, don Felice Piccirilli, per il rito della lavanda dei piedi utilizzò i chierichetti, che il Venerdì Santo partecipavano tutti alla processione. Il venerdì e il sabato, visto che si legavano le campane, i fedeli venivano avvisati con uno strumento che ognuno chiamava a modo suo, qualcuno lo chiamava battocchio: era una tavola con due ferri laterali che, battendo sul legno, facevano un rumore per avvertire la gente dell'imminente inizio della celebrazione. La processione che più mi coinvolgeva e mi coinvolge è quella dell'Addolorata. Perché? Per la statua della Vergine: per la sua espressione, non ha niente da invidiare alla Pietà di Michelangelo, tant'è che tempo fa una sovrintendente mi disse che quella statua era meglio che non uscisse troppo dalla chiesa di piazza Rossetti, perché è troppo bella per esporla alle intemperie. Sono d'accordo, anche perché ormai molti guardano la processione con curiosità più che con la fede. Poi, la notte di Pasqua, da ragazzini la trascorrevamo con gli amici a giocare a pallone in piazza".

I preparativi - "A Vasto le festività pasquali sono precedute dalla celebrazione della Santa Spina, ma la preparazione alla Pasqua inizia già dalle Ceneri. Una volta, durante la Quaresima, i credenti facevano i fioretti: non mangiavano dolci, né cioccolato. Ma tradizione voleva che i dolciumi fossero pronti già per il giorno della Santa Spina e se non erano pronti le nonne si preoccupavano: 'Domani è la Santa Spina e non ancora abbiamo fatto i dolci'. Chi aveva il forno, li cuoceva a casa, per gli altri era un via vai verso e da i forni cittadini. Spesso i panettieri venivano ricompensati lasciando loro una parte di quelle prelibatezze. E poi c'era il fiadone. Salato col formaggio, oppure dolce con o senza riso, con o senza latte. Insieme ai taralli lessi bagnati nel vino, poteva mai mancare sulle tavole a Pasqua e il giorno dopo, a Pasquetta". 

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Dopo Pasqua, arriva la Pasquetta. Ma a Vasto il giorno del Lunedì dell’Angelo si chiama Pasquone. Ecco perché

"Quando per il Pasquone andavamo allo scoglio spaccato"

Feste pasquali 2021: le tradizioni

Vasto, Punta Penna: lo scoglio spaccato (foto dell'archivio di Francescopaolo D'Adamo)Di cosa parliamo - Quando non si può festeggiare in compagnia, come in questa seconda Pasqua limitata dalla pandemia, è facile che il pensiero vada alle feste degli anni scorsi e anche a quelle che furono. Alle tradizioni. Ricordi in libertà, quelli che abbiamo raccolto dall'architetto Francescopaolo D'Adamo, cultore della storia vastese. Con il suo racconto, ci porta a oltre mezzo secolo fa. Qui raccontiamo le conviali del Lunedì dell'Angelo, giorno che a Vasto tradizionalmente non si chiama Pasquetta, ma Pasquone. 

VASTO - Lo scoglio spaccato era un'attrattiva di Punta Penna. Molti vastesi non l'hanno visto perché "quando fu costruito il porto, lo scoglio venne distrutto con la dinamite", racconta Francescopaolo D'Adamo. "Lì sgorgava una fonte di acqua freschissima".

Era meta di scampagnate e della gita del lunedì di Pasqua, che a Vasto non si chiamava Pasquetta, ma Pasquone. Il motivo è semplice: "A Vasto la Pasquetta era l'Epifania, mentre il Lunedì dell'Angelo era il Pasquone". 

"Prima degli anni Sessanta - spiega D'Adamo - allo scoglio spaccato andavano le scolaresche e le famiglie benestanti, che potevano permettersi un mezzo di locomozione, ma anche chi di soldi non ne aveva e, per questo, a piedi arrivava fino a Punta Penna".

Poi il Pasquone sul litorale divenne un'usanza di tutti. Negli anni Sessanta, "chi aveva la macchina andava al mare a trascorrere quella giornata. Lungo tutta la costa si trovavano gruppi di persone che facevano il picnic portandosi da casa pignate di pallotte cacio e uova, avanzi del giorno prima, fiadoni dolci e salati, ma anche i taralli lessi da bagnare nel vino. Sul posto si arrostivano carne e salsicce. Le uova di Pasqua erano potevano essere di cioccolato, ma anche di ostia". 

Ieri e oggi - Anche allora "nel periodo pasquale tornavano gli studenti e la città si vivacizzava. Ci si intratteneva nelle parrocchie, in discoteca (al Paradise o al Wast Daymone) e al cinema, mentre oggi tutto si svolge nei bar dove c'è la microdiffusione. Si è perso il senso delle festività, perché ai nostri giorni ogni occasione è buona per pranzi e cene, ma dove è sempre festa non è mai festa". 

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Tra le tradizioni della Pasqua vastese, ci sono i dolci. Il cavallo e la pupa piacciono anche ai tedeschi

Dolci vastesi alla ribalta sulla tv tedesca: il cavallo e la pupa di Osvaldo Giampietro

Feste pasquali 2021: la curiosità

Dolci tradizionali della Pasqua vastese incuriosiscono la tv tedesca, che dedica un servizio al cavallo e alla pupa. A portare alla ribalta in Germania i tipici dolciumi di questa festività, è Osvaldo Giampietro, pasticciere vastese che vive a Brema. 

Con questo filmato chiudiamo il viaggio, compiuto insieme a Francescopaolo D'Adamo, tra la storia [LEGGI] e le tradizioni [LEGGI] pasquali di Vasto.

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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