Ansia da Coronavirus e rischi per l’economia: stop alla psicosi per evitare l’effetto domino - Covid-19, dai dati numerici il no all’allarmismo
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29 maggio 2020
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Vasto   Attualità 05/03

Ansia da Coronavirus e rischi per l’economia: stop alla psicosi per evitare l’effetto domino

Covid-19, dai dati numerici il no all’allarmismo

L’ansia da Coronavirus può creare molti problemi nella vita di relazione. Se è vero che in Italia due giorni fa si è registrato il numero massimo di guarigioni in un giorno, 116 [LEGGI] sulle 276 totali, ogni nuovo caso genera paure e, sempre più spesso, anche psicosi.

Mantenere la calma non è facile, ma è sempre necessario per affrontare con serenità una situazione delicata ma, è bene ribadirlo, non emergenziale. Lo ha sottolineato ieri il direttore generale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, Thomas Schael: “L’Abruzzo, in questo momento, non è a rischio” e “non c’è un fenomeno epidemico”.

Coronavirus è una parola che spaventa non solo i singoli cittadini, ma anche le imprese e, più in generale, il mondo del lavoro. Uno studio compiuto dall’Osservatorio Swg e pubblicato ieri da Il Sole 24ore, rivela che il 44% degli italiani teme di perdere il posto di lavoro quale conseguenza dei danni economici che una diffusione del virus rischia di produrre [LEGGI]. Panico e restrizioni minano la tenuta del tessuto produttivo, dal settore automobilistico, già in sofferenza da anni, a quello del turismo, passando per i rapporti commerciali tra le aziende abruzzesi e quelle delle zone rosse del Nord Italia, senza dimenticare la brusca frenata dell’export Made in Abruzzo verso la Cina.

Che l’allarmismo sia una delle prime negatività da evitare ce lo dice la scienza. I dati clinici dimostrano che l’incidenza della mortalità di altre malattie è superiore a quella del Covid-19, quantificata proprio ieri in un 3,4% dall’Organizzazione mondiale della sanità. È il caso, ad esempio, della meningite, che causa il decesso del malato in una percentuale che oscilla tra l’8 e il 14% dei casi e che, ove la malattia non venga curata adeguatamente, può arrivare fino al 50% [LEGGI]; eppure se ne parla poco, anche se può portare alla morte nel giro di appena 24 ore.

La stessa comparazione tra il Coronavirus e l’influenza stagionale, benché considerata impropria da una parte rilevante della comunità scientifica, può essere presa nella giusta considerazione, se si pensa che “secondo i dati degli ultimi anni, in media circa il 9 per cento della popolazione italiana contrae il virus dell’influenza, ma il tasso di letalità stimato per la sola influenza è dello 0,1 per cento. Tra il 2007 e il 2017, i morti ‘diretti’ per influenza sono stati in media 460 l’anno; mentre le stime per i decessi ‘indiretti’ vanno dai 4 mila ai 10 mila l’anno. Per quanto riguarda i contagiati, i dati sulle ultime stagioni influenzali hanno mostrato un’ampia variabilità, con il 2017-2018 che ha fatto registrare il numero più alto: oltre 8,6 milioni di contagiati stimati” (fonte Agi).

Vanno ricordate anche le infezioni ospedaliere che, in base ai dati Ecdc, avrebbero causato in Italia circa 8000 morti nel 2019, contro i 3000 decessi (tutt’altro che pochi) cagionati dagli incidenti stradali [LEGGI]. Dati, quelli delle infezioni contratte durante e dopo il ricovero nelle strutture ospedaliere, che hanno fatto registrare un’impennata nel periodo compreso tra il 2003 e il 2016 [LEGGI]. Esempi che ci fanno comprendere come l’attenzione richiesta nella profilassi finalizzata a evitare di contrarre il Covid-19 non debba sfociare in uno stato d’apprensione in grado di compromettere la serenità personale e, nel campo produttivo, di creare un effetto domino assolutamente evitabile.

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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