Vedere, capire, raccontare: i ragazzi del Mattioli "semi di Lampedusa" con Tareke Brhane - "Solo guardandosi negli occhi si possono superare i confini"
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Vasto   Attualità 22/01

Vedere, capire, raccontare: i ragazzi del Mattioli "semi di Lampedusa" con Tareke Brhane

"Solo guardandosi negli occhi si possono superare i confini"

Andate al di là dei vostri pregiudizi, cercate di capire davvero cosa accade”. Questo il consiglio di Tareke Bhrane, presidente del Comitato 3 ottobre, al termine del suo intervento di ieri mattina all’incontro “Riflessi di Lampedusa, orizzonti non confini”. All’evento, tenutosi nello scenario della 21ª edizione del Festival della Scienza del Polo Liceale “Raffaele Mattioli” di Vasto, hanno partecipato anche alcuni esponenti della politica locale e il direttore del consorzio Matrix. Ma i protagonisti indiscussi della giornata, insieme a Tareke Brhane, ospite principale, sono stati gli studenti del polo, in particolare Sara Di Tanna , Claudia Tiberio, Benedetta Roberti e Simone Di Minni, i ragazzi coinvolti nel progetto “Porte aperte a Lampedusa”, che hanno condiviso la loro esperienza. Come sottolineato dal dirigente scolastico del Polo Liceale, Maria Grazia Angelini “si tratta di un momento di riflessione intenso e molto atteso che nasce come proseguo di un’esperienza vissuta dai ragazzi a Lampedusa e che sono tornati a scuola con prospettive completamente diverse”.

Vedere, capire, raccontare. L’esperienza dei ragazzi. "L'esperienza è nata da un progetto del Comitato 3 Ottobre e del Miur, bandito nel 2017, dal titolo Porte aperte a Lampedusa”,  spiega la professoressa Francesca Cinquina che, insieme alla professoressa Carla Orsatti e agli alunni, ha curato l’evento. “Il lavoro è stato condiviso con alcuni studenti del Mattioli ormai diplomatisi ed è poi proseguito con i ragazzi, individuati tra coloro che partecipavano a progetti di cittadinanza, che ne hanno raccolto il testimone. Ci siamo recati a Lampedusa dove, unici per l'Abruzzo, abbiamo vissuto quest’esperienza di cittadinanza globale". “Quella di Lampedusa è un'esperienza che augurerei di fare a chiunque”, racconta Sara Di Tanna, studentessa del IV D, “abbiamo partecipato attivamente a workshop e laboratori, studiando quello che è il fenomeno dell'immigrazione. Ci sono stati molti momenti di incontro, tra cui quello con i sopravvissuti e i familiari delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013". 

Gli studenti raccontano la loro esperienzaI ragazzi, come spiega Sara, riassumono l’esperienza con tre parole: vedere, capire, raccontare“Vedere perché abbiamo visto la realtà e la verità toccandole con mano”, afferma Sara, che sottolinea quanto sia importante cambiare prospettiva, vedere le cose da più punti di vista, mettersi in gioco per vedere con gli occhi del migrante”. Poi prosegue: “Capire non è sempre facile. Capire cosa c'è dietro quei viaggi, capire cosa accade durante gli spostamenti e cosa aspetta i migranti all'arrivo”. Ed è qui che entra in gioco il raccontare perché, conclude Sara, “quest'esperienza non deve essere fine a sè stessa, deve essere raccontata ed essere l'inizio di un progetto. Il nostro compito è quello di raccontare quei giorni e le emozioni provate, per essere semi di Lampedusa”.

Claudia Tiberio, studentessa del IV C, presenta invece un video realizzato per documentare l'esperienza di  Lampedusa. “Pensiamo che sia molto più efficace mostrare delle immagini”, dice. Il messaggio che vogliamo mandare - aggiunge- , è quello di cercare di uscire dalla nostra comfort zone per capire quello che c'è fuori. Per comprendere pienamente l’esperienza di Lampedusa bisognerebbe viverla, ma speriamo di lasciarvi qualcosa con la nostra testimonianza di oggi”.

