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Vasto   Musica 14/07

Cafè Racer: disinibiti, insoliti e "svitati", ma non chiamateli rock band: "A definirci è la musica"

Il 15 luglio sul palco delle Piazze della Musica, in arrivo 2 brani inediti

I Cafè Racer (da sinistra: Fabrizio De Nadai, Daniele Colaneri, Vincenzo Cinalli, Adele Fabiani, Davide Tenaglia e Giovanni Carosella)Rock, soul e funky in un viaggio musicale che parte dall'American dream degli anni '50, fino ad arrivare ai giorni nostri. Si potrebbe descrivere così la musica dei Cafè Racer, band vastese in attività dal 2017, in grado di coinvolgere il pubblico con un vastissimo repertorio che va da Elvis Presley a Ray Charles, passando per le colonne sonore dei film dei Blues Brothers. A parlare a Zonalocale di questo gruppo di "svitati", parole sue, è Adele Fabiani, sassofonista della band e sua fondatrice.

"Il gruppo è nato nel 2017 da una mia idea che era quella di creare una band che ci permettesse di dar vita ad un'attività concertistica locale che in quel periodo mancava o comunque era molto limitata – spiega Adele -. Il mio compagno Davide (batterista della band, ndr), mi ha subito appoggiata, e insieme abbiamo iniziato a stilare un primo repertorio, una scaletta, e a pensare ai membri del gruppo. L'idea era anche quella di creare una situazione in cui, oltre a suonare, avessimo la possibilità di divertirci andando un po' contro la tendenza che dava alla musica una piega quasi seriosa, perdendo quel lato divertente che per noi è da sempre legato all'idea di suonare. L'intenzione era quella di portare lo spettacolo al di fuori di noi, perché ovviamente noi suoniamo per qualcuno, lo facciamo per il nostro pubblico, per chi ci segue".

Chi sono i Cafè Racer?
La formazione attuale conta sei musicisti, tra cui due fiati, io al sassofono e Fabrizio De Nadai alla tromba, Davide Tenaglia alla batteria, Giovanni Carosella, in arte Lo Spallaro, alla chitarra, e Vincenzo Cinalli al basso. La new entry, con noi dall'anno scorso quindi alla sua seconda stagione, è Daniele Colaneri, voce e tastiere della band, un ottimo musicista che ha portato con sé tanti sorrisi e tanta voglia di suonare. Nel corso degli anni la formazione è cambiata, alcuni membri hanno preso strade o impegni diversi. La nostra idea di gruppo è quella di avere una formazione propria che sia però aperta ad altri musicisti: quello che abbiamo sempre amato è confrontarci e collaborare con altri musicisti, locali e non, proprio perché fare comunione con altre persone, soprattutto in un ambiente come il nostro ma in generale nella musica, è un'esperienza forte, che ti segna. A volte bastano un paio d'ore con musicisti con i quali sei alla prima, e magari unica collaborazione, per dar vita ad un'esperienza di crescita personale che ti resta dentro per sempre.I Cafè Racer

Alcuni di voi hanno alle spalle anni di conservatorio o di accademia musicale. Come si riflette la vostra esperienza sulla musica che suonate?
Gran parte di noi studia o è diplomata in Conservatorio e c'è anche chi sta portando a termine un percorso accademico. Non tutti però ci siamo formati nello stesso modo, c'è anche chi ha studiato privatamente o a livello amatoriale, ma che ha comunque sempre dedicato tutta la sua vita alla musica. Qui entra in gioco l'esperienza, che nessun titolo di studio può comprare. Anche il nostro repertorio rispecchia le nostre esperienze, e ci accomuna la voglia divertire sia noi che il pubblico, ma anche quella di proporre un certo tipo di repertorio che potremmo definire disinibito.

Cosa c'è nel vostro repertorio "disinibito"?
Proponiamo rock and roll, funky e grandi classici del soul, siamo orientati su questa scia anche perché, suonare questo tipo di musica, ci porta ad essere sereni e a divertirci. Spaziamo da Carl Lewis ed Elvis Presley, fino a Ray Charles, i nostri cavalli di battaglia sono i pezzi tratti dai film dei Blues Brothers, e facciamo anche colonne sonore di film o brani tratti da fiction. Cerchiamo sempre di muoverci tra diversi generi, proponendo anche cose insolite, ad esempio una volta come apertura di una serata abbiamo suonato la sigla del Maurizio Costanzo show. Sentiamo un suono e lo riproponiamo, siamo proprio fatti così.

