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Le Storie di Zonalocale

Il lavoro ai tempi del Covid

La pandemia non ha solo messo in ginocchio alcune categorie, ma ha cambiato radicalmente altri settori e rischia di infliggere un pesante colpo all'occupazione nel Vastese.

Crisi Covid, nel Vastese cassa integrazione per 4000 lavoratori. Dassori: "Ma siamo ripartiti"

Il lavoro ai tempi del virus - Il presidente di AssoVasto: "Innovare"

Marcello Dassori (Assovasto): 'Puntare su innovazione e fondi europei'Quattromila cassintegrati su seimila lavoratori. A conti fatti, sono i due terzi dei dipendenti delle oltre cento imprese associate ad Assovasto. Hanno ricevuto uno stipendio ridotto, in alcuni casi anticipato dalle aziende perché la cassa integrazione “ad alcune imprese è arrivata subito, ad altre in ritardo, ad altre ancora in forte ritardo”, dice Marcello Dassori, presidente dell’organizzazione degli industriali del Vastese, nata nel 1990 e associata a Confindustria. Insieme al direttore, Giuseppe La Rana, fornisce a Zonalocale i numeri che servono a raccontare i danni economici causati dalla pandemia, ma aggiunge: “Ci siamo rimboccati le maniche e siamo ripartiti”.

"Il virus ha congelato la produzione del 70% delle aziende locali nella fase del lockdown”, spiega La Rana. “Ad Assovasto sono affiliate 109 imprese, di cui il 90% ha richiesto la cassa integrazione e almeno il 60% ha fermato l'attività per scelta o per imposizioni governative. Dall'inizio della pandemia, le settimane di Cig sono state 9 più altre 9. I problemi arriveranno quando finirà questo ammortizzatore sociale” che gli imprenditori chiedono di prolungare, perché “darebbe la possibilità di organizzarsi e non chiudere, oltre alla valenza sociale determinata dalla salvezza dei posti di lavoro”, sottolinea Dassori. “La cassa integrazione è stata erogata a spezzatino, perciò diverse imprese hanno deciso di anticipare la cifra, altre invece hanno preferito demandare all'Inps e i ritardi hanno inciso sull'operatività delle stesse aziende. Alcuni imprenditori non hanno potuto riaprire per mancanza di commesse. Anche chi fa parte dell'indotto ha dovuto rallentare, se l'azienda di riferimento non ha avuto una buona ripresa. Maggio non è stato un mese semplice, anche perché fino al 3 giugno non ci si poteva spostare da una regione all'altra. Ora la maggior parte delle aziende ha ricominciato. Ci siamo rimboccati le maniche”.

Giuseppe La Rana (Assovasto)Sul presente pesa l’incertezza delle regole: “Sui dispositivi di protezione individuale l'orientamento è stato ondivago: prima il Governo ha annunciato un credito d'imposta pari al 60%, poi si è accorto che le richieste erano molte di più del previsto, quindi ora pare che il fondo non debba coprire più del 15% delle spese. Sono costi aggiuntivi che minano l'efficienza delle attività produttive. Gli utili servono a reinvestire, per cui, se non riesci a snellire i costi fissi, questi incidono sull’operatività. Così grava tutto sulle nostre spalle e oggi, con un'economia in rallentamento di circa 10 punti, non è facile trovare lavoro e farlo con la stessa redditività. È vero che attendiamo il Recovery Fund, ma è una misura che non sarà operativa a breve. E poi il problema è che i parametri cambiano in corsa, basti pensare a quello che sta succedendo riguardo al bonus del 110% sulle ristrutturazioni. Di conseguenza, con regole che cambiano, ti devi affidare alle tue forze”.

La speranza è che i 209 milioni (ancora da erogare) dell’Unione europea vengano spesi bene: “Dal Recovery Fund – precisa La Rana - le imprese chiedono opportunità, cominciando col far ripartire le grandi opere. Le aziende vogliono lavoro. La principale vocazione produttiva del nostro territorio è legata all'automotive, un settore in cui è in atto la transizione dal carburante all'elettrico e alcune realtà locali stanno andando proprio verso la produzione di auto elettriche".

