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La proposta di Fabio Cieri: all’ex Cotir un Centro di Ricerca e Sperimentazione sul tartufo

Il progetto dell’imprenditore vastese candidato con La Buona Stagione

Concretezza e progetti per il territorio. È con questo spirito che Fabio Cieri, imprenditore nel settore della tartuficoltura e della ristorazione, ha scelto di candidarsi alle elezioni amministrative di Vasto con la lista La Buona Stagione, sostenendo la candidatura a sindaco di Alessandra Notaro. “Ho trovato in questa squadra tanta concretezza e la volontà di fare qualcosa di nuovo per lo sviluppo della nostra città e del territorio”, spiega Cieri. Da parte sua c’è un progetto, già scritto e pronto per essere in campo, che ha una duplice valenza: quella di creare nuove opportunità di sviluppo e, non meno importante, recuperare una struttura oggi in stato di abbandono. Ed infatti all’area del Cotir, l’ex centro di ricerche della Regione Abruzzo in Contrada Zimarino, che hanno pensato Fabio Cieri e i suoi collaboratori nell’elaborare il progetto per un Centro di Ricerca e Sperimentazione sul Tartufo e sulla Tartuficoltura. “La nostra idea deriva da un percorso professionale sinergico, fatto di collaborazioni ed esperienze dirette con aziende agricole, enti pubblici, commercianti, gastronomi e comunità locali che ci hanno portato a cogliere una grande opportunità offerta dal territorio abruzzese”, spiega Cieri. Si potrebbe creare a Vasto un istituto altamente specializzato e dotato di sala convegni, laboratori, uffici, serre e aree didattiche grazie al recupero e alla valorizzazione di una  struttura abbandonata.

A livello nazionale e internazionale “la produzione di tartufo rappresenta un importante modello di agricoltura che include lo sviluppo sostenibile, la protezione dell’ambiente e la crescita delle aree rurali. Il tartufo si colloca in una fascia di mercato medio-alto attenuando la contrazione degli effetti del prezzo di vendita e delle quantità prodotte in virtù delle proprie caratteristiche e della crescente attenzione dei mercati verso i territori di provenienza del prodotto stesso. Si stima che, nei prossimi anni, gli impianti tartufigeni coltivati produrranno il 90% del prodotto. Ciò avverrà a causa della vertiginosa distruzione delle tartufaie naturali, dovuta allo sfruttamento delle stesse in modo inadeguato, ma soprattutto alla crescita smisurata e incontrollabile delle popolazioni dei cinghiali, ormai presenti su tutto il territorio. Il territorio abruzzese è particolarmente vocato per i tartufi che, però nella maggior parte dei casi, vanno ad alimentare mercati più organizzati come quello di Alba in Piemonte e quello di Acqualagna nelle Marche, senza produrre un vero e proprio reddito per la Regione”.

L’idea imprenditoriale elaborata da Cieri, punta ad una gestione pubblico-privata “con l’obiettivo dell’autogestione economica e strategica. Le vendite, di beni e servizi prodotti, garantiranno la copertura degli investimenti e delle spese di gestione nell’arco di pochi anni. Le sovvenzioni pubbliche, comunque, saranno importanti, soprattutto all’inizio, per il posizionamento nel mercato e per garantire uno standard qualitativo elevato del prodotto-servizio”.

La sua idea, che conta già sull’apporto di Michele Di Rienzo - Responsabile del Centro di Tartuficoltura di Campochiaro, Capovivaista del Vivaio Regionale di Campochiaro e Consulente Arsarp sulla tartuficoltura - come consulente per la ricerca, parte dalla convinzione che “Vasto ha caratteristiche ideali per diventare il punto di riferimento a livello regionale del centro-sud Italia per lo sviluppo, il commercio e la promozione del tartufo – afferma l’imprenditore vastese -. Un’area geograficamente strategica lungo la costa adriatica e alle porte della Valle del Trigno che, oltre a unire l’Adriatico al Tirreno, è un’importante arteria di collegamento per le zone interne della Regione. Un luogo climaticamente avvantaggiato, ricco di storia, cultura, attrazioni naturali, turistiche ed enogastronomiche”.

Avere un Centro come quello proposta creerebbe opportunità per gli imprenditori agricoli e le amministrazioni locali, “che operano nelle zone vocate, allo sviluppo delle attività tartuficole grazie all’incremento di reddito ad essa legato, con la conseguente difesa ambientale del territorio (condizione necessaria per l’attività di coltivazione del tartufo con un rilevante impatto positivo sia sull’economia che sull’ambiente)”.

La nascita del centro sarebbe un volano anche per “stimolare il turismo con eventi convegnistici e fieristici a carattere nazionale, con nuove proposte nella ristorazione e con escursioni guidate alla ricerca di tartufo per colmare la carenza assoluta dell’attività escursionistica nell’offerta turistica di Vasto. E poi incentivare il settore dell’agroalimentare, vista la crescente domanda a livello regionale, nazionale e internazionale, soprattutto dei mercati dell’Est Europa e Asiatici”.

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