Silvio, Simone e Cristiana Iacovitti: "La sfida è essere sempre flessibili al cambiamento" - Quelli che... restano | I tre fratelli Iacovitti sono i proprietari del Baja Village
 
Vasto   Personaggi 29/11

Silvio, Simone e Cristiana Iacovitti: "La sfida è essere sempre flessibili al cambiamento"

Quelli che... restano | I tre fratelli Iacovitti sono i proprietari del Baja Village

Spesso ci troviamo a raccontare le storie di giovani che partono da questo territorio e, con tanto impegno e passione, portano avanti importanti percorsi professionali nei luoghi che li accolgono. Allo stesso modo, però, ci sono tanti giovani che scelgono di restare e, altrettanto impegno e passione riescono a conquistare importanti traguardi personali e nel mondo del lavoro ma che, spesso, non trovano la meritata valorizzazione. Nasce così il filone "Quelli che... restano", per incontrare gli under 40 che, nel nostro territorio, si danno da fare ogni giorno per la loro crescita e, perchè no, per quella di questo lembo a sud dell'Abruzzo.

Silvio, Cristiana e Simone IacovittiPer Silvio, Simone e Cristiana Iacovitti, la prossima sarà la stagione numero venti al Baja Village, la discoteca di Punta Penna che si affaccia sulla bella costa vastese nella zona della Riserva di Punta Aderci. Sono tre fratelli che si “dividono le funzioni aziendali, a seconda delle competenze”. Non solo fratelli ma anche soci che condividono “pensieri, idee. A volte ci scontriamo ma sempre per far nascere qualcosa di bello”. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Silvio e Simone per capire com’è nato questo loro percorso che, partendo da Vasto e passando per Milano – e non solo – (e tornando nella loro terra) oggi li vede impegnati insieme nell’attività di famiglia.

La scelta. “In famiglia c’è un ottimo dialogo e abbiamo sempre parlato a tavola di ciò che avremmo voluto fare – racconta Silvio facendo un salto indietro nel tempo - . Io avevo 18 anni, Simone poco meno, e decidemmo, insieme a nostro padre, di portare avanti il club-discoteca Baja Village”. L’attività, recuperando gli spazi di un’ex fabbrica dismessa a Punta Penna, era nata dall’unione di intenti tra il padre e gli zii, anche loro da sempre nel campo della ricettività turistica. “Abbiamo voluto mantenere una tradizione di famiglia. Nostro nonno, con i suoi fratelli, ha aperto i primi locali. Siamo nati in questo mondo e l’idea ci è sempre piaciuta. Ed ecco che, insieme ai nostri zii per i primi dieci anni, da soli per i secondi dieci, abbiamo seguito questa strada. C’è tanto impegno, tanta dedizione al lavoro. Cerchiamo di fare le cose pulite condividendo i nostri pensieri con gli amministratori e con la gente. Noi puoi pensare di portare avanti questo tipo di attività pensando di fare solo ciò che piace a te”. Anche per Simone “scegliere a 18 anni è molto difficile, a quell’età non è semplice avere le idee chiare. Ma, quando respiri dal mattino alla sera una determinata aria, alla fine ti viene naturale. Nella vita si può fare di tutto, bisogna mettersi in pace con la propria anima e capire quali sono le competenze che prendono concretezza con il tempo e, alla fine, ti proietti in quello che potrebbe essere il tuo futuro”.

Una delle serate al BajaIl percorso. “Per intraprendere questa strada da imprenditori serve senz’altro un po’ di attitudine. Ma soprattutto devi respirare il sacrificio quotidiano e il saper fare delle scelte. Noi queste scelte le abbiamo fatte in epoca giovanile e ci abbiamo investito tanto. Nostro padre ha realizzato la struttura insieme ai nostri zii e siamo loro grati. Noi abbiamo dedicato le nostre migliori estati lavorandoci, nei punti più strategici ma meno in vista, per imparare un mestiere cercando di capire i pro e i contro di un’attività che agli occhi del pubblico può sembrare semplice ma ha una grande complessità”. Silvio e Cristiana hanno studiato Pubbliche Relazioni e Pubblicità allo Iulm, per Simone il percorso è stato quello di Economia alla Bocconi. “Abbiamo cercato di differenziare i nostri percorsi di studi per poi riportarli nell’attività”. Nel capoluogo lombardo “stavamo fin troppo bene ma ci mancava il nostro mare. Io sono rientrato a Vasto per primo -racconta Silvio - e sono contento che anche i miei fratelli abbiano voluto fare la stessa scelta”.

