Quando San Salvo e Montenero di Bisaccia avevano l’aeroporto - La ricostruzione di Giovanni Artese
 

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San Salvo   Cultura 03/07

Quando San Salvo e Montenero di Bisaccia avevano l’aeroporto

La ricostruzione di Giovanni Artese

Foto da apcvasto.blogspot.comOggi sembra inverosimile ma, tra il dicembre 1943 e la prima metà del 1944 a San Salvo Marina e Montenero di Bisaccia Marina furono attivi due aeroporti militari delle forze alleate, su cui erano basati diversi squadron di velivoli sotto comando della Desert Air Force della R.A.F.(Royal Air Force) britannica.

Le operazioni belliche della campagna d’Italia 1943-45 (con gli Alleati che, combattendo contro i tedeschi della 10ª Armata, risalivano la penisola dal Sud verso il Nord) furono infatti accompagnate da un intenso sforzo logistico-amministrativo che, per le forze terrestri avanzanti dell’8ª Armata britannica e della 5ª Armata americana, comportava un conseguenziale spostamento in avanti e una ricollocazione di tutte le strutture e i servizi necessari alle truppe combattenti: alloggiamenti e comandi per le unità, ospedali da campo, depositi di munizioni, carburanti e viveri, piste di volo (oltre alla riattivazione di strade, ferrovie, scali portuali e aeroportuali danneggiati dai genieri germanici).  

Dopo la battaglia sul fiume Trigno (23 ottobre-5 novembre 1943), l’8ª Armata britannica del generale Bernard Law Montgomery avanzò fino al fiume Sangro, lo attraversò alla fine di novembre e a seguito di cruenti combattimenti contro il LXXVI Panzerkorps tedesco sgomberò l’area di Ortona entro il 28 dicembre, per poi arrestare definitivamente la sua avanzata il 4 gennaio 1944 tre chilometri a nord della cittadina. In tale periodo le forze aeree alleate (britanniche e statunitensi) erano state gradualmente trasferite dalle basi dell’Africa settentrionale e della Sicilia a quelle dell’Italia meridionale e della Sardegna. Sul versante adriatico una particolare importanza, dai primi di ottobre 1943, avevano assunto i dieci aerodromi di Foggia, da dove decollavano sia caccia e cacciabombardieri che bombardieri tattici e strategici, operanti a più ampio raggio. 

A sud di Termoli (dopo la fine dei combattimenti sul basso Biferno del 3/7 ottobre 1943), nella zona tra Campomarino, Portocannone e Chieuti venne creato un importante scalo aeroportuale (Ramitelli Airfield), in grado di accogliere anche bombardieri tattici leggeri e medi, che rimase operativo fino all’estate 1944. A San Salvo Marina, a partire dalla seconda metà di novembre, fu invece realizzata una struttura fondamentalmente per gli aerei da combattimento e ricognizione, ben presto denominata Trigno Airfield. La pista di decollo-atterraggio si trovava poco ad ovest dell’attuale lungomare e correva dall’area di via Andrea Doria a quella del piazzale Cristoforo Colombo. Venne edificata spianando con  i bulldozer le dune della spiaggia e poi collocandovi sopra lastre di acciaio traforato che si agganciavano saldamente l’una all’altra. La pista di volo era lunga 1.100 metri e larga 27,5. Era ovviamente dotata di torre di controllo, parcheggi per gli aerei e depositi di carburante. A partire dal dicembre 1943 il Trigno Airfield accolse alla Marina di San Salvo 3 squadron di caccia Spitfire del 7 Wing della S.A.A.F. (South African Air Force) e più tardi il 682 Squadron del 366 Wing della R.A.F. per la ricognizione fotografica aerea. Velivoli da trasporto giungevano inoltre a scaricare rifornimenti. Un bimotore, in particolare, faceva quotidianamente la spola con Napoli, la più importante base di mantenimento alleata in Italia. 

Foto da apcvasto.blogspot.comLa spiaggia situata tra la restante parte della Marina di San Salvo e quella di Vasto fu anch’essa sovente utilizzata da aerei leggeri, da osservazione e ricognizione, in grado di decollare direttamente dalla battigia. Il Quartier Generale Avanzato della Desert Air Force venne fissato a Vasto Marina (l’Arretrato a San Severo) mentre Vasto alta (all’epoca Istonio) diveniva sede del Quartier Generale Strategico dell’8ª Armata britannica oltre che di importanti comandi amministrativi (nonché residenza del generale Montgomery, fino al 30 dicembre 1943).   

