Vasto   Cultura 29/10

"Come tralci": l’Abruzzo, la guerra e la speranza, nel nuovo libro di Carmelina Santini

Domenica 31 ottobre alle 17, la presentazione del volume nella sala Aldo Moro

Carmelina SantiniDomenica 31 ottobre, alle ore 17 nella sala comunale "Aldo Moro" in Piazza Rossetti a Vasto, si terrà la presentazione del libro di Carmelina Santini, "Come tralci". Saranno presenti all'evento l'autrice e Antonino Serafini, presidente della Casa Editrice Carabba. Interverranno Giulio e Silvia Giarrocco.

IL LIBRO - Storia vera di Cesario, giovane contadino vastese che parte sotto il Regio Governo per fare il soldato nelle Isole dell'Egeo. Arriva a Rodi e vi si trova bene, conquistato dall'isola e dalle sue bellezze. Ma le cose cambiano presto e, durante una licenza-convalescenza a casa, l'Italia entra in guerra; viene dunque mandato a Kos dove sono di stanza anche alcuni miliziani delle Camicie Nere, e non sempre tra loro e i soldati del Regio Esercito correva buon sangue. Con la rottura dell'Asse Italo-Tedesca il Comando si disperde e lui va ramingo per l'isola, ma viene preso; anzi sarà lui stesso, allo stremo delle sue forze, ad arrendersi ai tedeschi, ormai i nuovi nemici. Assieme a tanti altri sfortunati viene deportato in Russia nel campo di Minsk e lì toccherà il fondo: fame, freddo e patimenti lo segneranno per sempre. Passano gli anni, la guerra si inasprisce sempre più finché la Germania comincia a sentire il fiato sul collo e al campo di Minsk arriva l'ordine di evacuare. Inizia così il viaggio all'inferno: sui campi innevati, tra il fango e il freddo, i tedeschi si portano i prigionieri come cadaveri viventi. Molti cadono per strada, pochi riescono a sopravvivere. Cesario è tra questi: viene abbandonato perché ritenuto morto, ma, proprio quando non ci sono più speranze, riesce ancora a salvarsi. Viene curato, si riprende, cerca di capire dove si trova e tenta di progettare il suo ritorno in Italia (lui, piccolo contadino senza istruzione, aveva preso anche lezioni di tedesco da un professore di lingue compagno di prigionia). Inizia una nuova fase di peregrinazioni attraverso i Paesi dell'Est ma quando arriva ad Innsbruk, sicuro ormai di farcela, viene nuovamente ghermito dai tedeschi. Questi lo consegnano ai Repubblichini e sarà obbligato, pena la fucilazione, ad aderire alla neo nata Repubblica di Salò. Con loro, tra quei giovincelli esaltati, rientra in Italia. Il Comando si stabilisce in una antica villa di Fontanellato e ha il compito di fare da supporto ai tedeschi contro i partigiani che si fanno sempre più incalzanti. Questi ultimi in un primo scontro hanno la meglio, lo catturano assieme ad altri ex soldati e lo portano sulle colline del parmense. Gli viene chiesto di diventare partigiano e di dare il suo contributo per scacciare i tedeschi dal suolo italiano. In Cesario la prima reazione è quella di rifiutare e tornare a casa dalla sua famiglia, che sicuramente lo piange morto da anni, ma poi fa la conoscenza di alcune persone che lo motivano ad accettare la giusta causa ed entra così a far parte del 135° raggruppamento, reparto Evangelista, della Brigata Garibaldi ‘Stella Rossa’. Il 25 aprile del 1945 l'incubo finisce: sono passati 7 anni dalla sua partenza e il giovane Cesario, nato il 7 luglio 1917, convinto ormai di essere passato attraverso l'Apocalisse, riesce a tornare a casa, nella terra d'Abruzzo, a farsi una famiglia, a coltivare amicizie e a continuare la sua attività di vignaiolo.

"Il romanzo – si legge nel comunicato - si presenta come un racconto nel racconto con un narratore che, zigzagando, guida e alterna il tutto, confrontando i ricordi del personaggio chiave con quelli degli altri contadini suoi amici; questi stuzzicano l'interesse per i suoi racconti apportando anche il loro specifico contributo con molteplici riferimenti al paesaggio che fa da contesto, alle usanze contadine e soprattutto al cibo e al vino che scandiscono l'intero sviluppo delle vicende. Nel frattempo, il protagonista è passato a miglior vita ma è rimasta la sua testimonianza a dare prova che non tutto muore con noi, ma ciò che seminiamo continua a germogliare e a dare i suoi frutti anche quando non ci siamo più, proprio come fanno i tralci dei vitigni".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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