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2 marzo 2021
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Vasto   Cultura 29/01

Capestrano. Ecco il “mammoccio” più bello d’Italia

La 21° tappa del diario di viaggio "La Bellezza ai tempi del Covid"

 

Durante il viaggio stiamo ascoltando: Creep (Radiohead, 1993)


Il viaggio continua! Abbiamo lasciato le rive del fiume Tirino (puoi leggere qui la tappa) e stiamo continuando l’avvicinamento al Gran Sasso d’ItaliaCi fermiamo nel borgo di Capestrano per una tappa breve, ma molto speciale.


Parcheggiamo l’auto in piazza e facciamo due passi nel centro storico che ruota attorno al bellissimo Castello Piccolomini. Vicoli stretti, archi, slarghi addobbati con piante e fiori.





 

 

 

 

Mentre camminiamo e respiriamo l’aria del paese arriviamo al limite del caseggiato dove inizia la campagnaDa lontano vediamo un signore inginocchiato a terra. Pensiamo abbia bisogno di aiuto, quindi ci avviciniamo. 


Vediamo che si muove, come se avesse perso qualcosa nel terreno. Ci avviciniamo ancora di più e vediamo che con le mani tira via delle pietre. Poi, si alza, impugna una zappa poco distante e dà colpi secchi sul terreno e, in dialetto, dice qualcosa tra i denti.


Ci avviciniamo e chiediamo se abbia bisogno di aiuto. “C’è qualcosa qui sotto”, dice mentre tira via altre pietre assieme a zolle di terra. Ci inginocchiamo anche noi per vedere meglio.


Ad un certo punto, la sua zappa, tra una zolla e l’altra, incontra qualcosa di strano, di duro. Lui si china e con la mano toglie un po’ di terra. Poi torna nella rimessa degli attrezzi e prende una pala, mentre dice alla moglie di andare a chiamare qualcuno per aiutarlo. 


Un paio di amici accorrono e lo aiutano a scavare, Quella pietra diventa un masso e non si riesce a vedere la fine. Continuano a scavare, ancora e ancora. Qui c’è qualcosa di veramente unico iniziano a dirsi tra di loro. 


“È un mammoccio!” dice il contadino, “Un mammoccio gigante”.


Nel frattempo, il passaparola ha fatto arrivare le voci fin negli uffici dei Beni Culturali che hanno spedito dei funzionari che, nel giro di poche ore, arrivano sul posto.


Anche se “teneramente” fu chiamato “Lu mammocc” dal signor Michele Castagna che lo ha ritrovato, eravamo davanti a qualcosa di importantissimo. Il Guerriero di Capestrano, uno dei simboli e icona d’Abruzzo, era stato così ritrovato nelle campagne del territorio di Capestrano.



 

Lascio parlare l'enciclopedia: “Il guerriero di Capestrano è una scultura in calcare tenero locale del VI secolo a.C., del periodo dell'arte italica, rinvenuta in una necropoli dell'antica città di Aufinum, località situata nei pressi di Capestrano (AQ), e raffigurante un guerriero dell'antico popolo italico dei Vestini. Si tratta di una delle opere più monumentali e significative dell'arte italica”. 



 

Ci è piaciuto, con questo racconto di fantasia, immaginare di aver assistito davvero e in prima persona al ritrovamento di questo importantissimo reperto e non sappiamo se i fatti reali siano andati davvero così. La storia ci dice che: “Il ritrovamento fu casuale nel 1934 nel borgo di Capestrano (Aq), durante i lavori di dissodamento di un terreno”. 


Il Guerriero d’Abruzzo è una statua nata da un pezzo unico di pietra. Alto circa due metri (oltre il suo basamento) e con un ampiezza delle spalle di quasi 135 cm. e vederla dal vivo davvero si prova una sensazione di timore data la sua imponenza. 



 

 

Questa affascinante scultura del Guerriero di Capestrano (che devo dire la verità, mi fa pensare più ad una guerriera!) è conservata all’interno del museo archeologico di Chieti (dove ho scattato questo fotografie), ma una fedele copia è conservata all’interno del museo che si trova proprio nel castello Piccolomini di Capestrano.


Una piccola nota. Vidi dal vivo la statua del Guerriero solo recentemente, nel 2019. Fino a quel momento, avevo solo visto le sue foto su libri di storia o guide d’Abruzzo.

 


 

Trovarsi davanti al Guerriero nel silenzio della stanza del museo, con quelle luci soffuse, davvero mi ha dato un’emozione abbastanza importante, un contatto con la storia che serve non solo alla nostra cultura personale, ma anche per meglio capire da dove veniamo e cosa ci ha reso il popolo che siamo. 


Per questo, mi piace, sottolineare l'importanza di “andare a vedere le cose” dal vivo, sentendo odori e profumi, silenzi e rumori. L’esperienza diretta resta insostituibile.


Torniamo all’auto e ripartiamo. Quale sarà la prossima tappa del diario di viaggio "La Bellezza ai tempi del Covid"?

 

Roberto De Ficis - Travel & Food Blogger

 

<< tappa precedente (Fiume Tirino) | tappa successiva (Oratorio San Pellegrino) >>

 

*il viaggio e le fotografie sono state realizzate tra il mesi di maggio e ottobre 2020 nel pieno rispetto delle regole anti covid e seguendo accuratamente le disposizioni dei vari DPCM in vigore.


Durante questo viaggio stavamo ascoltando: Creep (Radiohead, 1993)


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