Fare sistema con Guelfi e Ghibellini - Siamo ancora nella stagione dei conflitti. Non ci basta questa guerra?
 

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5 giugno 2020
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Vasto   Attualità 17/04

Fare sistema con Guelfi e Ghibellini

Siamo ancora nella stagione dei conflitti. Non ci basta questa guerra?

Leggi un giornale o vedi un tg e ti accorgi che, mentre stiamo vivendo gli effetti di una guerra, la Protezione civile è contro alcuni esperti designati dal governo, ma il governo confligge con la Lombardia e altre regioni, alcune regioni fanno il contrario rispetto ad altre regioni. Il super manager Colao viene osteggiato da alcuni ministri ancora prima di iniziare ad agire. Il neo presidente di Confindustria appena insediato manda subito una bordata al governo, infine per la nostra serenità alcuni scienziati polemizzano con altri loro colleghi.

Se vogliamo avvertire l’aria che tira dalle nostre parti l’ultimo caso ce lo forniscono professionisti della ASL (LEGGI) in conflitto con le rappresentanze sindacali (LEGGI).

Da anni, insieme a molti amici e colleghi, frequento le associazioni di imprese, nello specifico Assovasto, CNA e qualche volta Confindustria. Da anni sento dire che in Italia non sappiamo fare sistema. Per fortuna incontro anche chi, come il sottoscritto, continua a non accettarlo come dogma immutabile, pensando che una certa armonia si possa finalmente trovare.

Le vicende che stiamo vivendo, che mettono a rischio di sopravvivenza tante imprese, hanno esasperato molto questa connotazione tutta italiana. Il gap con altre nazioni lo possiamo ben vedere dalla diversa velocità con cui altri stanno gestendo la transizione tra fase uno e fase due. E noi?

La task force per progettare la fase due è certamente importante. Dalle tante chiacchierate al telefono di questi giorni, e da ciò che penso, emergono due grandi domande che cerco di portare alla sintesi.

1. Perché non viene istituita una taskforce anche per evitare una recessione ben peggiore di quella del 2008?
2. Perché mai nessuno ci dice la verità, ovvero che l’Italia da qualche decennio è stata mal governata, che siamo troppo divisi e a rischio default, che abbiamo scarsa credibilità all’estero, le competenze sovrastate dal populismo e il genio italico spento dalla burocrazia?

Vorrei, ma so di essere in nutrita compagnia, una classe dirigente e una politica che accetti la situazione con onestà e abbia il coraggio di dirci: abbiamo iniziato un lungo percorso di rinascita, un vero rinascimento italiano, ci vorrà tempo, 15-20 anni, stiamo mettendo al sicuro la prossima generazione. Non è questa la vera taskforce che vorremmo in campo oggi?

Noi, anche se marginali attori di questo spettacolo, possiamo certamente fare la nostra parte, forse partendo dall’essere cittadini critici e attivi, partecipando alla vita delle associazioni (quello citate e tutte le altre) e contribuendo al loro sviluppo, facendo politica si, quella bella che si occupa della polis. La sfida tocca tutti, a qualsiasi livello. L’ardore e la forza la possiamo trarre dagli occhi dei nostri figli, dei nostri nipoti, coloro che tra un paio di decenni guideranno una startup, prenderanno in mano le redini dell’impresa di famiglia o si cimenteranno con la ricerca di un lavoro. Occorre farlo per loro, qui e da oggi.

Renato De Ficis
deficis.renato@gmail.com

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