Vasto   Ambiente 05/05

Vasto, le associazioni ambientaliste denunciano la "storia di un’area protetta mai nata"

Intanto il Comune chiede alla Regione interventi per risolvere il problema erosione

VASTO - «Qual è il motivo per cui ogni volta che si intraprende un percorso per l’istituzione di un'area protetta lungo la scogliera vastese, tale percorso si interrompe? Rifacciamo un po’ di storia». Con questa premessa si apre la nota giunta in redazione firmata dalle sezioni locali dell'ARCI, Forum Civico Ecologista, Italia Nostra del Vastese, CAI, Gruppo Fratino e Club per l'UNESCO

«Tra il 1995 e 1996 - si legge nella nota - viene istituito il SIC (sito di importanza comunitario) di Punta Penna-Punta Aderci. L’istituzione di questo SIC prevedeva di estendersi lungo quasi tutta la scogliera, ma qualche manina locale influente dell’epoca, in Regione ne stralciò una gran parte, e così si decide che il SIC terminasse poco dopo la falesia di Vignola.

Dieci anni dopo circa, nel 2007, la Regione Abruzzo approva la legge 5 per tutelare l’ex tracciato ferroviario e, grazie a questa norma, vengono istituite quattro nuove Riserve regionali (Ripari di Giobbe e Punta dell'Acquabella a Ortona, Grotta delle Farfalle nei Comuni di Rocca San Giovanni e San Vito Chietino, Marina di Vasto); non solo: ai sensi dell'art. 2 viene istituito il Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina che “si realizza anche per mezzo del collegamento funzionale delle aree protette attraverso il “corridoio verde”, quale obiettivo specifico di "tutela e valorizzazione della costa"... da realizzare sulle aree di sedime del tratto litoraneo del tracciato dismesso delle Ferrovie dello Stato, sulle stazioni e relative aree di pertinenza alle quali si applica il regime di protezione proprio delle riserve naturali istituite con la presente legge” (art. 4).

Dunque, tutta la costa teatina, da Ortona a Vasto Marina, è nei fatti tutelata dalle norme proprie delle Aree Protette! Anche le aree che non hanno una specifico denominazione: per intenderci, anche la scogliera vastese da Vignola alla Bagnante.
Il 2 maggio 2007, l’allora consigliere regionale dei Verdi Walter Caporale, in modo da “integrare il Sistema di Aree Protette della Costa Teatina”, propone l’istituzione della Riserva Naturale Regionale di Casarza – praticamente da Vignola al Trave al di sotto dell’ex tracciato ferroviario – tramite il progetto di legge regionale “Disposizioni per l'implementazione della gestione sostenibile, la tutela naturalistica e la valorizzazione degli ambienti costieri di Vasto e San Salvo”, raccogliendo le firme di quasi tutto il Consiglio regionale, da Giuseppe Tagliente ad Angelo Orlando, ma per ragioni incomprensibili la proposta viene lasciata marcire nei cassetti dell’Amministrazione comunale di Vasto.

ErosioneIl 26 gennaio 2021 - prosegue la nota - su invito delle associazioni ambientaliste, la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Dina Carinci, presenta al Consiglio comunale di Vasto la mozione per sollecitare l'approvazione della legge regionale anzidetta; tale proposta, con tanto di cartina dei confini, viene approvata con voto favorevole di centrosinistra e centrodestra (nessuno contrario, solo 4 astenuti), impegnando così l'Amministrazione comunale a richiedere alla Regione l'istituzione della Riserva Naturale di Casarza.

Pochi giorni dopo, il provvedimento deliberato in Consiglio comunale viene inviato in Commissione assetto del territorio per la semplice acquisizione delle fattibilità scientifiche celermente fornite dalle associazioni ambientaliste a firma di accademici e scienziati. Il tutto,
però, inspiegabilmente, rimane letteralmente infognato in Commissione senza un perché. Per il momento tralasciamo la questione dell'allargamento del SIC a mare per 300 metri e a terra dalla battigia all’ex tracciato ferroviario come parte integrante del progetto Europeo “Life Calliope” promosso dalla Regione Abruzzo con il coordinamento scientifico dell’Università del Molise.

Basti qui solo ricordare che tale proposta è stata condivisa e approvata da tutti i portatori d’interesse (industriali, traboccanti, associazioni, pescatori) in assemblea pubblica svoltasi in Consiglio comunale il 18/06/21 e che il 24/02/22 il tutto doveva essere ratificato in Commissione assetto del territorio per la successiva e definitiva approvazione in Consiglio comunale ma, invece, ancora una
volta, molti consiglieri di maggioranza vengono assaliti da dubbi di ogni genere e il tutto è stato accantonato.

Noi ci chiediamo perché? Perché avere dubbi sull’ampliamento di un SIC promosso dalla Commissione europea che può aprire le porte ad una progettazione costante su un‘area di assoluta eccellenza? Magari, forse, davanti ai trabocchi si preferisce avere nuove trivelle di estrazione che molto probabilmente verranno installate con i nuovi piani energetici del Governo. Un SIC a mare, invece, sarebbe stato un ottimo strumento sia per la ricerca scientifica, sia per la tutela ambientale, sia per il turismo (magari adesso i turisti mangeranno sui trabocchi con un affascinante affaccio sulla trivella).

Perché, inoltre, avere dubbi sulla Riserva regionale di Casarza visto che il Consiglio comunale si è espresso tutto a favore? Non vogliamo credere che si vogliano aprire le porte ad una speculazione edilizia con qualche variante al PRG, e neppure che si vogliano riempire le aree di risulta a rischio concessione ai privati con decine e decine di strutture finto mobili. Tutto ciò sarebbe la fine del potere attrattivo della via verde: attualmente la via verde esercita un grande richiamo per un cicloturismo diffuso e un turismo sostenibile e di qualità. Ma affinché possa continuare a farlo, la stessa via verde deve conservare le caratteristiche della naturalità e delle peculiarità paesaggistiche: nessun cicloturista, nessun escursionista, ma persino nessuno che voglia semplicemente passeggiare in un ambiente tranquillo e sereno sceglierà di frequentare un'accozzaglia di luoghi della movida.

Da parte nostra - concludono - possiamo dire che per contrastare qualunque ipotesi speculativa continueremo a vigilare sulle scelte urbanistiche di quella zona, e che utilizzeremo sia legge regionale n. 5/2007 che il decreto di inedificabilità sancito dalla prima Amministrazione Lapenna all’indomani della chiusura del tracciato ferroviario. Inoltre chiediamo che l'Amministrazione comunale di Vasto presenti alla Regione Abruzzo, al più presto, senza indugi, senza scuse e senza pretesti, la richiesta di approvazione della legge istitutiva della Riserva naturale di Casarza».

E proprio in questi giorni il Comune di Vasto ha richiesto alla Regione un tempestivo intervento risolutivo "già propagandato dall'amministrazione regionale nei media locali" e una programmazione strategica per risolvere il grave fenomeno dell'erosione che interessa le nostre coste, in particolare quella in località Vignola. L'amministrazione chiede anche la concreta realizzazione di barriere frangiflutti per ripristinare l'accessibilità totale degli arenili interessati dal fenomeno. 

di Lorenzo Scampoli (lorenzo.scampoli@zonalocale.it)

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