Tornare o provare altre esperienze?  “Da studente universitario – anche se il Baja era già ben avviato – ho iniziato sin da subito a lavorare nella nightlife. Prima come pr, poi arrivando a guidare uno staff che gestiva 12 locali. Quello stesso staff oggi è in piena attività e si occupa di locali ed eventi di grande spessore. Quei contatti, mantenuti nel tempo, sono preziosi ancora oggi”. Il percorso sarebbe potuto essere diverso perché “di opportunità, soprattutto ai tempi milanesi, ne avevamo diverse. Sia di intraprendere nuove attività che di andare all’estero – spiega Simone -. Io ho fatto anche un anno in Sud America ma ho colto le opportunità di quell’esperienza riportando ciò che ho visto lì nella mia terra. Siamo soddisfatti per la decisione presa a suo tempo. Ma, dalla scelta di 18 anni, all’attuale situazione che stiamo attraversando, ci siamo dovuti riadattare diverse volte al cambiamento. La sfida, oggi, è proprio mantenere la continuità attraversando i cambiamenti che si susseguono”. Gli incontri fatti negli anni di studio a Milano sono serviti per “decidere di collaborare con i migliori locali perché questo mondo ha i colori bianchi e neri della notte – dice convintamente Silvio -. Abbiamo cercato di prendere le cose più pulite e più belle della notte, condividendole con i miei fratelli, e poi, nel momento in cui siamo tornati a Vasto, abbiamo sospeso le collaborazioni dirette, mantenendo però le relazioni che ci permettono di dare qualità. Probabilmente nasceranno collaborazioni esterne, ma restiamo con le nostre radici qui. Stiamo cercando di ampliare i nostri partner perché, se ci sono persone del territorio che sposano i nostri progetti – e stiamo facendo ottimi percorsi insieme –, condivideremo nuovi percorsi. Siamo del pensiero che le attività, soprattutto quelle del settore turismo, vanno fatte per sinergia. Se non segui questa strada, prima o poi chiudi. Devi raccogliere spunti per aiutarti a crescere”.

Opportunità e cambiamenti. Prendere in mano le redini di un progetto che già funziona, avviato grazie ai propri genitori, potrebbe far sembrare tutto semplice per la nuova generazione. “Nulla è stato improvvisato – spiega Silvio -. Non ci hanno dato un giocattolo in mano e ci hanno lasciato lì a divertirci con la discoteca. Abbiamo prima condiviso un pensiero con la nostra famiglia, poi l’abbiamo costruito insieme, ognuno con le sue capacità anche legate all’età. Con la nuova generazione, noi fratelli, abbiamo ripreso questo progetto in mano per reinventarlo ogni giorno. Ad ogni stagione è sempre una sfida perché il mondo è sempre più veloce, l’offerta sempre maggiore e i ragazzi sempre più attenti a ciò che offri. Se non sei preparato sei fuori in un attimo. Bisogna dare qualità continuata, dare tranquillità alle famiglie i cui figli vengono da noi. A oggi il Baja è classificato come uno dei locali più puliti e sicuri in Italia”. L’opportunità di entrare in questo settore “ci è stata data dai nostri predecessori e a loro diciamo grazie perché siamo stati fortunati ad avere un avviamento in questo senso – sottolinea Simone -. Ma oggi sentiamo molto la responsabilità di mantenere in piedi ciò che abbiamo creato e di crescere perché abbiamo tante persone che collaborano con noi. E anche avere questa responsabilità è importante”. In vent’anni ci sono stati mutamenti continui. “Dalla scelta fatta a 18 anni all’attuale situazione che stiamo attraversando, ci siamo dovuti riadattare diverse volte al cambiamento”, ribadisce Simone. Oggi la sfida è quella di continuare a crescere. “Abbiamo sempre voluto dedicare grande attenzione alla ricerca facendo studi, confrontandoci con esperienze premianti, siamo sempre voluti stare al passo per mantenere la flessibilità rispetto al cambiamento cercando anche di anticipare le mode e influenzare anche queste tendenze. Oggi la parola influencer va molto di moda, in questo senso può bastare un click per avere successo. Di opportunità ce ne sono molte ma bisogna avere una chiarezza nel proprio pensiero, prefiggersi un obiettivo e cercare di specializzarsi al meglio per raggiungerlo. Come questo avviene dipende anche da ciò che ti circonda e ciò che ti capita nella vita. I treni passano e bisogna essere bravi a salire su quello giusto in base alla propria persona e personalità”.