Dassori lancia un messaggio agli imprenditori: “L'aggregazione ci consente di accedere all'innovazione, non solo del prodotto ma anche delle strutture, e alla digitalizzazione, su cui siamo indietro rispetto alle aziende estere. Quindi: innovazione unendo le forze. Siamo andati e continueremo ad andare a Bruxelles per portare le nostre proposte alle Commissioni con lo scopo di finanziare i nostri progetti e, appena emergono opportunità, intercettarle prima degli altri". 

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Tra le categorie più colpite dalle restrizioni per arginare il Covid-19 ci sono quelle dello spettacolo e dello sport (palestre ecc.). Per la prima volta dall’inizio della pandemia, imprenditori e lavoratori scendono in piazza.

"Dietro ogni attività c’è un essere umano": in piazza per il no alla chiusura alle 18

A San Salvo Marina la protesta contro le restrizioni del Dpcm di Conte

Antonio D'Aulerio legge le richieste dei manifestanti"Dietro ad ogni attività non essenziale c'è la cosa più essenziale al mondo: un essere umano e la sua dignità".

È scritto sullo striscione che riassume il pensiero di ristoratori, baristi, dj, organizzatori di eventi e atleti che oggi pomeriggio hanno manifestato a San Salvo Marina per dire "no" al Dpcm. È entrato in vigore il decreto con cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, impone la chiusura dei locali alle 18 e lo stop a palestre e piscine per contenere il contagio da Covid-19. 

Preceduta dal tam-tam sui social network [LEGGI], la protesta ha raccolto l'adesione di un centinaio di persone, che si sono ritrovate nel terminal bus di Salvo Marina.

Alla vigilia della manifestazione, l'organizzatore, il fotografo sansalvese Antonio D'Aulerio, aveva assicurato: "Sarà una protesta pacifica e non negazionista". E così è stata.

"Ci sentiamo cittadini di serie B", hanno detto alcuni manifestanti.

"A primavera - ricorda un ristoratore - ci hanno imposto delle regole per farci stare aperti, abbiamo speso soldi per garantire sicurezza e sanificazione dei nostri locali. E ora ci chiudono un'altra volta".

Il sit-in si è svolto in concomitanza con le contestazioni anti-Dpcm in decine di piazze d'Italia. 

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di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

A San Salvo risponde Vasto: manifestazione contro il nuovo dpcm in piazza Rossetti.

Si allarga la contestazione dei commercianti: due giorni di proteste in piazza Rossetti

Il lavoro al tempo del Covid

Continua la protesta di proprietari di bar, pub, ristoranti e palestre. Dopo il sit-in di ieri pomeriggio a San Salvo [LEGGI], i commercianti si sono ritrovati oggi pomeriggio alle 18 in piazza Rossetti, a Vasto, per una nuova manifestazione pacifica per far sentire la loro voce.

Non si ferma dunque la protesta contro il decreto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che impone restrizioni per cercare di arginare la seconda ondata di Covid-19. Al centro della contestazione, la chiusura dei locali alle 18 e lo stop a palestre e piscine.

Protesta che proseguirà domani, mercoledì 28 ottobre alle 11.30, quando i gestori dei pubblici esercizi occuperanno pacificamente piazza Rossetti nella manifestazione annunciata da Fipe-Confcommercio.

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di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Terzo giorno di manifestazione pacifica a Vasto dei commercianti costretti a restare chiusi dal dpcm.

Commercianti occupano pacificamente la piazza e protestano in ginocchio: "Siamo a terra"

Il lavoro al tempo del Covid - Dpcm, secondo giorno di contestazioni a Vasto

"Siamo a terra". È questo il messaggio lanciato dagli titolari dei pubblici esercizi arrivati al terzo giorno di manifestazioni. Dopo il sit di lunedì a San Salvo e quello di ieri a Vasto [LEGGI], oggi tocca all'occupazione pacifica di piazza Rossetti, come annunciato nei giorni scorsi da Fipe-Confcommercio.

"Un'iniziativa per ricordare il valore economico e sociale del settore e chiedere alla politica un aiuto per non morire – hanno spiegato gli organizzatori in una nota stampa - Gli ultimi provvedimenti presi da governo e alcune Regioni per il contenimento della seconda ondata di Covid-19 stanno mettendo definitivamente in ginocchio i pubblici esercizi".

