Francesca, positiva al Covid e in isolamento in una stanza: "Ecco perché non è una banale influenza" - Il racconto della 39enne tra attese, sintomi e cattiva informazione
 

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26 novembre 2020
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Vasto   Attualità 05/11

Francesca, positiva al Covid e in isolamento in una stanza: "Ecco perché non è una banale influenza"

Il racconto della 39enne tra attese, sintomi e cattiva informazione

Francesca MansoChiusa nella propria camera da letto, separata dal proprio figlio di 3 anni e il proprio compagno da una porta per evitare il contagio. Da 21 giorni Francesca Manso, 39 anni, vive così, in attesa dell'esito del secondo tampone che potrebbe restituirla alla normalità.
Francesca, cresciuta a Vasto e che oggi vive a Pescara, fa parte di quei 7.770 positivi abruzzesi, secondo i dati del bollettino di oggi 5 novembre, in isolamento domiciliare. L'abbiamo contattata chiedendole di raccontarci la propria esperienza. In un periodo in cui, legittimamente, gli occhi sono puntati sul numero dei ricoveri che rischia di mettere in crisi il sistema sanitario (attualmente in Abruzzo ci sono 458 persone in terapia non intensiva e 36 in terapia intensiva), l'isolamento domiciliare è visto come una passeggiata di facile sopportazione, motivo in più per derubricare l'infezione da Covid-19 a semplice influenza e non rispettare scrupolosamente le precauzioni.
La realtà non è esattamente questa.

ISOLATA DA TUTTI - "Sono chiusa in 20 metri quadri da 21 giorni, e non lo dico per fare la vittima. Io sono fortunata, ho un compagno che mi porta da mangiare dietro la porta, ma come farebbero le persone sole? Chi porterebbe loro da mangiare, le medicine? Anche se la prendi in maniera banale come nel mio caso è veramente dura. I medici di base ne sanno poco, il mio non sapeva come gestire la situazione, non sapeva se tutta la famiglia dovesse andare in quarantena; il personale dell’asilo è andato in panico, ero la prima mamma positiva in una struttura con 90 bambini", inizia così il racconto di Francesca.

È stata La febbre a far suonare il campanello d'allarme: "Mi sono messa in autoisolamento nella camera da letto subito, mentre il mio compagno si è trasferito nella stanza di nostro figlio. Abbiamo due bagni e mi sento fortunata per essermi riuscita a organizzare così, non tutti hanno una casa che lo permette. Dopo ben 5 giorni sono stata chiamata dalla Asl. Nel frattempo sono andata a farmi il tampone privatamente scoprendo di essere positiva. Il problema più grande è stato mio figlio di 3 anni. Solo pochi laboratori privati fanno tamponi ai bambini. Inoltre, una volta che viene riscontrata la positività dei genitori, si attiva il protocollo Covid gestito dalla Asl e non ci si può più rivolgere al privato. Eravamo quindi in casa, separati, in attesa di comunicazioni dalla Asl che, successivamente, ha dato appuntamento per i tamponi a mio figlio e al mio compagno dopo 10 giorni dal mio primo sintomo. Il giorno stabilito (comunicato anche dai rispettivi medici di base e pediatra) sono andati all’ospedale di Pescara scoprendo di non essere in lista. Mio figlio è stato 3 ore davanti al tendone, da casa ho chiamato tutti: medico di base e pediatra vedevano la prenotazione on line, il personale dell'ospedale no. Se fossero tornati a casa, saremmo stati abbandonati perché non esiste un numero utile per i tamponi. Il numero verde dell’emergenza Covid non ha nulla a che fare con i test, ma fornisce solo linee guida su come comportarsi in caso di positività. La situazione si è risolta con il personale del tendone mosso a compassione dalle urla e i pianti di mio figlio provato dall'attesa e dalla situazione a casa, separato dalla mamma chiusa in una stanza. Dopo altri 4 giorni è arrivato l’esito: entrambi negativi e mio figlio è potuto tornare all’asilo ritrovando un minimo di normalità".

Ai già tanti aspetti critici della pandemia, si aggiungono le attese estenuanti. Tale circostanza era emersa già nella prima fase primaverile [LEGGI], la situazione non è cambiata con la seconda ondata [LEGGI QUI e QUI] come conferma ache Francesca: "Ho fatto il secondo tampone sabato 31 ottobre, mi hanno detto che il risultato sarebbe arrivato lunedì, ma sono ancora in attesa. Non so neanche chi chiamare. Sono oberati dal numero dei tamponi. Sembrano pochi, ma altri 5 giorni sono un’eternità, sono giorni che sto togliendo a mio figlio, alla mia vita normale. Il Covid-19 anche se ti prende in forma leggera porta tantissime complicanze: non puoi vedere la tua famiglia, sei completamente sola e avere risposte utili è difficile a partire dalla Asl. Lo dico senza polemica: le persone sicuramente stanno facendo il massimo del loro lavoro, il problema è che il massimo del loro lavoro in questo momento non è sufficiente perché sono poche".