Contemporaneamente o appena dopo un'altra pista di volo venne realizzata alla Marina di Montenero di Bisaccia, dal torrente Mergolo alla zona del canale di bonifica a sud del Trigno, nell'area compresa tra l'attuale Statale 16 (ex tratturo L'Aquila-Foggia) e il mare. Anche in questo caso, la pista di decollo-atterraggio fu montata con lastre di acciaio traforato. L’infrastruttura venne denominata Cutella Airfield, che non è un toponimo italiano ma "un termine aborigeno adottato dal 239 R.A.F. Wing quando la pista di metallo fu stesa sulle dune presso l'Adriatico". A partire dalla seconda metà di dicembre furono allocati a Cutella il 450 R.A.A.F. (Royal Australian Air Force) Squadron, proveniente da Foggia, equipaggiato con cacciabombardieri Kittyhawk P-40, che vi restò fino al 22 maggio 1944. Nel giro di poche settimane a Cutella furono trasferiti altri 5 squadron di velivoli: il 3 R.A.A.F. (Royal Australian Air Force) Squadron, il 112, 250 e 260 R.A.F. (Royal Air Force) Squadron e il 5 S.A.A.F. (South African Air Force) Squadron.

Gli Spitfire basati alla Marina di San Salvo furono impiegati sia in missioni di appoggio alle forze terrestri dell’8ª Armata britannica (soprattutto il 1 S.A.A.F. Squadron) e alleate più in generale (in particolare il 40 S.A.A.F. Squadron, tra il gennaio e il febbraio 1944, volò soprattutto in supporto della 5ª Armata americana) che in missioni a più ampio raggio, fino alla Jugoslavia. Così i velivoli basati a Cutella. Il 450 R.A.A.F. Squadron, ad esempio, in gennaio effettuò missioni contro bersagli in Dalmazia e il porto di Sibenik, così come i porti di Velaluka (Dubrovnik) e Zera. "In marzo, l'attenzione dello squadron si spostò sull'Italia, con raid contro materiale rotabile". "Il mese seguente fu notevolmente impegnato, effettuando in totale 430 sortite". Dal 18 marzo 1944 raggiunse il Trigno il 208 R.A.F. Squadron, addetto alla fotografia aerea.

Foto da apcvasto.blogspot.comEssendo entrambe le piste di volo poste su terreni prossimi all’Adriatico e tendenzialmente paludosi, queste subirono inevitabilmente gli effetti delle condizioni del tempo. Il 1° gennaio 1944, una terribile tempesta di acqua e vento abbattutasi sulla costiera comportò l'allagamento della pista del Cutella Airfield e il parziale danneggiamento di quella del Trigno Airfield, tanto che per alcuni giorni rimasero interdetti al volo. Non mancarono incidenti. Il 29 aprile 1944, la pista e i parcheggi di Cutella furono attaccati per errore, da un cacciabombardiere Thunderbolt P-47 statunitense. Il pilota di un aereo per il salvataggio in mare rimase ucciso, alcuni uomini del personale di terra feriti; il 3 Squadron ebbe un cacciabombardiere Kittyhawk distrutto e altri danneggiati.     

Il Trigno Airfield venne usato anche per gli spostamenti dei comandanti alleati. Ad esempio il 21 dicembre 1943, scortato dai caccia del 1 S.A.A.F. Squadron, vi atterrò il Dakota statunitense del generale Dwight Eisenhower (Comandante in capo delle Forze alleate del Mediterraneo, fino al 30 dicembre; successivamente del Gruppo di Armate alleate per lo sbarco in Normandia), per quella che sarebbe stata l’ultima visita alle truppe dell’8ª Armata in Abruzzo. In seguito, fino al marzo 1944, vi decollava e atterrava, sempre su un DC 3 (Dakota), il nuovo comandante dell’8ª Armata britannica, il generale Oliver Leese.  

I due impianti aeroportuali avrebbero gradualmente perso importanza a partire dalla ripresa dell'avanzata alleata in Italia (dal 12 maggio sul fronte tirrenico; dall'8 giugno 1944 sul fronte adriatico). Così gli squadron si sarebbero trasferiti in parte sul versante tirrenico – per supportare l’offensiva della 5ª Armata americana verso Roma e Firenze – e poi durante l'estate anche in aerodromi più a nord (fino ad Orvieto, Rimini ecc.). Sul posto alcune strutture vennero smantellate o distrutte, altre rimasero a lungo arrugginendo o essendo recuperate dai civili. Reperti di fusti di benzina, lastre di acciaio traforato e rottami di velivoli sarebbero rimasti per decenni ancora sui rispettivi siti, a testimoniare il ruolo svolto da tali aeroporti di Molise e Abruzzo nel corso della II guerra mondiale.

Giovanni Artese

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