Ieri sera è arrivata l'approvazione del Decreto Ristori, che prevede interventi economici in favore delle attività interessate dal "mini lockdown". Decreto che prevede, tra le altre cose, contributi a fondo perduto per le imprese colpite e altra cassa integrazione per i lavoratori. Per bar, gelaterie, pasticcerie, alberghi e case vacanze è previsto il ristoro del 150%; a cinema teatri, palestre, piscine e altri impianti sportivi, sale da gioco, centri benessere e termali andrà il 200%; il 400% per discoteche e sale da ballo. Previste indennità per i lavoratori stagionali, degli stabilimenti termali e dello spettacolo.

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di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Nuove restrizioni anti Covid, gli esercenti fanno di necessità virtù

Il Dpcm impone la chiusura dei locali per cena? C’è chi apre all’alba

Colazione vista mare per trovare nuove opportunità in un momento di crisi

"Come saprete non potremo lavorare più dopo le diciotto, e per questo siamo aperti solo a pranzo. Lo spettacolo sul mare della nostra terrazza e della nostra sala con vista è unico. Non possiamo farne a meno. Ma perché non sfruttarla per osservare uno dei fenomeni più spettacolari della costa dei Trabocchi? Perché non aprire all’alba?”.

Così Filippo De Sanctis, titolare del ristorante a San Vito Marina, Essenza Cucina di Mare, ha deciso di sfruttare il momento di lockdown per i ristoratori a suo vantaggio, cambiando le carte in tavola e organizzando qualcosa di nuovo. 

“Una nuova formula di concepire e fruire l’esperienza gastronomica e l’accoglienza del mio locale aprendo le porte del servizio all’alba, per una colazione insolita. - dice Filippo De Sanctis - Dobbiamo andare incontro alle esigenze che il periodo ci impone, ma anche nelle difficoltà vogliamo mantenere un’attitudine positiva e definire nuove opportunità: una potrebbe essere proprio quella di recuperare momenti da cui routine e ritmi passati ci hanno un po’ allontanati. Noi di Essenza - spiega ancora Filippo - vediamo nella colazione un frangente ideale: ritrovare tempo per se stessi e per i propri pensieri, oltre che una finestra per nutrire il corpo e rigenerarsi con cibo di grande qualità”.

Domenica 8 novembre, dalle 5 alle 10 del mattino, spazio quindi ad una colazione dolce e salata da consumare guardando l’alba sorgere dalle onde, sulla terrazza vista mare del locale.

L’evento si svolgerà ovviamente nel pieno rispetto delle misure anticovid: sanificazione accurata degli ambienti, tavoli distanziati e da 4 commensali (salvo congiunti), mascherine obbligatorie, distanziamento interpersonale e ogni altra attenzione necessaria per godere del momento in tutta sicurezza.  

"Sarà un viaggio a metà fra la colazione dolce, quella salata, il brunch, e quello che volgarmente chiamiamo SdijuneLo sdijune - specifica Filippo - è la merenda contadina di metà mattina. In questo periodo dell’anno spesso sotto le piante d’ulivo, le famiglie si raccoglievano per una colazione rinforzata, salata e dolce, con le primizie dell’orto, il pane fatto in casa, un grande thermos di caffè, e tutto il meglio della tradizione contadina". Insomma, anche un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo, può diventare una nuova opportunità, per la propria attività sì, ma anche per il territorio.

di Martina Luciani (m.luciani@zonalocale.it)

Il commercio è tra i settori più colpiti dalla crisi economica causata dalla pandemia. Una storia di resilienza

Lavorare dove prima si andava per svago: l’iniziativa di Barbara e Giuliano

Il lavoro al tempo del Covid - I commercianti si riorganizzano

Barbara e Giuliano (foto scattata prima dell'emergenza Covid)Non solo la protesta, ma anche le idee e la fantasia. Gli esercenti di Vasto provano a superare i problemi legati alla chiusura alle 18 imposta dal Dpcm anti Covid in vigore dal 24 ottobre. E così alcuni pub si organizzano per aprire a pranzo, altri locali fanno orario continuato fino all'ora in cui devono abbassare le saracinesche.