foto di Michele CirilloL’intervento di Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre. Spesso creiamo un muro, si fa fatica a condividere le esperienze, afferma Tareke. “Quest'anno, per la prima volta siamo riusciti a mettere insieme venti paesi Europei per affrontare il problema delle migrazioni, che è molto complesso. Non avrei mai immaginato di andare in giro per l'Europa e l'Italia per parlare di diritti, di immigrazione e di violenza. Quando ero uno studente mi piacevano la chimica e la fisica e il mio sogno era diventare pilota. Quest'esperienza mi ha cambiato la vita e il modo di ragionare”. Tareke è eritreo, ci parla di Asmara, città costruita da Mussolini, che ricorda la Roma degli anni Trenta. Racconta dei suoi nonni che parlavano italiano e di sua madre che “ha perso un figlio e il marito e mi ha aiutato a fuggire, quando avevo 16 anni, per garantirmi un posto sicuro”. Poi spiega che “per scappare ci vogliono 8 o 9 mesi, un errore può costarti la vita. Se riesci ad attraversare il confine, diventi un disertore, un traditore della patria. Non sei più padrone della tua vita, sono i tracanti a decidere per te. Diventano il tuo passaporto, possono farti arrivare a destinazione vivo o morto”. “Quello che non riusciamo a capire è perché la gente non si informa”, aggiunge Tareke, e conclude dicendo andate al di là dei vostri pregiudizi, cercate di capire davvero cosa accade”.

L'intervento di Simone CanerSiproimi (ex Sprar) e accoglienza. Tra i partecipanti all’evento c’era anche Simone Caner, direttore del consorzio Matrix che gestisce i centri di Vasto, Carunchio e Guardiagrele. “Siproimi è una struttura che viene gestita dal ministero dell' Interno, in collaborazione con l'Anci”, spiega Caner, “il titolare del Siproimi è il Comune che sceglie l'ente gestore. La struttura, nella quale lavorano professionisti come psicologi, avvocati, insegnanti e mediatori culturali, non si occupa soltanto di garantire beni di prima necessità ma soprattutto di supportare i ragazzi nel loro percorso formativo prima e lavorativo poi e di renderli partecipi dei loro diritti sul territorio. Cercare di accogliere ed accompagnare i ragazzi nel loro nuovo percorso di vita in Italia, serve a fare in modo che possano contribuire alla nostra società”. 

Nel corso dell'incontro, moderato dal giornalista Giuseppe Ritucci, il sindaco di Carunchio, Gianfranco D’Isabella, parla dell’esperienza Siproimi che definisce "un metodo eciente di accoglienza, grazie anche agli operatori che mantengono sempre l'equilibrio all'interno della struttura. I valori dell'accoglienza sono rappresentati nella nostra Costituzione, abbiamo il dovere di tutelare le persone che sono più deboli di noi”. Invita poi ad “essere sempre alla ricerca della verità, ad andare oltre a quello che si legge o che viene divulgato sui social”. E aggiunge l'Italia ha bisogno di ragazzi con menti pensanti. La scuola deve essere in prima linea, portando semi di speranza e conoscenzaL’esperienza Siproimi è condivisa anche dal vicesindaco di Vasto Giuseppe Forte che si dice orgoglioso di aver contribuito all'approvazione di questo sistema, forma molto importante di assistenza”. Un plauso anche all’iniziativa dell’istituto che, dice, “è ormai inserita nel novero delle manifestazioni più attese della nostra città”. Definisce poi il fenomeno della migrazione esperienza che colpisce”.

Anche Anna Bosco, assessore all’Istruzione e Politiche comunitarie di Vasto, parla del fenomeno migratorio, sottolineando “l’indubbia ricchezza che deriva dal contatto con popoli diversi dal nostro”. La Bosco ritiene che sia “fondamentale indagare i motivi della migrazione. L’assessore invita poi gli studenti a guardare il cortometraggio “Frontiera” del regista vastese Alessandro Di Gregorio, vincitore del David di Donatello nel 2019. Conclude il suo intervento dicendo che i margini geografici non devono essere periferie esistenziali”. 

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di Serena Smerilli (redazione@zonalocale.it)

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Video - Tareke Brhane: "Dobbiamo mettere i giovani in condizione di informarsi"

L'intervista a Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre | Servizio di Giuseppe Ritucci - Immagini e montaggio di Nicola Cinquina



 

     
     
     

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