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San Salvo   Politica 17/02

Si allarga il fronte del "No" al tempio crematorio in città, il Psi: "Farlo insieme ad altri Comuni"

Dibattito sempre vivo sull’impianto

Il rendering di un tempio crematorio della EdilverValutare l'opportunità di unirsi ad altri Comuni per realizzare il tempio crematorio lontano dal centro abitato. Il coordinamento territoriale San Salvo-Vasto del Partito Socialista Italiano interviene nel dibattito sull'impianto in progetto sulla circonvallazione. Finora, la localizzazione del tempio crematorio sansalvese ha incassato la contrarietà dei gruppi di opposizione in consiglio comunale, del comitato promotore di un referendum e del Comitato Civico Ambientalista che ha lanciato una petizione on line.

Il Psi chiede di contemplare la possibilità di realizzare il forno insieme ad altri Comuni. Tale possibilità era emersa tempo fa anche dalle parole del sindaco vastese Francesco Menna (una parte del cimitero di San Salvo è in territorio di Vasto), condivisa dalla collega Tiziana Magnacca, ma rimasta sulla carta.

La zona scelta per il tempio crematorio"Ciò che chiediamo – scrive il Psi – è che, in primis, vengano fornite le giuste informazioni che cozzano di gran lunga rispetto al discorso politico del sindaco, privo completamente di realismo e buon senso.
Nessuno più di noi socialisti ritiene che il diritto all’autodeterminazione tocchi aspetti della vita e della morte di ciascuno e che vada tutelato senza se e senza ma. Il nocciolo della questione è quindi un altro. A San Salvo, il tempio crematorio verrà costruito all’interno del cimitero a ridosso del nuovo polo scolastico, delle attività commerciali e dell’area residenziale che sta nascendo alle spalle.

Contrariamente a quanto affermato dal gruppo di maggioranza (gruppo è un eufemismo considerato che nessuno dei consiglieri di maggioranza è stato in grado di esprimere, neanche nelle dichiarazioni di voto, un’opinione) nel processo di cremazione si producono polveri di monossido di carbonio, ossidi di azoto, e zolfo composti organici e inorganici, emissioni di mercurio zinco, diossine ecc. in assenza di norme regionali ambientali che disciplinino l’impianto ed il funzionamento dei forni crematori.

Perché allora non valutare la proposta di dislocare il tempio crematorio in altra zona non residenziale così come proposto dai consiglieri di opposizione?

Rispetto della legge? Non è questa la motivazione. In proposito si evidenzia che se è vero che il regolamento di polizia mortuaria stabilisce che gli impianti di cremazione vadano realizzati entro i recinti dei cimiteri, è altrettanto vero che i cimiteri devono essere distanti almeno 200 mt dai centri abitati (le c.d. fasce di rispetto). A San Salvo, tutto intorno al cimitero sono stati rilasciati permessi a costruire che certo non rispettano la distanza indicata. Da ultimo il polo scolastico che vi dista 100 mt.

Dunque se non vi è il rispetto della distanza indicata dei 200 mt del cimitero dal centro abitato, sicuramente non può applicarsi sic et simpliciter la norma che stabilisce l’ubicazione del tempio crematorio all’interno del recinto cimiteriale. Ma vi è più!

La legge n. 130/2001 (Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri) ha disciplinato la materia rimettendo alle regioni l’elaborazione dei piani regionali di coordinamento. Dalla data di entrata in vigore, solo poche Regioni hanno elaborato i piani di coordinamento richiesti e che hanno lo scopo di esaminare nel complesso la realizzazione degli impianti con riferimento alla problematica ambientale.

La Regione Abruzzo, con LR del 2012 ha solo in parte regolamentato la materia della cremazione (soffermandosi sull’aspetto tariffario) rinviando nuovamente alla legge 130/2001 per ogni altro aspetto, ivi compresa l’ubicazione.

Ebbene, all’art. 6 della citata legge si legge testualmente che... 'Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni elaborano piani regionali di coordinamento per la realizzazione dei crematori da parte dei comuni, anche in associazione tra essi, tenendo conto della popolazione residente, dell'indice di mortalità e dei dati statistici sulla scelta crematoria da parte dei cittadini di ciascun territorio comunale, prevedendo, di norma, la realizzazione di almeno un crematorio per regione'.
Dunque l’invito ai comuni di raggrupparsi risponde ad ogni tipo di questione che potrebbe sorgere relativamente all’impianto del forno, offrendo una soluzione alternativa all’ubicazione in centro città.

Tuttavia permane un vuoto legislativo oggetto di proposte di legge in discussione alla Camera e al Senato che prevedono in caso di impossibilità di realizzazione all’interno del perimetro del cimitero, anche la costruzioni fuori da esso. È evidente, dunque, che le disposizioni tutte vadano interpretate sistematicamente ed è compito dell’amministrazione comunale fornire risposte adeguate e sensate.
Perché? Perché in città piccole come la nostra, il numero di persone che decideranno di ricorrere alla cremazione sarà talmente esiguo e, per sopperire ai costi dell’impianto stesso, San Salvo risponderà alle richieste provenienti dai Comuni limitrofi e anche dalla confinante regione Molise...il tutto creando quello che qualcun altro ha chiamato turismo funebre all’interno della citta per raggiungere il businnes a vantaggio di qualcuno ma a svantaggio della cittadinanza.

Senza tralasciare di considerare la svalutazione economica delle abitazioni che si trovano in prossimità. La questione, in conclusione, investe più comunità e sindaci dei vicini comuni perché se davvero vogliamo iniziare a parlare di città metropolitana dobbiamo mettere da parte strumentalizzazioni e campanilismi ed individuare un’allocazione ottimale che risponda alle reali esigenze del territorio.
Ci uniamo quindi a chi dice alla cremazione e No al forno crematorio in città".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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