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28 novembre 2020
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WeBuild raccoglie l’eredità di Salini: è il nuovo nome del big italiano dei grandi lavori

È il numero uno italiano delle costruzioni

C’era una volta Salini. D’ora in avanti si parla invece di WeBuild, che in inglese significa “Noi costruiamo”. Il numero uno italiano delle costruzioni, 35 mila dipendenti, cambia nome e spinge in avanti Progetto Italia, l’operazione di sistema che vede l’ormai ex Salini-Impregilo (www.salini-impregilo.comal centro di un processo di aggregazione di altre importanti realtà italiane per creare un gruppo capace di realizzare le grandi opere infrastrutturali di cui ha bisogno il nostro Paese e che allo stesso tempo abbia le dimensioni e la solidità per battere la concorrenza internazionale sui mercati di tutto il mondo.

WeBuild, il nome scelto dal consiglio di amministrazione e che ora va approvato dagli azionisti, nasce con obiettivi ambiziosi. Presto perfezionerà l’acquisizione di Astaldi per poi proseguire con ulteriori ampliamenti del perimetro, con l’obiettivo di arrivare a un giro d’affari di 14 miliardi di euro con un portafoglio ordini di oltre 60 miliardi. Valori ormai prossimi ai livelli dei principali big internazionali, e che certo rappresentano una dimensione sufficiente per essere competitivi nei cinque continenti, nei quali peraltro Salini-Impregilo lascia a WeBuild un’eredità di assoluta rilevanza: quasi un quarto del fatturato si sviluppa oggi dalle commesse negli Stati Uniti, che sono il primo mercato in assoluto, mentre il 28% del giro d’affari è assicurato dai Paesi del Medio Oriente, il 18% dall’Italia, il 12% da Asia e Australia.

Il cambio di nome da Salini a WeBuild rimarca anche i nuovi assetti azionari, dato che il recente aumento di capitale da 600 milioni di euro ha portato a un assetto diverso. La famiglia continua a controllare la società con una partecipazione del 44%, ma nel libro soci – oltre ai nomi di importanti investitori istituzionali stranieri – ci sono ora anche quelli di Cassa Depositi e Prestiti, azionista con il 18%, e delle tre principali banche italiane, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm, alle quali congiuntamente fa capo circa l’11% di WeBuild.

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