Il rapporto con il territorio. “Abbiamo scelto il settore turismo e ricettività e, al suo interno, cerchiamo di specializzarci in qualcosa”, dice Simone. “Il territorio fa la differenza. Viaggiare e mantenere i contatti con gli altri, avere uno sguardo sempre proiettato sul resto d’Italia e all’estero, ci permette di dare un’offerta professionale – spiega il maggiore dei fratelli -. Ad oggi abbiamo questa attività stagionale. Da giovani imprenditori cerchiamo di portare avanti il pensiero di nostro padre: lavorare in una serie di attività turistiche portando avanti progetti che vadano in correlazione tra loro nell’ordine e nel rispetto della Riserva di Punta Aderci. Ci troviamo in una posizione strategica, oggi ci riteniamo fortunati e privilegiati ad essere lì. E ci piace portare avanti la nostra attività in chiave green”. E Simone, che non perde occasioni per “dichiarazioni d’amore” alla sua terra, aggiunge: “Crediamo nello sviluppo di questo territorio. Vasto potrebbe dare molto di più. Dal punto di vista delle caratteristiche territoriali qui non manca nulla. E, andando a fondo nell’esame di ogni stagione, ognuna ha una sua peculiarità che potrebbe essere valorizzata per divenire l’elemento trainante di una reale de-stagionalizzazione di un’offerta oggi limitata solo al prodotto mare. In questo vedo futuro nel nostro territorio, nelle opportunità di destagionalizzazione. Si potrebbero creare opportunità di occupazione anche per i giovani che, molto spesso, sono costretti – neanche a scegliere – ad andare all’estero a spendere la loro professionalità e il loro know-how perché qui non ci sono opportunità di lavoro”.

Il futuro. “Siamo nati come discoteca e dopo dieci anni – in prima persona – nel settore abbiamo deciso di ri-proiettarci nel futuro, nonostante le difficoltà del momento storico, nonostante le difficoltà a livello territoriale perché crediamo ad un’offerta turistica di qualità. L’occhio del pubblico sulla tua attività è a livello globale. Un complimento o una critica avvengono nello stesso modo e con la stessa risonanza. È chiaro che qui è un po’ più difficile portare avanti attività di una certa grandezza. Sarebbe per noi più comodo ridimensionare l’offerta e giocare un po’ più semplice adattandoci – ma non ci piace l’idea – al territorio e ai tempi. Ma conosciamo le caratteristiche della nostra attività e le potenzialità future. Cerchiamo di fare quel qualcosa in più così che, anche i ragazzi che collaborano con noi, si appassionino a certi tipi di attività e di modo di lavorare, sperando che restino in questo territorio e possano crescere e ripopolare la presenza dei giovani. Ritengo di avere uno dei migliori staff d’Italia, siamo cresciuti insieme, condividendo successi ed errori. Sarebbe bello se ci fosse qualche scuola professionale in più, qualche struttura formativa dedicata al settore”.  Per Simone è “stimolante ampliare i propri orizzonti ma bisogna fare sempre ciò che si riesce a controllare. L’esperienza ci insegna che è molto più semplice avere sotto gli occhi la tua creatura. Non sono mancate – e non mancano – le opportunità di andare a investire in altri territori ma poi interviene una certa razionalità. Quando hai soddisfazione in ciò che fai non si tratta di accontentarsi, anzi, si ha ancora più voglia di crescere e innovare. Si deve fare molto ancora per questo territorio, soprattutto nell’area dov’è il nostro locale”.

Loro hanno iniziato con l’area eventi – che ha ospitato e continuerà ad ospitare concerti e festival come il Pinweood – e con “situazioni in itinere. Noi non facciamo politica, abbiamo già il nostro lavoro ma con la politica bisogna avere rapporti. I servizi privati sono limitati se non ci sono quelli pubblici. Ma non bisogna aspettarsi che il politico faccia qualcosa per te, quanto, piuttosto, i privati devono essere da stimolo per gli amministratori perché capiscano le reali esigenze del territorio”. La chiusura è con uno sguardo alla tradizione popolare. “Mi piacciono molto i detti dei nostri saggi perché trovo davvero che funzionano. Per questo dico che quando uno trova il lavoro della propria vita è come se non lavorasse neanche un minuto. Noi abbiamo avuto la fortuna di capire quale potesse essere il nostro futuro. Mi auguro che altri giovani vivano esperienze gratificanti che possano essere positive sia per loro che per tutto il territorio. Ciò che il territorio ti ha dato devi restituirlo”.

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di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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