Da Cosmo a Abruzzo Terra Madre, l’artista Paolo Spoltore racconta 100 giorni di lockdown in 30 opere - "Con la forza dell’arte ho creato un diario di bordo fatto di sensazioni e pensieri"
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Vasto   Cultura 15/08

Da Cosmo a Abruzzo Terra Madre, l’artista Paolo Spoltore racconta 100 giorni di lockdown in 30 opere

"Con la forza dell’arte ho creato un diario di bordo fatto di sensazioni e pensieri"

Paolo Spoltore e l'opera Abruzzo Terra Madre Si è aperta sulle note della musica del maestro Ennio Morricone, interpretata dal musicista teramano Paolo Iacone, nella cornice dei Giardini di Palazzo D'Avalos a Vasto, la cerimonia di inaugurazione di "Coronavirus 2020 Cento Giorni", mostra dello scultore lancianese Paolo Spoltore.

Anteprima vastese, la mostra è alla sua prima esposizione, per le 30 opere realizzate dall'artista durante il lockdown.

"Questi lavori sono una testimonianza e una dimostrazione di come anche gli artisti vivono questi momenti un po'particolari, difficili – spiega Spoltore -. Spesso si pensa che gli artisti siano dei sognatori, invece chiuso nel mio studio laboratorio, sono riuscito a realizzare 30 opere in 100 giorni. La più rappresentativa è sicuramente la numero uno, "Cosmo", la prima che ho realizzato in questo periodo, il nucleo da cui si è sviluppato tutto".

"Il compito dell'artista è quello di creare, di produrre – afferma lo scultore -, e in questo caso le opere rappresentano una denuncia, un modo per far riflettere su questo e altri problemi che spesso sono sottovalutati, come quello dell'inquinamento. Non si può essere così superficiali e distanti rispetto a certe tematiche e mi auguro che anche i giovani si rendano contro della serietà di questo problema".

Le opere di Spoltore sono realizzate con materiali di riuso, oggetti di uso comune trasformati in elementi estetici. Riciclo artistico anche per educare le nuove generazioni al rispetto per l'ambiente, i materiali provengono spesso dal mondo contadino, della metallurgia e fondono quindi pietra, legno e ferro.
Delle 30 sculture, ordinate in ordine cronologico, 29 sono direttamente collegate al coronavirus mentre l'ultima, Abruzzo Terra Madre, è una sorta di sintesi, di superamento stesso del ciclo e di ritorno alle radici. Ma è soprattutto un omaggio alla terra d'origine di Spoltore che afferma: "Mi porto sempre dietro una parte di me, non posso scrollarmi di dosso la mia terra. Me la porto sempre dentro e ovunque vado c'è sempre un momento in cui rappresento l’Abruzzo".

Gli interventi della giornalista Paola D'Adamo e della critica d'arte Daniela Madonna, hanno offerto una visuale a 360° del lavoro dell'artista. Paola D'Adamo, Paolo Spoltore e Daniela Madonna
"Conoscevo già le opere di Paolo Spoltore – dichiara Daniela Madonna - ma quello che mi ha guidato nella recensione è stato il suo sguardo, che parlava di un vissuto molto profondo legato all'attualità che tutti quanti abbiamo vissuto a causa del coronavirus. Nei suoi occhi ho letto sofferenza ma anche speranza e reattività, la forza dell'arte che non si arrende ma produce e stravolge tutto ciò che è vissuto. Attraverso l'utilizzo di elementi trasposti, ritrovati, riciclati – prosegue la critica -, l'artista ha creato un microcosmo differente per se stesso e anche per i fruitori delle sue opere. La mostra affronta diverse tematiche, dalla cosmogonia, il centro che genera tutto, fino ad arrivare proprio al tema del covid, con le paure ad esso collegate: gli incubi, le notti insonni, ma anche temi sociali come la paura di perdere il lavoro e quello dell'affacciarsi sul mondo attraverso uno schermo che può essere quello della televisione, del computer, del tablet o anche una finestra. Infine il tema della prigionia, della sofferenza, dei malati e di tutti noi. Una sorta di diario di bordo personale, ma accessibile a tutti".

"Lo schermo, la televisione e altri mass media ci annunciavano ciò che accadeva – spiega Spoltore a Paola D'Adamo -. Noi eravamo chiusi in casa e soltanto attraverso la televisione potevamo capire quale fosse l'entità di questo fenomeno. Ho cercato di riflettere su quello che stava succedendo, di farlo mio e di raccontarlo. In questi 100 giorni non ho fatto altro che raccontare la mia sensazione i miei pensieri e anche la mia paura".

Il sindaco Francesco Menna e il vice sindaco e assessore con delega alla Cultura, Giuseppe Forte esprimono grande soddisfazione per l'esposizione.
"È una mostra a cui tenevo tanto, ringrazio il maestro Paolo Spoltore per aver accettato l'invito ad esporre le sue opere in prima nazionale, qui a Vasto – dichiara l'assessore -. Abbiamo scelto di esporre le opere nei giardini di Palazzo Avalos perché sono sicuro che se questi lavori fossero stati esposti al chiuso, non avrebbero avuto l'effetto cromatico che invece hanno all'interno di questo verde. Sono convinto che anche i turisti, che sono numerosi in questi giorni, avranno la possibilità di ammirare queste opere che comprendono un periodo di lavoro intenso".

Anche il sindaco ringrazia l'autore che "con la scultura e con una riflessione durante il coronavirus, ha scolpito un qualcosa che deve rimanere: il messaggio della speranza tramite l'arte. Le opere sono immortali e diventano patrimonio collettivo".

Da Paolo Spoltore l'affettuoso ricordo di Roberto Bontempo, prima persona conosciuta a Vasto, e il ringraziamento agli amministratori, al pubblico e alla sua famiglia che lo segue nelle esposizioni aiutandolo negli allestimenti.

La mostra, inaugurata giovedì 13 agosto, resterà a Vasto fino al 6 settembre. Sarà possibile visitarla tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 24.00.

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di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

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