Il Museo delle migrazioni della valle del Trigno di Fresagrandinaria, la storia di una comunità - L’approfondimento di Pierino Giangiacomo
 

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14 luglio 2020
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Il Museo delle migrazioni della valle del Trigno di Fresagrandinaria, la storia di una comunità

L’approfondimento di Pierino Giangiacomo

L’idea di un museo contadino è nata dal fatto che ho vissuto per i primi venticinque anni in quel mondo e ne conservo felici ricordi. Ne parlai con l’indimenticato amico Bruno Di Domenico il quale ne fu entusiasta; insieme ne mettemmo al corrente l’allora sindaco Giovanni Di Stefano il quale, convinto, offrì subito incondizionato appoggio mettendosi in azione. Chiese ed ottenne il contributo regionale per l’acquisto e la ristrutturazione dell’immobile al pianoterra e primo della casa appartenuta alla famiglia Francese in Corso Umberto I, per poi dotarlo di quanto necessario contribuendo in modo determinante per la realizzazione del progetto. Senza la sua opera questo museo non si sarebbe potuto realizzare.

Nel 2015 i sindaci pro-tempore di Castelmauro, Fresagrandinaria, Lentella e San Felice del Molise decisero di ricordare il fenomeno migratorio mediante la creazione di un museo a futura memoria chiamandolo Museo delle migrazioni della valle del Trigno. Secondo le originarie intenzioni ciascuno di questi piccoli centri ne doveva istituire una sede. Nei fatti però è stata la sola Fresagrandinaria a creare una propria struttura associandola alla civiltà contadina, tema altrettanto importante. 

Così, il 10 gennaio 2016 fu finalmente inaugurato negli antichi locali di una taverna medievale, fondaco e trappeto oleario scavati nella roccia, con il proposito di dare testimonianza della vita contadina di un tempo quando non vi era la luce elettrica, le macchine a motore, l'acqua corrente e i bagni, le strade asfaltate, i telefoni, la radio e la televisione. 

Questa iniziativa, nelle mie intenzioni e dei miei collaboratori, nasceva dunque come omaggio e segno di gratitudine per la nostra gente che seppe arrangiarsi alla bell’e meglio e resistere fra tante privazioni e sofferenze. 

Il lavoro di ricerca, di catalogazione, di etichettatura del materiale ancora reperibile mi è stato affidato giacchè conosco il nome e l’uso di tutti questi antichi oggetti. Con infinita pazienza e con anni di lavoro volontario e gratuito, ho messo insieme qualche migliaio tra macchine, attrezzi, casalinghi, fotografie a tema, libri, poster, documenti, nominativi riguardanti il mondo rurale. La maggior parte della popolazione locale ha capito l’importanza della cosa donando gratuitamente il prezioso materiale. Validi collaboratori sono stati i signori Giovanni D’Angelo (anche ricostruttore fedele di oggetti e macchine ormai diventati introvabili), Giuliano Bucciarelli e l’operaio comunale Giuseppe Cicchini. Il primo allestimento è stato curato dal signor Marco Rapino di Vasto. 

Il materiale esposto, quasi tutto originale, riguarda i lavori all'aperto e in casa. Vi sono anche pannelli con immagini di "eventi e persone", "tradizioni", "fresani di ieri e di oggi", "gastronomia", "abiti ordinari e festivi", "antiche dimore rurali", "lavori all'aperto", "il ciclo annuale del lino, dallo stelo al tessuto", "lavori di casa", "artigianato", "archeologia", diplomi. 

Una sezione di tale mostra (anch'essa con oggetti, documenti, libri e foto) riguarda il fenomeno migratorio che ha caratterizzato la vita del paese. Vi sono poster a tema realizzati dai ragazzi della scuola media nel 2015, valigie, bauli viaggiati ancora con gli indirizzi, attrezzi da minatore, souvenir, pannelli con elenchi di nominativi (oltre 1300, rinvenuti in varie fonti come ad esempio il registro comunale dei passaporti rilasciati tra gli anni 1910 e 1930, gli archivi di Ellis Island Foundation e del Cisei, le testimonianze dirette dei rispettivi discendenti, gli atti dello stato civile, i fogli matricolari militari ecc.) riguardanti persone partite già dal 1882 verso le Americhe prima, poi per l'Australia, l'Africa, il Belgio, la Francia, la Germania fino agli anni '70 del Novecento. Tutto ciò anche a beneficio di coloro che tornano in cerca delle proprie radici.

Questo museo, ad oggi, è stato visitato da oltre cinquemila persone provenienti da 186 comuni italiani diversi e da 26 Stati esteri i quali hanno attestato la loro presenza ed espresso anche per iscritto il loro apprezzamento. Sono venuti vecchi emigranti o loro discendenti (qualcuno si è anche commosso) e poi insegnanti con scolaresche anche da fuori provincia, prelati, studiosi, presidenti regionali e provinciali, sindaci anche stranieri, medici, ingegneri, giornalisti e comitive di persone comuni. Mai, nella storia di questo paese, una sua istituzione stabile ha avuto tanti visitatori.

Perché senza dubbio esso rappresenta un patrimonio culturale di tutta la comunità, un centro di documentazione visiva e tangibile del nostro passato, unico nel suo genere, per chi vuol sapere e capire. Noi l’abbiamo realizzato con passione perché ci abbiamo creduto; lo lasciamo a color che restano sperando che ne abbiano altrettanta cura. Saranno loro a conoscere il suo destino.

A causa della pandemia in atto esso è attualmente chiuso e non si sa quando riaprirà: si potrebbe (malauguratamente e sconsideratamente) anche pensare di chiuderlo, ma nessuno potrebbe mai cancellare la storia di una comunità.

Pierino Giangiacomo

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