Oltre al genere che proponete, la vostra particolarità è anche quella della presenza di un sassofonista e di un trombettista. Da rappresentante dei "fiati", pensi che proporre questi strumenti possa essere utile per incuriosire le "nuove leve" del panorama musicale del territorio, magari le ragazze?
Mi sono sempre esibita in formazioni rock suonando il sassofono, sono una delle prime ragazze nella zona a suonare uno strumento simile. Mi auguro che in futuro questo gruppo possa essere d'ispirazione anche per altre ragazze perché, anche se siamo nel 2021, ci si stupisce ancora nel vedere una ragazza che suona uno strumento come il sax. Penso che ci si dovrebbe stupire di meno e prendere più l'iniziativa perché come così come l'ho fatto io possono farlo tantissime altre ragazze. E ragazzi, naturalmente.

Da sinistra: Adele Fabiani (sassofono) e Fabrizio De Nadai (tromba)A proposito di cliché da estirpare, come descriveresti la tua esperienza in una band di soli uomini?
In realtà il più delle volte non ci penso nemmeno, perché con loro mi trovo benissimo, non hanno pregiudizi o particolari comportamenti dettati dal fatto che sono una ragazza. Tra tutti noi c'è un vero e proprio rapporto alla pari. Sicuramente la cosa che ci lega di più è il nostro rapporto di amicizia. Al di là del feeling musicale, tra di noi c'è anche feeling al di fuori dalla band, ci comprendiamo ovunque, non solo sul palco, e penso che questo sia importante visto che la sintonia tra musicisti non è a comando ma va anche costruita.

Come definireste il vostro gruppo?
Non abbiamo urgenza di definirci, di darci un'etichetta, lasciamo il compito di assegnarci un genere a chi ha voglia di ascoltare la nostra musica, di assistere alle nostre esibizioni. A noi, personalmente, non piace definirci. Crediamo molto nell'avere un riscontro di emozioni, di sensazioni, per noi un musicista vive di questo. Non ci interessa primeggiare, né far vedere chi siamo, l'importante è trasmettere qualcosa al di là del virtuosismo e della capacità tecnica che sono comunque componenti importanti. La nostra visione si riflette anche nel nome del gruppo, che è stato un'idea del nostro ex bassista, Sebastiano Marchesani, e si ispira al modello di una moto, simbolo che incarna un po' il nostro sogno americano. E anche la nostra musica rispecchia un po' l'American Dream degli anni '50-'60.

Da musicisti, come avete vissuto lo "stop forzato" necessario per contenere l'emergenza sanitaria?
L'inizio di questa brutta storia, un anno fa, ci ha costretti a fermarci un po', ma forse ci ha anche dato modo di riprendere lo studio in maniera più approfondita, di ritagliarci dei momenti per noi, di riprenderci un attimo i nostri spazi perduti. Dopo i primi tempi però, abbiamo iniziato a sentire la mancanza di stimoli, di una finalità delle cose fatte, del contatto con il pubblico. Noi musicisti non facciamo le cose per noi stessi, perché altrimenti ci basterebbe suonare nelle nostre stanze, senza confronto, mentre abbiamo bisogno di energia esterna. E la nostra energia è il pubblico, è il confrontarci con altri musicisti, è il fatto di andare in posti nuovi, con persone diverse che ci ascoltano e con cui poi ci confrontiamo. Speriamo di ripartire e non fermarci di nuovo perché anche psicologicamente abbiamo subito tanto. Il nostro settore, è ancora poco tutelato, rispettato e preso in considerazione. Non di solo pane vive l'uomo, mi verrebbe da dire, e cose come la musica, il teatro, il cinema, i viaggi, andrebbero valorizzate e tutelate maggiormente, non trattate sempre come cose secondarie.

Con la ripartenza, anche il panorama musicale è tornato in fermento. Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Noi siamo pronti a ripartire, più pazzi che mai. Ci siamo ritrovati con la voglia di fare, di suonare, di divertirci e divertire, la nostra voglia di suonare non è finita e non finirà mai. Siamo già al lavoro per un nostro disco, stiamo lavorando su due brani inediti e, sperando di riuscire a tornare in studio alla fine dell'estate, dovrebbero essere pronti per la prossima stagione. Naturalmente, le canzoni saranno come noi, prive di etichette, avranno tante contaminazioni strane, non seguiranno un filone preciso con il repertorio che già proponiamo. Noi Cafè Racer siamo sei persone che arrivano da esperienze musicali diverse, portiamo avanti anche progetti paralleli con altre band e alcuni di noi suonano con le orchestre e con le bande. Questi fattori incidono sulla nostra esperienza musicale che è a tutto tondo e ci porta ad avere tante influenze. Per i progetti a breve termine invece, giovedì 15 luglio ripartiamo con le esibizioni dal vivo in occasione dell'evento Piazze della Musica, alle 21.30 in piazza Pudente. A Vasto abbiamo altri 5 appuntamenti, poi ci aspetta un piccolo tour con diverse date in Abruzzo, Molise e Campania.

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di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

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