Giornata Mondiale dell’informazione sullo sviluppo: uno sguardo attento sul futuro

La riflessione di Benedetta Argentieri sulla giornata istituita nel 1972 dall’Onu

In maniera sempre più frequente ci disinteressiamo di ciò che accade intorno a noi, dello sviluppo degli eventi e spesso anche del loro imminente effetto su molteplici fattori che caratterizzano la nostra quotidianità: salute, ambiente, benessere sociale. Talvolta, sono fattori invisibili che, fin quando non ci toccano direttamente, tendiamo ad ignorare e tralasciare, oppure rimandare con la speranza che il problema non si ingigantisca e sparisca. La novità ci spaventa, ma ciò che incute maggior timore è il cambiamento radicale: non a caso, la nostra è un'epoca restia a qualsiasi forma di mutamento e scettica verso ipotetiche fasi di sviluppo, in quanto teme che si possa solamente retrocedere, piuttosto che progredire.

A tal proposito, inerente più che mai a questo argomento, è la Giornata Mondiale dedicata all'informazione sullo Sviluppo, istituita nel 1972 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È una ricorrenza di cui non sentiamo parlare con particolare frequenza, forse perché si predilige focalizzarsi su altro, o forse perché non è valorizzata abbastanza, non invogliando, così, i cittadini a condurre una ricerca mirata.

Succedono cose che non ci aspettiamo, mentre quelle che attendiamo per diverso tempo sembrano non arrivare mai, determinando in noi una rassegna senza precedenti, il superamento di un confine entro il quale ci appare ormai impossibile tornare.

Anche se ci spaventa, ci impegniamo nel ricercare la novità, il diverso, accorgendoci, poco dopo, di non essere mai realmente pronti a lasciare qualcosa di “sicuro” e lanciarci metaforicamente nel cambiamento, per quanto, invece, crediamo di esserlo. Preferiamo rimanere ancorati, piuttosto che vagare alla ricerca di altri momentanei approdi. Preferiamo rimanere nella nostra “comfort zone”, nonostante, molte volte, sia tanto distante dal reale e veritiero concetto di comfort e l’unico mezzo per migliorare sarebbe proprio cercarne una nuova, forse semplicemente più adatta.

Facendo, quindi, leva sugli interrogativi che tale argomento genera, è stata dedicata questa “Giornata”, che ha l’obiettivo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle problematiche riguardanti lo sviluppo e sulla necessità di incoraggiare nuovi sforzi nel campo della cooperazione internazionale. Sembra un discorso puramente tecnico, di minuziosa complessità, a tal punto che facciamo difficoltà ad immaginare che esso possa essere trattato in prima persona da noi.

A tal proposito, è importante ricordare quanto recita il primo articolo della Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo, adottata nel 1986: “Il diritto allo sviluppo è un diritto umano inalienabile, in virtù del quale ogni persona umana e tutti i popoli sono legittimati a partecipare, a contribuire e a beneficiare dello sviluppo economico, sociale, culturale e politico, in cui tutti i diritti umani e tutte le libertà fondamentali possano essere pienamente realizzati”.

Quale miglior modo, se non quello appena citato, per concretizzare tale argomento?
Spesso, l’astrattismo di queste parole induce alcune persone a dubitare del reale coinvolgimento di noi esseri umani, per il discorso che necessitiamo della visiva verifica di un processo di avviamento del cambiamento.

In realtà, questo discorso deve farci entrare dentro una precisa ottica: incoraggiare i cittadini a partecipare attivamente e considerarsi singolarmente e collettivamente utili attraverso un’accurata informazione.

La sfida posta in essere dal primo articolo della Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo sottintende, dunque, un impegno concreto e costante da parte di ciascuno di noi e il fattore che la sua diffusione e divulgazione non siano stati ampiamente valorizzati, potrebbe giustificare, almeno in parte, la sua tarda e incompleta attuazione, nonostante sia stato dichiarato una trentina di anni fa. Uno tra i tanti elementi che potrebbe aver contribuito notevolmente a questo rallentamento di attuazione è ampiamente ricollegabile al fatto che viviamo in un'epoca globalizzata e in un mondo interdipendente, dove ogni giorno siamo involontariamente i protagonisti o gli artefici di vicende di vario genere.

