QuorinTana, "da un momento difficile è nato un ponte di solidarietà tra scuola e ospedale" - Gli studenti del Mattei consegnano 3mila euro a Malattie Infettive
 

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29 novembre 2020
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Vasto   Attualità 19/09

QuorinTana, "da un momento difficile è nato un ponte di solidarietà tra scuola e ospedale"

Gli studenti del Mattei consegnano 3mila euro a Malattie Infettive

Sono stati simbolicamente consegnati questa mattina, nel reparto Malattie Infettive dell'ospedale di Vasto, i 3mila euro che gli studenti della ex 5ª chimica dell'IIS Mattei hanno raccolto grazie al progetto QuorinTana. Durante il lockdown, i ragazzi, guidati dalla loro docente di lettere, Laura Oliva, hanno raccolto una serie di parole-simbolo che poi sono state stampate su delle tazze la cui vendita ha permesso di raccogliere la somma destinata al reparto del San Pio. Ad accogliere la delegazione degli studenti questa mattina c'erano il primario Maria Pina Sciotti e il personale di Malattie Infettive, il direttore sanitario Angelo Muraglia, la responsabile della direzione medica Francesca Tana, e Lucia Perilli, vicepresidente del consiglio comunale.

"Abbiamo ricevuto tanti attestati di solidarietà, con donazioni di attrezzature e somme di denaro per l'acquisto di arredi e materiale sanitario - ha detto la dottoressa Sciotti -. Ma la donazione di oggi assume una particolare significatività e genera sentimenti di commozione in quanto è frutto di una coralità nata all'interno di una classe scolastica, in un periodo di sofferenza e difficoltà e trasformata in un arcobaleno ponte di solidarietà tra la scuola e l'ospedale di Vasto", dice la dottoressa Sciotti riprendendo l'immagine scelta dalla scuola per rappresentare la raccolta fondi. "È molto bella e ricorda a tutti l'integrazione positiva del territorio con la sanità". 

Il direttore sanitario Muraglia ha voluto, ancora una volta, esprimere la gratitudine a tutto il personale sanitario del San Pio che ha lavorato e continua a farlo per fronteggiare la pandemia, spesso trovandosi in condizioni di difficoltà, ma senza mai perdere di visto l'obiettivo di tutelare la salute pubblica. E parole di apprezzamento sono state rivolte alla rappresentanza dei ragazzi del Mattei che hanno dato vita a questa iniziativa positiva, sottolineata anche dal dirigente scolastico Gaetano Fuiano che hai poi firmato, insieme alla professoressa Oliva, l'assegno simbolico che verrà conservato sulle pareti del reparto. La direzione scolastica del Mattei, in collaborazione con l'associazione Amici del Mattei, rappresentata questa mattina da Raffaele Anniballe, ha sostenuto l'iniziativa degli studenti. "Credo che la descrizione più bella per il personale di questo ospedale e tutta la sanità italiana - ha detto Fuiano - è che sono persone consapevoli di essere cittadini, uomini tra altri uomini e che oggi l'unica cosa che può salvarci è fare ognuno il proprio dovere che siamo chiamati a svolgere quotidianamente".

Laura Oliva ha spiegato che il progetto è nato "una sera, vissuta come tante sere della qurantena, al termine di una giornata in cui i ragazzi avevano manifestato più apertamente il loro disagio. Ho lanciato questa idea: che ne dite se scegliamo una parola per raccontare la giornata che abbiamo appena trascorso? All'inizio erano un po' titubanti, poi in pochi minuti hanno cominciato questa raffica di parole. Ogni sera queste parole ci riunivano attorno a un senso, rintanati insieme sotto un unico tetto, quello dei nostri sogni e delle nostre speranze". 

Il gruppo di studenti, che si appresta oggi a vivere una nuova fase di vita - seppur tra tante incertezze - con gli studi universitari, ha affidato i pensieri convidisi a Francesco Paolo Mancini. "Il progetto è nato dalla necessità di mantenere un contatto laddove il tatto non si poteva utilizzare. Per noi era l'ultimo anno, in cui concludere un percorso importante per la nostra vita. La professoressa ci ha proposto di finalizzare queste parole attorno ad un qualcosa verso coloro che in quelli che venivano chiamati eroi. Ma quando sento questa parola mi spavento perchè si da per scontato che non ci sia un lavoro dietro e si possa fare quello che si vuole, ma forse non abbiamo bisogno di eroi quanto di persone competenti e attente a ciò che gli sta intorno. Nelle tazze ci sono dalle parole più sconcertanti e dure a quelle più divertenti, sono tutte emblematiche di questa pandemia".

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di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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