"Chiunque può venire qui a lavorare usando la nostra connessione Internet e, se vuole, gli offriamo anche un bicchiere di vino. Oppure può venire a leggere i nostri libri o un libro che si porta da casa", dice Barbara Di Fonzo di Vineria per passione

L'iniziativa Smart working-Read books è nata dialogando col suo collega Giuliano. "Parlando vengono fuori le idee. Ci siamo confrontati - racconta Barbara - su cosa avremmo potuto offrire ai nostri clienti cercando di far restare il locale meno vuoto possibile e far compagnia alle persone che lo frequentano in un periodo in cui rimanere a casa può essere demotivante". 

Lavorare dove, fino a qualche giorno fa, si andava solo per relax: l'idea è questa. "Abbiamo pensato di offrire la nostra connessione Internet e dare la possibilità a tutti di lavorare in smart working sentendosi un po' a casa e tra persone amiche. A chi lo desidera, offriamo anche un calice di vino mentre lavora o legge i volumi che trova nella nostra libreria, oppure un libro che si porta da casa. Tutto questo si potrà fare anche all'aperto, fino a quando le condizioni meteo ce lo consentiranno. Stando insieme, tutto diventa più facile e leggero". 

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Nel Vastese l’estate 2020 si chiude col segno meno in tre località su quattro

Estate del Covid, dati in calo a Vasto e Casalbordino. Arrivi, San Salvo regge e fa +17mila presenze

Il lavoro al tempo del Covid - I numeri del turismo nel Vastese

A San Salvo dato in controtendenza: crescono le presenze turisticheAnche se agosto ha dato risultati superiori alle aspettative, si è chiusa comunque col segno meno l’estate 2020 in tre delle quattro località balneari del Vastese. 

Calo di arrivi e presenze a Vasto e a Casalbordino. Più turisti, ma vacanze più corte a Torino di Sangro. San Salvo in controtendenza: regge nel numero degli arrivi e fa registrare +17mila presenze.

Lo dicono i numeri che Zonalocale ha avuto dalla Regione Abruzzo. Con un’avvertenza: “I dati dell’assessorato, estrapolati dal sistema nazionale, sono da considerarsi provvisori, in quanto ancora soggetti a controlli e verifiche di congruità e si ricorda di considerare le differenze dovute a questo particolare periodo di emergenza”, precisa l’assessorato regionale al Turismo.

Nell’anno funestato dal Covid-19, commercianti e imprenditori turistici devono accontentarsi dopo Pasqua, 25 Aprile e Primo Maggio in lockdown e scarso movimento a giugno.

Vasto – Dal 1° giugno al 30 settembre di quest’anno, a Vasto sono arrivati 32726 turisti, com’era prevedibile in gran parte italiani: 31300, mentre gli stranieri sono stati 1426 (nel 2019 erano stati 5171 e le presenze erano il quadruplo, 20939 contro 5031 di quest’anno). In totale, 14554 arrivi in meno rispetto al 2019 (47270).

Vacanze più brevi, come testimonia il dato delle presenze (numero dei turisti arrivati moltiplicato per i giorni di pernottamento in strutture ricettive): 162087 nel 2020 contro le 234115 dell’estate precedente.

Turismo di prossimità? Non solo. Arrivi anche dai territori più colpiti dalla pandemia. La top ten delle regioni di provenienza: Campania (4891 arrivi), Lazio (4853), Lombardia (4641), Emilia-Romagna (3154), Abruzzo (2468), Veneto (1977), Puglia (1937), Molise (1591), Piemonte (1184), Toscana (1024).

I Paesi col maggior numero di arrivi (più di 100): Svizzera e Liechtenstein 329, Germania 296, Belgio 149, Francia 136. Poco al di sotto dei 100 villeggianti giunti a Vasto si piazzano i Paesi Bassi con 93 arrivi.

San Salvo – La costa sansalvese ha retto l’impatto con la crisi causata dalla pandemia. Gli arrivi fanno registrare un calo di sole 25 unità (7849 nel 2020 contro i 7874 del 2019) e le presenze un +17305: lo scorso anno erano state 22984, nella stagione che si è chiusa a settembre 40289. Più che dimezzati gli arrivi degli stranieri (354 nel 2020, 843 nel 2019), ma con presenze in lievissima crescita (2722 contro 2709). Tra gli italiani, a scegliere San Salvo per le proprie vacanze sono stati soprattutto i campani (1741, 337 in più dell’anno scorso), i lombardi (835, -240 rispetto al 2019), i laziali (820, +157), i pugliesi (676, -98), i molisani (579, +132) e gli emiliano-romagnoli (574, +139).

