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Vasto   Attualità 26/03

Cotir, abbandono vergognoso: milioni di euro buttati

Viaggio nel centro di ricerche agricole della Regione devastato dai ladri

Vasto, contrada Zimarino: l'Nmr del CotirSu una porta rimane affisso un avviso: "Fare attenzione. La strumentazione è estremamente costosa". Basta girare la maniglia per entrare. Dentro c'è un macchinario che si chiama Nmr, serviva all'analisi nucleare di liquidi e solidi. Quando fu acquistato, si pagava ancora in lire e costava un miliardo e mezzo. Ora è lì, su un pavimento che non esiste più, perché qualcuno, per rubare perfino cavi e tubature, ha divelto le mattonelle. Questa stanza è il simbolo di milioni di euro buttati, perché nessuno ha avuto l'idea di far sorvegliare, tantomeno di riutilizzare, un patrimonio abbandonato al suo destino ingrato.

Lo scenario di guerra in cui è immerso il Cotir non può essere stato il risultato di un solo raid. Per causare questo danno immenso, chissà quante volte i ladri sono entrati a fare razzia. Nell'officina, tra mezzi agricoli e auto depredate di tutto tranne che della carrozzeria, all'appello mancano tre trattori e un motocoltivatore.

Un edificio devastato, quello del Consorzio per le tecniche irrigue, il centro di ricerche agricole di contrada Zimarino. Del complesso edilizio, la grande serra e l'ampio terreno in posizione strategica, a due passi dalla statale 16 e vicino al casello di Vasto nord, sono rimasti solo i tre fabbricati disposti a ferro di cavallo. Dentro è come se fosse passato lo tsunami. Nessuno che, negli anni trascorsi da quando fu annunciata la definitiva chiusura, abbia pensato a salvare almeno le attrezzature dei laboratori e i documenti. E neanche gli arredi degli uffici, delle trenta camere da letto con sala mensa, né dell'auditorium in cui hanno sventrato il controsoffitto e rubato il mixer, ma poltroncine, tavolo e podio delle conferenze sono ancora come nuovi. Scampati alla foga devastatrice che, invece, non ha risparmiato l'ampia sala riunioni: qui i distruttori hanno scaraventato a terra anche due pesanti pareti divisorie in legno.

Quando diciamo "nessuno", pensiamo soprattutto alla Regione Abruzzo, che del Cotir era titolare del 61,9 per cento delle quote. Nell'ultima fase, quella della parabola discendente non causata né dai ricercatori, né dagli altri lavoratori, gli addetti erano 28. Alcuni sono stati ricollocati nelle pubbliche amministrazioni, altri sono rimasti a piedi. Si chiude così la storia iniziata con la costruzione di un centro destinato all'innovazione e finita con stipendi arretrati. Oggi, sul sito Internet "trasparenza.regione.abruzzo.it", si legge: "Cotir - Consorzio per la divulgazione e sperimentazione delle tecniche irrigue srl IN LIQUIDAZIONE". In un documento del 2018, il collegio dei liquidatori ha quantificato le perdite: 901mila 118 euro nel 2015, 886mila 435 nel 2016, 846mila 448 nel 2017. 

Qui, in contrada Zimarino, però c'era un patrimonio di conoscenza e di beni materiali: una serra automatizzata, che si poteva aprire e chiudere a distanza, ideata da una ditta olandese; 25 ettari di terreno, 350 piante da frutto, un altro terreno con 400 olivi a Scerni, dove si contavano anche due ettari di vigne, alberi di pesco e di pero, tre laghetti che servivano per raccogliere l'acqua destinata all'irrigazione e altri macchinari costosi. Ora è come se tutto fosse stato travolto da un maremoto. 

A cura di Michele D'Annunzio, Antonino Dolce, Giuseppe Ritucci. Riprese e montaggio di Nicola Cinquina

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Video - Cotir, abbandono vergognoso: milioni di euro buttati

Servizio di Michele D'Annunzio, Antonino Dolce e Giuseppe Ritucci - Riprese e montaggio di Nicola Cinquina



 

     
     
     
     
     
     
     
     

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