Lapenna: "A Castaldi dico: coalizione giallo-rossa. E sul nuovo ospedale è in atto uno scippo" - L’ex sindaco parla di elezioni 2021 e sanità. E annuncia: "Non mi ricandido"
 

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28 novembre 2020
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Vasto   Politica 15/09

Lapenna: "A Castaldi dico: coalizione giallo-rossa. E sul nuovo ospedale è in atto uno scippo"

L’ex sindaco parla di elezioni 2021 e sanità. E annuncia: "Non mi ricandido"

Luciano Lapenna in una foto dello scorso anno col segretario nazionale del Pd, Nicola ZingarettiFare anche a Vasto una coalizione giallo-rossa come quella del Governo Conte. Partire da Vasto per fare lo stesso in tutto l'Abruzzo. La proposta arriva da uno che, in quattro decenni di carriera politica, di alleanze ne ha fatte tante: Luciano Lapenna, che nel 2011, alla fine del suo primo quinquennio a palazzo di città, accolse i fuoriusciti dal centrodestra e loro lo sostennero con una lista civica aiutandolo a conquistare il suo secondo mandato da sindaco.

Nel giorno in cui dice a Zonalocale che nel 2021 non si ricandiderà dopo "41 anni di consiliatura", Lapenna chiede al centrosinistra di aprirsi e lancia un messaggio al Movimento 5 Stelle: "Sono d'accordo col ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, quando dichiara di voler 'favorire la nascita di una coalizione di amministratori del Movimento 5 Stelle che sappiano governare anche in coalizione'", dice l'ex presidente dell'Anci Abruzzo e attuale consigliere comunale del Pd a Vasto. "Il sottosegretario Gianluca Castaldi, invece, non vuole alleanze tra il M5S e il Pd, ma i dati ci dicono che i pentastellati, ad oggi, non governano nessuna delle 20 Regioni italiane e amministrano solo l'1% dei Comuni. Anche il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, dice che è necessario costruire un campo progressista e riformista con Cinque Stelle e Pd. Al senatore Castaldi dico che il tavolo di confronto va avviato a partire da Vasto per favorire un accordo anche nelle altre città abruzzesi. La mia proposta è rivolta ai parlamentari, ai consiglieri regionali e comunali".

Luciano Lapenna, sono giorni in cui si torna a polemizzare sul nuovo ospedale di Vasto, atteso da 21 anni. Ventuno anni di sole promesse elettorali?

"Io vedo molto pressappochismo a livello regionale. Dopo alcuni anni in cui sembrava vicino il via libera definitivo al nuovo ospedale, assistiamo al pressappochismo anche di alcuni sindaci: mi riferisco in particolare ai sindaci di Casalbordino e dell'Unione dei Miracoli che, evidentemente, ignorano l'iter portato avanti anche sui tavoli romani: dall'acquisto dei terreni dell'allora comprensorio Sigma-Siv, al passaggio degli stessi dal Comune alla Asl, che io portai in Consiglio comunale nel 2008, ottenendo l'unanimità su una scelta condivisa anche dai Comuni limitrofi. Il Consiglio, in quella circostanza, decise la vendita alla Asl per oltre un milione 300mila auro. Poi l'avvio del progetto preliminare della Asl, con ripetuti sopralluoghi dei tecnici dell'azienda sanitaria e del Comune, questi ultimi guidati da una persona scrupolosa e preparata come Roberto D'Ermilio. Le carte furono trasmesse a Roma, dove ci fu anche l'ok del Cipe (il Comitato interministeriale perl programmazione economica, n.d.r.)".

"I soldi ci sono": questa è la frase che i vastesi hanno sentito pronunciare dagli esponenti di tutti i governi regionali degli ultimi vent'anni. Se i soldi ci sono sempre stati, perché il nuovo ospedale non si è mai fatto?

"C'erano 51 milioni di euro ex articolo 20 della legge Donat Cattin. Il progetto si arenò perché i governi regionali di centrodestra e di centrosinistra, nel nome del commissariamento della sanità abruzzese (dovuta al pesante debito accumulato nel corso dei decenni, n.d.r.), non fecero andare avanti né Vasto, né gli altri ospedali abruzzesi. Finito il commissariamento, bisogna ripartire. Ma io vedo dei pericoli".

Quali pericoli?

"È in atto forse un tentativo di scippare l'ospedale a Vasto per farlo in Val di Sangro. Non si può fare a meno di una struttura di tutto il Vastese. La pandemia ha evidenziato il ruolo importante della sanità pubblica e il Vastese, 100mila abitanti, è la Cenerentola d'Abruzzo: non arriva a 2 posti letto ogni 1000 abitanti, altri territori ne hanno tre, quattro volte tanto".

A luglio, però, l'assessora regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, in una conferenza stampa della Lega ha annunciato che il nuovo ospedale di Vasto si farà. Ieri lo ha ribadito il consigliere regionale Manuele Marcovecchio.

"L'assessora Nicoletta Verì viene contraddetta da quello che sta succedendo. Mi aspetto atti concreti nella direzione portata avanti da anni, ma ora, come ho detto, si registra una posizione pericolosa per Vasto e per il territorio. Quando sento parlare delle perplessità espresse dalla Regione riguardo ai terreni di località Pozzitello, voglio ricordare che lì vicino c'è il Villaggio Siv e lì le infrastrutture ci sono. Certo, vanno irrobustite, ma non può essere un traliccio a bloccare il progetto".

Ma il nuovo ospedale avrebbe potuto farlo anche la Giunta regionale di centrosinistra, che ha governato l'Abruzzo dal 2014 al 2019.

"Le giustificazioni sono sempre state relative al commissariamento della sanità abruzzese. In Abruzzo arrivò anche l'allora ministra della Sanità, Beatrice Lorenzin: disse che l'iter relativo ai nuovi ospedali non era stato ancora sbloccato perché il dirigente del Ministero in quel momento era in Australia. Allora tutto si sarebbe potuto fare al rientro del funzionario. Invece siamo ancora a discutere. Eppure sui tavoli romani erano state superate anche le ultime perplessità".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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