Casalbordino – In calo Casalbordino. Segno meno sia negli arrivi (9293 nel 2020, 9526 nel 2019) sia nelle presenze (55641 contro 59012), dimezzati gli arrivi dall’estero (350, -377 rispetto al 2019) e le presenze di turisti stranieri (1780, -1759). Vacanzieri italiani soprattutto da Abruzzo (1673), Lazio (1559), Lombardia (1233), Campania (1228), Emilia-Romagna (670) e Veneto (479). Dall’estero sono arrivati turisti principalmente da Germania (111) e Svizzera-Liechtenstein con 80 arrivi (il dato dei due Stati viene fornito aggregato).

Torino di Sangro – Bilancio in agrodolce a Torino di Sangro, dove crescono gli arrivi (6055 contro 4881 del 2019, ma scendono le presenze (54487 nel 2020, 65837 lo scorso anno). Sul numero complessivo incide molto il turismo di prossimità: 994 gli abruzzesi che hanno scelto il mare di Torino di Sangro per trascorrere le loro ferie, ma cifra che viene quasi pareggiata dai lombardi, che sono stati 964. Seguono i vacanzieri di Lazio (733), Campania (630), Emilia-Romagna (517) e Piemonte (399). Dalla Germania 202 turisti (lo scorso anno 184), tutti gli altri Stati sotto le 50 unità.

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

L’estate 2020 è andata meno peggio delle previsioni, ma ora gli operatori turistici chiedono aiuti

Estate 2020, imprenditori guardano il bicchiere mezzo pieno. "Ma servono aiuti statali e regionali"

Il lavoro al tempo del Covid - Il bilancio di Confesercenti e Vivere Vasto Marina

Vasto, imprenditori e commercianti di Vivere Vasto MarinaNei giorni in cui crescono l’apprensione per la seconda ondata di Covid-19 e il rischio di nuove restrizioni, imprenditori e commercianti si girano un attimo indietro sforzandosi di guardare mezzo pieno il bicchiere dell’estate 2020.

“Per noi questa stagione è stata superiore alle aspettative, visto il periodo”, dice Piergiorgio Molino, presidente del consorzio commerciale Vivere Vasto Marina.

Comunque il bilancio non è roseo: “Le attività prima hanno perso e poi recuperato quello che potevano recuperare. Certo, gli operatori non possono essere contenti”, sintetizza Simone Lembo, direttore provinciale di Confesercenti turismo.

Simone Lembo (Confesercenti)Il 3 giugno, con la riapertura dei confini regionali, è iniziata la stagione balneare, ma prima di ingranare la marcia sono trascorse settimane. “Non c’è stata Pasqua, non c’è stato maggio”, ricorda Molino. “E il lavoro perso fino a fine maggio non si recupera, però nella fase centrale della stagione i volumi sono stati buoni. Abbiamo avuto un ottimo agosto, con presenze in crescita e turisti che hanno preferito weekend lunghi e case in affitto. Iniziata col turismo di prossimità, la stagione poi ha coinvolto soprattutto le regioni più colpite dal Covid, forse perché la nostra spiaggia molto ampia si presta al distanziamento”. Per il futuro, oltre al “decoro urbano”, serve anche “manodopera specializzata”, perciò “stiamo pensando a percorsi formativi per i ragazzi”.

Quest’anno “le destinazioni minori sono andate meno peggio rispetto al disastro delle grandi città”, spiega Lembo. “Queste tendenze si andranno a cristallizzare nel prossimo biennio, quindi bisogna offrire turismo esperienziale, trasparenza e tranquillità. Servono aiuti statali e regionali, non solo ammortizzatori sociali per i lavoratori, ma anche sostegno agli imprenditori, che fino ad ora non hanno avuto niente”.