DOLORI FORTISSIMI - Francesca non ha idea di come possa essere avvenuto il contagio: "Lavoro da casa per un’azienda tedesca che non ha sedi in Italia già da prima dell'emergenza sanitaria. Nell’ultimo mese e mezzo non ho più fatto trasferte. L'unica uscita nella mia giornata tipo era per accompagnare mio figlio all’asilo. Viaggiando tanto per lavoro da anni, sono maniacale per quanto riguarda l'igiene, l’Amuchina per me non è stata una novità portata dal Covid e durante questa pandemia non l’ho comprata perché già ne avevo in quantità a casa. Per me era normalissimo usarla quotidianamente viaggiando in aereo, treni e tram. In aggiunta ho comprato un piccolo sanificatore per igienizzare cellulare, chiavi e borsa al rientro a casa. Nel primo lockdown siamo stati 100 giorni dentro, non siamo usciti neanche per la spesa: la facevamo e continuiamo a farla on line (solo quest'estate ci siamo recati fisicamente al supermercato). Nonostante tutte queste accortezze ho preso il virus. Ho pensato inizialmente di averlo preso da mio figlio che frequenta l’asilo, ma lui è risultato negativo. Probabilmente ho toccato un oggetto contaminato. Dico ciò per sottolineare che ormai è ovunque e lo si può contrarre facilmente".

Poi, il mito della normale influenza: "Ho avuto la febbre alta, ma l'aspetto più brutto è quello dei dolori. Per tre giorni ho avuto dei dolori alle ossa che non mi hanno fatto dormire e un mal di schiena che mi impediva sia di camminare sia di stare allungata. Ora sono rimasti stanchezza e giramenti di testa. Stando chiusa in una stanza non ci si rende conto di essere spossati. Abbiamo però un grande balcone; quando non c’è la mia famiglia, vado io fuori e mi rendo conto che dopo un po’ mi stanco nonostante non faccia niente di che. Per questo sto prendendo tante vitamine e ricostituenti. Lavoro in remoto e la giornata passa, ma non è così per tutti; ci sono tante persone che perderebbero un mese di lavoro e non tutti se lo possono permettere. Io per fortuna non ho avuto bisogno di ricovero, non ho avuto né polmonite né difficoltà respiratorie, ma anche in casi leggeri come il mio, con sintomi molto meno gravi, tutto ciò che c’è intorno è avvilente. Altro esempio è la differenziazione dei rifiuti prevista per i positivi al Covid-19: le buste sono arrivate dopo 15 giorni dalla comunicazione della positività. Non mi sento di dare la colpa a nessuno, purtroppo le forze in campo per la gestione dell'emergenza non sono sufficienti".

Tamponi drive in a OrtonaNEGAZIONISTI E CATTIVA INFORMAZIONE - Per chiudere la chiacchierata le abbiamo chiesto cosa si prova, nella sua situazione, ad ascoltare e leggere chi nega o sminuisce l'emergenza in corso. Per lei le responsabilità sono anche di un'informazione superficiale e orientata al massimo risultato con il minimo sforzo.
"Ho deciso di tenere lontano da me tutto ciò che è cattiva informazione. Oggi tante testate giornalistiche usano un titolo solo per attirare l'attenzione senza dare del valore aggiunto. Selezionare, quindi, è quello che dovremmo fare tutti: capire chi ci può dare questo valore aggiunto e chi no. Ora abbiamo il cittadino che va a fare il video alle corsie d’ospedale vuote... ma ci si può fidare del primo di turno che filma? Purtroppo non è solo colpa di colui che va a filmare, ma anche delle testate che rilanciano tale cattiva informazione. Quello che voglio dire è che vi stanno prendendo in giro, vi stanno dicendo: voi non siete in grado di ragionare con la vostra testa, di farvi una vostra idea". 

"Attenzione all’informazione che ragiona solo per fare un click. La parola chiave è selezione. Quale valore aggiunto dà il video delle corsie vuote? Penso che tutti noi abbiamo un conoscente che fa l'infermiere o il medico nelle strutture sanitarie, parlate con loro se volete davvero sapere cosa sta accadendo negli ospedali. Loro possono parlare, noi non possiamo dire nulla. Questa è la cattiva informazione: dare la voce a chi non ha le basi per poter dire qualcosa in un determinato ambito. Io parlo di quello che so, lavoro nelle rinnovabili da 15 anni, posso parlare di quello, non di medicina. Ti posso raccontare come si può risparmiare con l’energia pulita, non di virologia".

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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