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Vasto   Attualità 10/04

Morte di un amico. Il professor Luigi Murolo ricorda Cenzino

«Non avrei mai pensato che quello sarebbe stato l’ultimo saluto»

L’ho incontrato qualche mese fa in via Giulia. Casualmente. Poco più di qualche parola e lui, con il suo consueto “modus loquendi” dialettale, a interrogarsi sulla pandemia non senza qualche preoccupazione. Poi il congedo con il classico «i’ sémǝ véśtǝ» e ognuno con i propri pensieri lungo due versanti di una stessa strada per i quali, uno dei due, già annunziava il raggiungimento del traguardo! Che dire! Non avrei mai pensato che quello sarebbe stato l’ultimo saluto.
C’erano stati tempi in cui ci si frequentava. Dove “politique d’abord” (politica anzitutto) insieme con qualche abbondante libagione e senza mai dimenticare qualche “tazza” di quello buono costituivano il nodo degli incontri. La casa di Enzo era il luogo in cui si celebrava questa singolare liturgia dei rapporti umani.
“Tutti per uno, uno per tutti”, era il motto dei tre moschettieri dumasiani che si attagliava perfettamente al gruppo. Già, un “Tutti per uno, uno per tutti”, lentamente discioltosi per autosfinimento. Con la consapevolezza di aver raggiunto una matura individualità. Diamine! Era difficile poter pensare che si potesse morire in solitudine e accorgersi della scomparsa di qualcuno a distanza di un po’ di giorni dal decesso. Nessuno, in anni remoti, aveva avuto l’occasione di leggere quel passo del Qohèlet che recita:

[…] se uno cade
l’altro lo solleverà.
Ma chi è solo
Sciagura!
Cade e a tirarlo su
l’altro non c’è.
[…]

Poi, ognuno può trarre le conseguenze che vuole. Tutti sanno che si muore sempre da soli. Ma la solitudine è diversa. Si intraprende l’ultimo viaggio senza poter affidare il lamento dell’addio a qualcuno. Cenzino se ne è andato così. Che cosa posso dire? Io non c’ero!!!

Prof. Luigi Murolo

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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