In ricordo di Armando Ottaviano, "sensibile alle sofferenze dell’umanità" - Originario di Fresagrandinaria, fu trucidato alle Fosse Ardeatine
 

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In ricordo di Armando Ottaviano, "sensibile alle sofferenze dell’umanità"

Originario di Fresagrandinaria, fu trucidato alle Fosse Ardeatine

Armando Ottaviano, figlio di Vitamato e di Rosina De Lellis (i De Lellis erano di provenienza vastese, immigrati a Fresagrandinaria col falegname Cesare nel 1864), nacque in una casetta di via San Martino (oggi intitolata a suo nome) il 20 novembre 1919. Il padre, calzolaio, era un abituale lettore di libri a tematica sociale e animatore delle idee socialiste. Infatti nella sua bottega si riunivano spesso per  colloquiare alcuni altri simpatizzanti tra cui Silvio Gaspari, i fratelli Iannone e altri. Era quindi malvisto dal regime fascista di allora e nei primi anni ’20 fu oggetto di persecuzioni e minacce. 

Un giorno la sua casa venne assalita da una squadra punitiva proveniente dalla vicina Dogliola, per cui Vitamato pensò bene di fuggire sui tetti insieme agli altri riuscendo ad evitare nerbate e olio di ricino. Ciononostante rimase sempre convinto ed espresse dovunque le proprie idee e per questo, in quei tempi, ebbe sempre difficoltà nel trovare e mantenere il lavoro.

Armando, terzo dopo due sorelle, spesso si recava coi genitori in campagna  dove vivevano molti contadini e frequentò le elementari qui in paese. Fu portato a Roma appena decenne. Laura F. Fabrizio, nel suo libro Genta ‘bbuna e bona gente ricorda che la famigliola "... aveva vestiti dimessi con qualche toppa mal celata... Erano passati per Cupello un mattino d’estate: padre, madre un maschietto e due femminucce… «Siamo partiti stanotte dal paese, a piedi. Ci fermiamo per salutare voi parenti... Alla stazione di Vasto prenderemo il treno... Siamo stanchi ma nel treno ci riposeremo...»".  

Presero in affitto un appartamento di via Albalonga, al Tuscolano. Rosina, che era sarta, trovò lavoro nella sartoria del parente Antonio Esposito che confezionava capi di vestiario per l’esercito.

Nella capitale Armando si formò nell’ambiente del quartiere popolare. Con grandi sacrifici famigliari si laureò in lettere nell’ateneo romano il 22 gennaio 1944 con una tesi dal titolo Francesco IV di Modena e i congiurati del 1821. Intanto, insieme a tanti altri dei quartieri proletari di Roma, entrò a far parte attiva della brigata clandestina partigiana di estrema sinistra "Bandiera Rossa" altrimenti detta Movimento Comunista d’Italia che, tra l’altro, non condivideva la linea del Pci nè l’attentato di via Rasella. Anzi, pare che per divergenze ideologiche, questi ultimi la tacciassero di trozkismo. Quella brigata ebbe il più alto numero di vittime tra tutte le altre formazioni: secondo alcuni ben 68 nella sola strage delle Fosse Ardeatine.

"Bandiera Rossa" era il gruppo più numeroso dei partigiani romani e il più attivo nella lotta antifascista. Era costituito da ex soldati, postelegrafonici, ferrovieri, vigili del fuoco, impiegati, persone comuni, laureati. Il nostro Armando ne era ufficiale di collegamento in varie zone del Lazio. Le riunioni clandestine le andava a tenere a Tuscania.

Arrestato (si parlò di delazione) dal capo della polizia politica, il famigerato Pietro Koch, nella notte del 21 marzo 1944 fu rinchiuso insieme ad altri nel settimo braccio di Regina Coeli e poi, in seguito all’attentato del 23 marzo in Via Rasella, trucidato insieme ad altri 334 alle Fosse Ardeatine. 

Armando aveva un animo gentile ma angosciato dal pensiero della morte: era anche poeta e, in una sua composizione intitolata Breve canto, sembrò presagire l’imminente tragedia:
Tra il travaglio e il tormento
d’una vita grama
campo interiore di feroce guerra,
all’orizzonte incerto, pallido, sbiadito,
irrequieti peregrini andiamo.
E i passi moviam su questa terra,
illuminata d’una luce scialba:
gli anni spingiamo là, verso la meta:
verso la notte che non vedrà mai l’alba.

La sorella Lina (Memorie inedite: “19 marzo 1944” ) scrisse: "Armando era un ragazzo sensibilissimo alle sofferenze dell’umanità ed è per questo che lottava contro chi creava allora e chi crea ancora oggi queste sofferenze, consapevole del costo al quale andava incontro". E aggiunse: "Questo Patrimonio di Sangue lo lasciamo a voi giovani, da far rispettare e con l'auspicio di continuare la Loro lotta contro i nuovi nemici dell’umanità, in senso pacifico e democratico".

La cerimonia di VastoDopo la guerra, quel Movimento si dissolse: i suoi componenti  superstiti confluirono nel partito di unità proletaria denominato P.S.I.U.P. e in altri partiti di sinistra; qualcuno nel Pci e nella Democrazia Cristiana.

Anche gli amici vastesi hanno voluto onorarne la memoria con l’apposizione di una lapide in piazza Rossetti il 24 aprile 2018 con discorsi tenuti dai rispettivi sindaci Francesco Menna e Giovanni Di Stefano. Era presente un folto pubblico costituito da cittadini, alunni e professori, di associazioni combattentistiche e d’arma nonchè di varie autorità [LEGGI]. 

Nell’epigrafe sul muro esterno della sua casa natale si legge:
Luminosa e feconda
la sua intelligenza
offrì in olocausto.

Ad un popolo schiavo
perché ritrovasse
sulla traccia del suo sangue
la via della libertà e della giustizia
Armando Ottaviano
dottore in lettere
combattendo
nelle file partigiane
del Movimento Comunista d'Italia
cadde trucidato dalla barbarie nazista
alle Fosse Ardeatine.

Roma 24.3.1944.

Pierino Giangiacomo

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