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Vasto   Politica 04/12/2021

I sindaci al capezzale della sanità, "Così si torna all’epoca post-bellica, manifestiamo"

I primi cittadini del territorio protesteranno sotto la sede regionale

Gianfranco D'IsabellaLo stesso, amaro, destino unisce i sindaci del territorio che si preparano alla protesta. Il tema è quello della sanità riguardo al quale, stamattina, nell’aula consigliare di Vasto, i rappresentanti dei comuni dell’entroterra (17 quelli presenti: Vasto, San Salvo, Scerni, Cupello, San Buono, Furci, Fresagrandinaria, Palmoli, Carunchio, Celenza sul Trigno, Torrebruna, Lentella, Fraine, Gissi, Torino di Sangro, Carpineto Sinello, Villalfonsina) hanno gridato il proprio sconforto insieme ai colleghi di Vasto e San Salvo.
La presenza di Francesco Menna, oggi padrone di casa, e Tiziana Magnacca non è casuale. Se nelle aree interne del Vastese si assiste alla progressiva spoliazione dei servizi sanitari, sulla costa si ha il conseguente sovraccarico di quelle strutture che devono assorbire ulteriore utenza. La prova concreta è in ciò che sta accadendo per i vaccini contro il Covid-19. Dopo la chiusura a fine agosto del centro di San Salvo Marina che accoglieva buona parte degli utenti dell’area del Trigno, ora chi aderisce alla campagna d’immunizzazione viene dirottato soprattutto a Vasto, nel palazzetto di via Santa Caterina da Siena, dove quotidianamente ci sono lunghissime code.

Presenti per l’occasione anche la deputata Carmela Grippa (M5S) e i due consiglieri regionali d’opposizione Silvio Paolucci (Pd) e Pietro Smargiassi (M5S).

“Discutere con la Regione è combattere con un arrogante muro di gomma ­– ha attaccato il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli – Ci troviamo di fronte a un ente che è inadempiente rispetto alla sentenza del Tar che le impone la riapertura della guardia medica di Carunchio. Vogliamo un incontro con l’assessore Nicoletta Verì che ci ha sempre snobbato. Quando è venuta a Castiglione Messer Marino ci ha risposto sorridendo che il futuro è la telemedicina… vogliamo un atteggiamento serio dalla Regione, altrimenti dovremo mettere in atto una manifestazione forte. Ogni volta che Marsilio e Verì ci dicono ‘Non vi preoccupate, risolveremo’, c’è un pezzo in nella nostra sanità. Se continua così, torneremo alla situazione post-bellica”.

Dello stesso avviso il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo che già alcuni giorni fa aveva alzato la voce sulle condizioni dell’ex ospedale che ha laboratori e strumenti inutilizzati. Oggi, a causa di un infortunio, ha citato la propria esperienza diretta: “Da 15 anni c’è solo una razionalizzazione verticale sul territorio. Nel mio caso ho dovuto rivolgermi a Pescara per un intervento che qui non ho potuto fare a causa dell’assenza di anestesisti. La Asl, quindi, deve pagare anche la mobilità passiva per chi non può usufruire qui delle cure. Siamo i primi a cui chiedono i tagli e gli ultimi ai quali riconoscono qualcosa. Questo accade perché il nostro peso politico è insufficiente, quindi basta parole, passiamo ai fatti mettendo da parte gli interessi di bottega e facciamo squadra al di là delle appartenenze politiche per portare avanti le istanze del cittadino”.

Agostino ChieffoGianfranco D’Isabella (Carunchio) ha toccato con mano da vicino il muro di gomma regionale considerata la vicenda della guardia medica riaperta dal Tar solo sulla carta per assenza di medici, “Il tribunale amministrativo ha riconosciuto che non si può chiudere una guardia medica durante una pandemia, ma è ancora chiusa. Oltre a questo, quando costano alla Asl i ricoveri impropri? Vengono citati i fondi del Pnrr, ma se non ci sono gli uomini servono a poco. Abbiamo bisogno, inoltre, di rafforza l’emergenza/urgenza: oggi abbiamo sull’ambulanza autista e barelliere senza infermiere, ma se lo dichiamo rischiamo che ci venga tolto il servizio proprio perché manca quella figura”.

Le esperienze e le istanze sono numerose e diversificate anche perché i sindaci, quali massima autorità locale, raccolgono tutte le lamentele dei propri cittadini. Un altro caso emblematico è quello di Cristina Lella, primo cittadino di Torrebruna, che deve rispondere alle difficoltà dei tanti anziani di Guardiabruna – frazione rimasta senza medico – che difficilmente riusciranno a spostarsi per la terza dose del vaccino o per le altre esigenze, “Dobbiamo andare incontro a chi non ha la tecnologia, il diritto alla salute è inconfutabile. Se aspettiamo i progetti del Pnrr nel 2024, rischiamo di non avere più i pazienti perché morti o spostatisi altrove dove già vivono i figli”.
Altro caso è quello di Fresagrandinaria che già nel gennaio scorso, come raccontato dal sindaco Lino Giangiacomo, aveva approntato la propria sede vaccinale per poi ottenere la convezione solo a giugno. Pronto alla soluzione dura è anche Angelo Marchione (Furci): "Il personale che resiste è ammirevole, deve lavorare anche in sedi inadeguate. Ormai è inutile parlarne, sono più orientata per l'azione eclatante senza chiedere un ulteriore incontro".

Quali soluzioni di fronte allo scenario desolante? Grippa si farà portavoce “di queste problematiche al ministero, ma resto esterrefatta nell’apprendere che la Regione fa programmazione senza ascoltare il territorio. Ci sono 7 miliardi di euro per l’assistenza territoriale, ma senza una programmazione si rischia di perderli”.

I sindaci si sono assicurati anche l’appoggio dei due consiglieri regionali Smargiassi e Paolucci con quest’ultimo, assessore alla Sanità con D’Alfonso, che ha ammesso da almeno dieci anni si osserva un piano di razionalizzazione “a causa della gestione commissariale”.
Il presidente della commissione Vigilanza, Smargiassi, ha ribadito più volte – stante l’assenza di dialogo – la necessità della protesta sotto il palazzo regionale: “Neanche noi consiglieri d’opposizione siamo a conoscenza della programmazione regionale riguardo il Pnrr. Il territorio bisogna conoscerlo e la Verì non lo conosce, la prova è che per arrivare all’incontro di Castiglione si è persa impiegando un’ora e mezza in più. La Asl ha strumenti a disposizione per indurre i medici a raggiungere le sedi che vengono assegnate, ad esempio l’ordine di servizio, ma quello dei medici è un tema nazionale che va risolto a quel livello. Se si chiudono i servizi nel territorio, è normale che si ingolfa Vasto. Venite all’Aquila per obbligarli all’ascolto”.

Il concetto dell’unità al di là delle appartenze è stato ripreso anche dalla sansalvese Magnacca: “Sono qui perché è importante fare squadra, se siamo uniti ci sarà anche il risultato. La sanità annaspa sempre più. Facciamo un elenco delle priorità e sottoponiamolo al consiglio regionale, magari servendoci anche dell’Anci”.

La via è ormai segnata, è quella della protesta: nei prossimi giorni sarà fissato l’appuntamento per una protesta all’Aquila, sotto la sede della Regione, per chiedere pari dignità e servizi per tutti i cittadini di questa parte d’Abruzzo.

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di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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