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10 aprile 2021
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Vasto   Attualità 04/03

Didattica a distanza un anno dopo: "La nostra vita stava per cambiare e non lo sapevamo"

La finestra sul cortile

Un anno fa la nostra vita stava drasticamente per cambiare e non lo sapevamo.

Un anno fa i nostri istituti scolastici chiudevano i battenti e si spalancavano le porte della didattica a distanza.

Un anno fa iniziava la perdita della nostra tranquilla, scontata, entusiasmante quotidianità e cominciava la reclusione in casa.

Un anno fa…

Un anno di angoscia e paura, di fiducia e speranze tradite, di incontri negati e occasioni perse, di volti dietro ad uno schermo e telefonate infinite, di notizie e fake news, di stanchezza e disperata voglia di riappropriarci della nostra vita, troppo a lungo fermata dal Covid-19.

Un nemico invisibile ha preso il sopravvento, condannandoci a quella solitudine forzata che è ormai la nostra quotidianità. Una solitudine che sta attanagliando in primis i nostri studenti, sempre più spenti dietro gli schermi di smartphone, tablet e pc. Nessuno potrà mai ridare loro un anno di incontri vietati, abbracci non dati, amici e parenti sottratti, attività saltate e occasioni perdute.

Spesso non ci pensiamo, ma ai nostri giovani il Covid-19 ha chiesto tanto: ha chiesto una reclusione forzata che ora rischia di gettarli nel baratro del nichilismo.

Corriamo il serio pericolo di tirare su una generazione senza sogni e senza speranze per il proprio futuro, senza progetti e obiettivi da raggiungere, senza desideri e voglia di combattere affinché si realizzino. Ecco perché, ora più che mai, dobbiamo mettercela tutta per “appassionare i giovani alla vita”. A quella vita troppo spesso data per scontata, ma che è unica ed irripetibile per ciascuno di  noi.

Il compito è arduo, in una società individualista e sfrenata, senza più certezze e punti di riferimento, nelle fragili comunità educanti e nella scuola, quest’ultima ormai travolta dal discredito sociale e dal disinteresse della politica che, sempre più di frequente, finisce per complicare le cose anziché risolverle. Ma la sfida può anche essere vinta, se accettiamo di essere testimoni della speranza e dimostriamo concretamente ai nostri giovani che, insieme, le difficoltà si possono superare.

In un mondo che sta attraversando una metamorfosi tanto dolorosa, occorre davvero sentirci tutti interconnessi, partecipare alla vita della polis e dare il nostro contributo per disegnare al meglio il prossimo presente. Solo così potremo scansare le nuvole grigie della pandemia, del nichilismo, della crisi ecologica e di quella economica.

Dietro le mascherine chirurgiche, ci sono ancora volti che vogliono tornare a sorridere.

di Paola Cerella

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