Gli elementi di maggiore difficoltà, tra cui annoveriamo le crisi di diversa natura, i cambiamenti climatici e l'aumento delle disuguaglianze tra e all'interno dei paesi, sottolineano nuovamente l'importanza del diritto allo sviluppo e la necessità della sua attuazione. La necessità di progredire nel consolidamento dei princìpi di solidarietà collettiva e responsabilità condivisa, così come la necessità di trovare un equilibrio tra le responsabilità nazionali e internazionali diventa sempre più imperativo.

In vista delle notevoli carenze informative fornite a noi cittadini, da circa 6/7 anni a questa parte, l’Europa si sta impegnando a sostenere lo Sviluppo, ponendosi obiettivi riguardanti, ad esempio: informare i cittadini dell’Unione circa la cooperazione allo sviluppo dell’Unione e degli Stati membri, promuovere la partecipazione diretta, il pensiero critico e l’interesse attivo dei cittadini dell’Unione e delle parti interessate in materia di cooperazione allo sviluppo, aumentare la consapevolezza dei benefici della cooperazione allo sviluppo dell’Unione, non solo per i beneficiari dell’assistenza allo sviluppo, ma anche per i cittadini dell’Unione e giungere, così, ad una più vasta comprensione della coerenza delle politiche per lo sviluppo, nonché promuovere un senso di responsabilità, solidarietà e opportunità tra i cittadini dell’Europa e dei Paesi in via di sviluppo in un mondo che, come veniva sopra spiegato, risulta essere sempre più mutevole e interdipendente.

Tutto ciò mira ad informare meglio i cittadini dell’UE sulla cooperazione allo sviluppo, sottolineando cosa può fare l’unione e quali risultati potrebbe raggiungere se gli Stati membri, i popoli e le istituzioni unissero le forze. Focalizzando l’attenzione su un tema specifico relativo allo Sviluppo, notiamo come è stato dedicato un intero programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità: l’Agenda 2030, la cui adozione ha posto l’Italia di fronte a molteplici sfide, tutte di grande complessità, che richiedono uno sforzo collettivo, occupandosi di informare per sensibilizzare l’opinione pubblica al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile.

È, dunque, un progetto che permette agli individui partecipi di agire su due direttrici fondamentali. Partendo dalla prima, ovvero fornire un'informazione di qualità, ci si può collegare al discorso iniziale, secondo il quale i risultati tardano ad arrivare proprio perché, di base, c'è una mancata informazione. In vista di tale carenza, l'ASviS, ovvero l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, si impegna a offrire quotidianamente un’accurata informazione, proponendosi come punto di riferimento e fonte autorevole di informazione sui temi dello sviluppo sostenibile.

Il secondo punto si focalizza sulla trasmissione del corretto significato di “sviluppo sostenibile”, in quanto il termine “sostenibilità” viene talvolta sottovalutato, in altri casi abusato. È questo il motivo per il quale l’ASviS si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sul corretto significato di “sviluppo sostenibile”, al fine di orientare le scelte dei cittadini verso modelli di produzione e consumo responsabili e ostacolare il rischio che la sostenibilità diventi solo uno strumento di marketing. In sostanza, è immediato notare come, attraverso la cooperazione di più soggetti, la diffusione di questo tema aumenti notevolmente, inducendoci anche ad operare un confronto tra passato e presente.

Così facendo, è di facile intuizione notare una specifica differenza: la sensibilità verso questa tematica sta radicalmente cambiando, in quanto, fino a pochi anni fa, i grandi quotidiani non parlavano in nessuna misura dello sviluppo sostenibile, cosa che invece, ad oggi, accade. Tale diffusione, però, avviene prevalentemente nella comunicazione di massa, determinando un pubblico che si sta approcciando all’informazione sul tema e nello specifico sull’Agenda 2030 in modo curioso e attento. È un processo ancora in atto, la cui fisionomia non è stata ancora ben delineata, facendo così persistere la necessità di comunicare l’urgenza di questi temi.

Questa giornata serve per ricordare ad ognuno di noi di continuare a trascorrere le giornate nella solita quotidianità, inserendo questo nuovo tassello che contribuirà alla costruzione di nuove consapevolezze e aspettative che ci aiuteranno a perseguire in maniera più convinta importanti e doverosi obiettivi.

È un processo lungo e farraginoso, spesso deludente per via delle risposte che tardano ad arrivare, però, come ci ricorda l’intellettuale Marie Curie, "la strada per il progresso non è né rapida né facile", pertanto l’impegno e la costanza verranno ricompensati da risultati che supereranno le nostre aspettative.

 

Benedetta Argentieri

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