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Alcune restrizioni anti Covid lasciano perplessi

"Non solo estetica, con la zona rossa bloccati anche servizi essenziali"

Il lavoro al tempo del Covid

Zona rossa vuol dire seconda chiusura nel giro di nove mesi. La testimonianza di Monica Sciascia: "Fare l'estetista non significa occuparsi solo della bellezza delle persone, ma anche, come faccio io, condurle in un percorso di dimagrimento necessario per la salute. Per molte di loro, è un problema interrompere un trattamento graduale, che richiede molti sacrifici".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Preoccupazione per il futuro della Pilkington, la fabbrica più grane del Vastese

Ecco la ristrutturazione della Nsg: taglio al personale da 2mila posti di lavoro

I sindacati fortemente preoccupati per la Pilkington di San Salvo

Shigeki Mori, Ceo della NsgUna significativa riduzione dei costi fissi da raggiungere nell'anno finanziario 2022 anche con un doloroso taglio al personale da 2mila posti. È questo il progetto lacrime e sangue di ristrutturazione globale che il colosso giapponese Nsg, proprietaria della Pilkington, intende attuare per far fronte alle pesanti perdite causate soprattutto dallo stallo del mercato auto. Nell'incontro con i sindacati di lunedì scorso, il management sansalvese ha annunciato un "progetto di trasformazione necessario per sopravvivere a questa fase economica anche con azioni che possano ristabilire gli adeguati livelli di redditività e competitività". 

Come si temeva da tempo, la "trasformazione" passerà anche per una sforbiciata al personale. Durante l'incontro di due giorni fa non sono stati rivelati altri dettagli sul piano della casa-madre.
Questi sono illustrati nel report della Nippon Sheet Glass sui risultati finanziari (periodo 1° aprile-30 settembre 2020) firmato il 5 novembre scorso da Shigeki Mori (presidente esecutivo), Reiko Kusunose (responsabile finanziario) e Clemens Miller (capo operativo). 
L'obiettivo è tornare a un "utile netto significativo nel 2022 con una struttura aziendale sostenibile". Il piano che prevede una "drastica trasformazione aziendale" è stato varato a ottobre e si svilupperà nei prossimi anni (secondo le previsioni della casa madre, il mercato auto tornerà a un livello pre-Covid non prima del 2025).
La Nsg individua tre azioni-chiave nel documento: trasformazione dei costi, accelerazione della crescita, riforma organizzativa aziendale. La prima azione è da attuarsi anche con una importante riduzione dei costi fissi con il taglio di circa 2mila posti di lavoro nei vari stabilimenti sparsi per il globo oltre che con un'ottimizzazione di produzione e approvvigionamento e con un cambiamento generale per generare profitti e liquidità a stretto giro

Quanto inciderà tale taglio sugli stabilimenti sansalvesi? Innanzitutto, c'è da capire come saranno distribuiti gli esuberi tra i vari settori produttivi della Nsg. Oggi la multinazionale è operativa nel campo del vetro per l'architettura, per i prodotti tecnologici e per l'automotive. È quest'ultimo settore, il principale nel business della multinazionale, che ha fatto registrare le maggiori perdite (concentrate nel periodo di lockdown) e gli stabilimenti europei sono tra quelli più colpiti dal crollo delle vendite. 

Oggi l'intero gruppo conta 27mila dipendenti: 15mila di questi afferiscono al settore automotive distribuiti in 21 stabilimenti in 14 diversi Paesi (in prevalenza in Europa, Nord e Sud America e in Giappone). A San Salvo tra stabilimento centrale Pilkington, Primo e Bravo si contano circa 2.500 occupati.

Il timore che San Salvo possa pagare a caro prezzo la crisi da Covid-19 (che ha accentuato le difficoltà di un mercato già in stallo anche a causa della lenta transizione verso i veicoli elettrici) c'è e non da oggi. Le avvisaglie di un taglio netto si erano avute a maggio, quando il presidente Mori, in una lettera al management dei vari stabilimenti, scrisse "Ci vorrà del tempo per riprenderci, ma credo che questa sia una grande opportunità per realizzare la nostra trasformazione strutturale che servirà a sopravvivere nella nuova era" dando inoltre notizia dello spegnimento definitivo di due forni float in Malesia e Giappone [LEGGI], circostanza che sin da subito ha fatto temere una soluzione simile anche per qualcuna delle fabbriche europee [LEGGI]. A tal riguardo il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Gianluca Castaldi, aveva scritto alla multinazionale chiedendo un incontro e non ricevendo rassicurazioni in merito [LEGGI].

