La lettera di Giacomo, 6 anni, da oltre un mese a casa per il Covid - Didattica a distanza e tamponi da ripetere sperando di tornare presto a scuola
 

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Vasto   Attualità 09/12/2020

La lettera di Giacomo, 6 anni, da oltre un mese a casa per il Covid

Didattica a distanza e tamponi da ripetere sperando di tornare presto a scuola

L'ultimo giorno in classe di Giacomo, bimbo vastese di 6 anni che frequenta la prima elementare, è stato il 30 ottobre, oltre un mese fa. Ha contratto il Covid, come tutta la sua famiglia, non ha avuto fortunatamente conseguenze fisiche, è sempre stato bene ma, nel suo primo anno di scuola, è costretto da tanto, troppo tempo, a restare lontano dai suo compagni, dalla sua classe, dalla preziosa socialità. E sono giornate che passano tra le lezioni davanti al computer, i giochi con il fratellino e l'attesa del risultato di un tampone di controllo che, alla quarta volta (nei primi tre l'esito è stato per una volta positivo e per altre due "da ripetere"), possa essere finalmente negativo. Ed ecco che, un po' per gioco e anche un po' per alleggerire un periodo alquanto complicato, Giacomo, con l'aiuto della sua mamma, ha scritto una lettera che racconta questa fase inaspettata e così strana per lui da capire.

Ciao sono Giacomo, ho sei anni e sono un bambino molto fortunato. Perché dal giorno di Halloween la mia mamma e il mio papà sono andati in vacanza e hanno deciso di rimanere a casa tutto il tempo con me e il mio fratellino Giorgio, ci divertiamo tantissimo. Certo, i primi giorni era più divertente perché giocavamo, non dovevo fare i compiti, fuori era freddo e mi bastava giocare a nascondino sotto il letto. Poi mamma ha detto che si era organizzata con la mia maestra Antonella e che finalmente anche io come fa la mamma potevo collegarmi con la mia maestra e i miei compagni attraverso il computer.

Il primo giorno mi sono divertito, ma non ho capito perché sento solo le voci dei miei nuovi amici di prima elementare e se mi giro intorno a me vedo solo dei muri bianchi. I miei amici però mi hanno mandato tantissimi video messaggi sul telefono e mi hanno mandato un regalo insieme alle maestre, ma tanto mamma dice che tra qualche giorno io e Giorgio torniamo a scuola! Ho chiesto a papà se oltre a giocare a carte, a super Mario, con la pista possiamo almeno scendere giù a giocare con la bici ma ha detto che è freddo, boh…  Zio oggi ci ha portato la spesa ma non l’ho potuto salutare perché aveva così fretta che l’ha lasciata davanti la porta ed è corso via.

Mamma e papà continuano a rispondere al telefono e dicono sempre, non sappiamo come ci siamo presi questo Coronavirus! A marzo avevamo letto una storia che bisognava stare attenti, non abbiamo festeggiato il compleanno di Giorgio a marzo e quello mio a settembre, però abbiamo una foto con un palloncino enorme, a Pasqua siamo rimasti a casa e non siamo andati da nonna Pina, questa estate abbiamo giocato al mare solo io e Giorgio, che mamma ogni volta che gli chiedevo di andare dai miei amici diceva che il loro ombrellone era molto lontano. Il gelato la sera lo mangiavamo a casa perché i bambini non vanno Vasto Marina la sera, ci vanno di giorno! A scuola io ho messo sempre la mascherina, ho ancora il pacco nello zaino, a basket non ci sono più andato.

E quindi come ci siamo presi questo Coronavirus? Non lo so nemmeno io. Oggi è venerdì e io sono felice perché se finisco tutti i compiti posso andare a casa di nonna e fare il pigiama party, però al telefono nonna ha detto che stasera ha da fare e che è meglio se resto a casa mia. Uffa oggi è domenica, non ho capito bene perché non stiamo andando a messa, o almeno come facevamo le altre domeniche a lanciare i sassi a Casarza, che ho capito che in giro ci sono troppe persone e dove ci sono troppe persone ci può essere il Coronavirus, ma a casa un po’ mi annoio. Almeno la domenica vedevo la bisnonna che mi faceva le polpette, oggi mamma ha detto che non ci possiamo andare, allora la chiamo così le faccio uno scherzetto al telefono, certo non la posso vedere che lei ha solo il telefono dove non si vedono le persone, però va bene lo stesso. Oggi ho detto alla maestra che dovevo uscire prima da “scuola” perché vado a fare il tampone, tanto sono coraggioso e così poi arriva un messaggio al telefono di mamma e possiamo uscire. Ė arrivato il messaggio a mamma, ma lei ha urlato così forte che mi sono spaventato, ha detto che non era arrabbiata con me, ma con il telefono. Oggi è il 23 e finalmente sono diventato il cugino maggiore di Matteo, zio e zia ci hanno mandato tante foto, assomiglia a me e anche a Giorgio, ma non ho capito, perché da quando è nato io lo posso vedere solo con il telefono? Io ora a casa mi annoio sempre di più, mamma e papà stanno sempre al telefono a parlare con tanti signori che ci chiedono se stiamo bene, certo io non ho avuto nemmeno mai il raffreddore.

Giorgio ha detto che vuole tornare dai suoi amici, dalle maestre e mi chiede sempre di giocare con lui, ma io devo fare tanti compiti perché sennò resto indietro e manca poco per poter scrivere la letterina a Babbo Natale, poi se non finisco le sillabe non la possiamo scrivere. Oggi è cambiato il mese e sono sicuro che sto per tornare a scuola! Oggi sono uscito e siamo andati con la macchina in mezzo agli alberi, siamo arrivati in un paese che non mi ricordo bene come si chiama, abbiamo visto un infermiere che sembrava un’astronauta e ho avuto un po’ paura, ma poi mi hanno dato le patatine a forma di orsetto e mi è passato il dolore. Siamo tornati subito a casa, mamma e papà hanno detto che anche se abbiamo le mascherine non possiamo fermarci da nessuna parte. Questo pomeriggio ho sentito che papà diceva a mamma che era arrivato il messaggio, questa volta non hanno urlato, si sono guardati e hanno detto che possiamo continuare a giocare, secondo me però nemmeno domani tornerò nel mio banco. Ora vado a dormire che mamma dice che anche se sono a casa non posso restare con il pigiama e mi devo svegliare presto!

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