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Roma   Cronaca 28/03

Terremoti in mare, si studiano le faglie in Adriatico centrale: "Settore altamente fratturato"

Decine di scosse da ieri. A provocarle lo spostamento della catena dinarica

Da ieri sono decine le scosse di terremoto registrate dai sismografi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in Mare Adriatico. All'evento di maggiore portata, quello delle 14.47 di magnitudo 5.6, ne sono seguiti numerosi altri di minore intensità localizzati nella stessa area dell'Adriatico e non avvertite dalla popolazione. Ieri, spiega l'INGV, "il Centro Allerta Tsunami ha diramato un messaggio di Informazione, non di Allerta. La magnitudo (5.6) infatti, è inferiore alla soglia minima per l’allertamento". 

C'è però grande attenzione su ciò che accade nel mar Adriatico. Nel dicembre 2015 avevamo pubblicato un'intervista di Roberto Naccarella al professor Marco Mucciarelli, prematuramente scomparso, che approfondiva proprio le tematiche delle scosse in Adriatico [LEGGI].

"Il terremoto nel Mare Adriatico centrale è una causa del lento ma incessante spostamento verso sud-ovest della catena dinarica ad una velocità variabile tra i 2.0 e i 4.5 metri per millennio. Questa catena montuosa costituisce un complesso orogenico che si estende dalla Slovenia sud-occidentale al Montenegro, correndo lungo la costa adriatica della Croazia ed estendendosi sia verso sud-ovest (ovvero verso l’Italia) per un centinaio di chilometri, sotto forma di una catena sommersa sotto il Mare Adriatico, sia per circa 200 km verso nord-est, in direzione del cosiddetto Bacino Pannonico (corrispondente all’attuale Ungheria). La catena dinarica si presenta come un orogene simile e speculare alla catena appenninica settentrionale centrale e centro-meridionale, che a sua volta tende a migrare verso nord-est generando a sua volta terremoti, come quelli che hanno luogo in Emilia-Romagna e nelle Marche", spiegano in un approfondimento Gianluca Valensise e Vanja Kastelic, dell'INGV.

"Il terremoto odierno (di ieri, 27 marzo, ndr) è quindi testimonianza diretta della presenza di grandi faglie sismogenetiche, allineate sia lungo la costa dalmata, sia in pieno Adriatico".

Nella mappa vengono evidenziate con fasce di colore arancione le faglie sismogenetiche del database DISS dell’INGV (http://diss.rm.ingv.it/diss/), con stelle nere i terremoti odierni (da http://terremoti.ingv.it/) e con cerchi azzurri i terremoti avvenuti tra il 1900 e il 2006 (da http://www.gfz-potsdam.de/sheec/): sia per i terremoti recenti che per quelli storici la dimensione del simbolo è proporzionale alla magnitudo di ciascun evento).

"Le faglie identificate lungo la costa - spiegano i due esperti  - danno luogo a terremoti anche molto forti, come quello di magnitudo 7.3 che colpì il Montenegro nel 1979, mentre quelle che ricadono in pieno Adriatico generano terremoti di magnitudo relativamente contenuta, come quello odierno, e come tali probabilmente incapaci di generare tsunami significativi.

La mappa dei terremoti dal 1985 a oggiIn effetti la sismicità dell’area Adriatica appare abbastanza limitata, perché si conoscono solo pochi eventi di magnitudo maggiore di 5.0 avvenuti nel secolo scorso e in questo scorcio di XXI secolo. Tra questi va ricordato il terremoto avvenuto in prossimità dell’isolotto di Jabuka (Otočić Jabuka) il 29 marzo 2003, circa 100 km a NW del terremoto odierno, con una scossa principale di magnitudo 5.5, una precedente di magnitudo 5.0 e molte repliche di magnitudo minore. Questa circostanza però è potenzialmente ingannevole, perché in assenza delle moderne reti di rilevazione – dunque prima dei primi anni ’80, quando l’INGV ha iniziato ad ampliare velocemente la Rete Sismica Nazionale e a collegarla con le reti dei paesi adiacenti – anche terremoti relativamente forti come quello di oggi potrebbero essere passati sostanzialmente inosservati".

Tutta l'area adriatica "è stata a lungo oggetto di ricerche di varia natura da parte di numerosi ricercatori dell’INGV, che ne hanno studiato l’attività tettonica attraverso dati sismologici, dati GPS e osservazioni geologiche. In particolare, le faglie dell’Adriatico centrale sono state oggetto di studio attraverso l’analisi dei terremoti storici e dei dati forniti dalla sismica di esplorazione disponibili per quest’area, che ospita giacimenti di idrocarburi ancora non sfruttati.

Si noti che questa area, che viene di norma considerata come un promontorio della placca Africana incuneato tra Appennini e Dinaridi, è stata a lungo considerata rigida dal punto di vista tettonico, e come tale incapace di generare sismicità significativa. Il terremoto del 27 marzo, insieme alle considerazioni sulle scarse conoscenze disponibili sui terremoti del passato, sembra suggerire invece che questo settore è in grado di rilasciare sismicità, e quindi che è altamente fratturato al suo interno".

 


di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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