Al momento non ci sono notizie sulla ripartizione degli esuberi sullo scacchiere globale Nsg, i sindacati, che si dicono fortemente preoccupati, hanno chiesto maggiori – e rapide – informazioni a riguardo. La speranza è che, anche in virtù del piano industriale lanciato negli scorsi anni di cui si attendono gli effetti positivi, la multinazionale del vetro riconosca la centralità del lavoro della Pilkington nonostante gli atavici punti a sfavore del sito italiano rispetto alla concorrenza estera (tassazione, burocrazia, logistica ecc.).

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

La crisi causata dalla pandemia impoverisce non solo i lavoratori dipendenti, ma anche gli autonomi

Cade il mito della professione ricca: avvocatura in crisi, -30% di contenziosi e mediazioni

Il lavoro al tempo del Covid. Melone: "Boccata d’ossigeno dal gratuito patrocinio"

Vasto: un'iniziativa degli avvocati (foto di repertorio)Il contenzioso cala del 30%. Anche la mediazione viaggia sulla stessa percentuale. L'emergenza Covid ha inferto un ulteriore colpo agli studi legali del Vastese.

È caduto già da qualche anno il mito della professione agiata. Una situazione comune a molti settori professionali.

Sono stati 150mila, durante la prima ondata della pandemia, gli avvocati di tutta Italia che hanno presentato la domanda per ricevere il reddito di ultima istanza destinato ai lavoratori colpiti dall'emergenza Covid. In Abruzzo 3300 richieste su circa 6mila legali: la percentuale è superiore al 50%.

Nel Vastese -30% - “A primavera il rinvio dell’attività è stato inevitabile, il contenzioso è stato in gran parte rinviato", racconta Vittorio Melone, presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Vasto. "Poi, a giugno, nel rispetto dei protocolli, sono state trattate le prime udienze e quelle di fine causa, mentre l’istruttoria è stata espletata solo per l’esame dei testimoni qualificati, come gli imputati e le forze dell’ordine. Nelle udienze civili, si sono accumulati inevitabili ritardi nella fase istruttoria per evitare la presenza dei testi in aula. L’attività relativa al contenzioso si è ridotta di circa il 30% e un’analoga percentuale quantifica il calo nella consulenza e nella mediazione. E il 30% di mediazioni diventeranno tante cause in più, con conseguenze facilmente immaginabili".

Vittorio Melone"Gratuito patrocinio pagato: boccata d'ossigeno" - "Nella giurisdizione civile - spiega Melone - a Vasto la media è di 1200 cause iscritte all’anno. Quindi, mediamente, tre cause a testa per i 398 avvocati del Vastese. Per molti il lockdown ha significato non lavorare o lavorare poco. Per fortuna, lo Stato ha provveduto alla liquidazione del gratuito patrocinio, di cui attendevamo arretrati risalenti al 2018 e al 2019, che sono stati saldati insieme a buona parte del 2020. Una boccata d’ossigeno per quegli avvocati che vivono della professione e per quelli che sono all’inizio. Da anni - commenta Melone - le libere professoni soffrono a causa della crisi economica. La professione forense, per troppo tempo, è sembrata un ammortizzatore sociale. Nel 2015 è iniziata la contrazione, perché è diventato costoso rimanere iscritti, visto l’obbligo di versare all’ente previdenziale, la Cassa forense, il 16% del fatturato, con un minimo di 4mila euro l’anno sulla base di una presunzione di fatturato non inferiore ai 17mila euro annui.

Da qualche anno, tanti avvocati si sono buttati nell’insegnamento. In passato, gli iscritti all’Ordine forense di Vasto erano più di 400, oggi siamo 398. Il trend - fa i conti Melone - non è cresciuto, ma non si è neanche ridotto, visti i costi tutto sommato accessibili di tenuta di uno studio legale dalle nostre parti. Ma non tutti coloro che superano l’esame poi si iscrivono all’Ordine".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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