Anastasia Massone e i suoi loghi "abruzzesi". Dall’intuizione alla nascita di un brand - Quelli che... restano | "Qui si sta bene ma ci sarebbe bisogno di più coraggio"
 
Vasto   Personaggi 14/11

Anastasia Massone e i suoi loghi "abruzzesi". Dall’intuizione alla nascita di un brand

Quelli che... restano | "Qui si sta bene ma ci sarebbe bisogno di più coraggio"

Spesso ci troviamo a raccontare le storie di giovani che partono da questo territorio e, con tanto impegno e passione, portano avanti importanti percorsi professionali nei luoghi che li accolgono. Allo stesso modo, però, ci sono tanti giovani che scelgono di restare e, altrettanto impegno e passione riescono a conquistare importanti traguardi personali e nel mondo del lavoro ma che, spesso, non trovano la meritata valorizzazione. Ed ecco che, in una delle nostre riunioni di redazione, abbiamo deciso di iniziare a conoscere "Quelli che... restano". Incontreremo tanti under 40 che, nel nostro territorio, si danno da fare ogni giorno per la loro crescita e, perchè no, per quella di questo lembo a sud dell'Abruzzo.

Iniziamo questo viaggio incontrando Anastasia Massone, 29 anni, grafica e creatrice del brand Sparagn e cumbarisc. I suoi loghi rivisitati in chiave abruzzese sono ormai celebri e hanno conquistato il web (e non solo).

La prima versione di Sparagn e cumbariscGli inizi. Dopo un percorso nelle scuole superiori “movimentato”, perché “non mi trovavo a mio agio nell’indirizzo che avevo scelto”, arriva il trasferimento a Bologna per frequentare il corso di Cinema al Dams. “Dopo un po’ ho lasciato perché quel percorso non faceva per me”. Quello che attirava Anastasia era il mondo della grafica e della creatività. “Sin dai tempi universitari ho lavorato nello studio di mio zio, Qbix, perché avevo questa grande passione. Il mio percorso formativo l’ho portato avanti da autodidatta. Lavorando ho fatto tanta gavetta, in questo settore serve, come per gli artigiani. Se non fai pratica lavorando quotidianamente non riesci neanche a capire cosa stai facendo”. Nei primi tempi, non potendo “mettere le mani sui computer” perché non era pronta, si è dedicata alla stampa delle magliette. “Le prime che ho fatto erano per la squadra di calcio Vasto Marina. A forza di fare maglie su maglie si è accesa la scintilla di voler fare qualcosa di mio”.

Sulla prima maglia creata da Anastasia Massone, nel 2013, c’erano una foto di Punta Penna e una scritta bianca su banda rossa, La Pennuccia. “Ne ho fatte due, una per me e un’altra per un mio amico che, vedendola, mi chiese più volte di poterla avere. In quel momento non ne avevo piena coscienza ma, già quella prima maglia, era a tema abruzzese”. Il primo prodotto messo in commercio c’entrava poco con l’attività di oggi. “Era una maglia che riprendeva un brand famoso italiano. Ho venduto subito un paio di magliette su uno store online, in totale ne hanno acquistate 6-7 senza che io facessi nulla per promuoverle”. Questa iniziativa è stata però poi lasciata ferma. “Faccio spesso così, inizio le cose e poi le lascio da parte. Ho fatto così anche con la fotografia”.

La formazione. “Mi sono messa a studiare da sola social media marketing”, continuando a crescere nel percorso come grafica. “In studio mi hanno aiutato tantissimo, hanno avuto la pazienza di starmi dietro, dandomi consigli. Io, poi, non mi sono mai creata problemi nel chiedere”. Se le è mancato un approccio allo studio di tipo canonico, la sua formazione è in costante aggiornamento. “Frequento corsi, incontri, per riuscire a stare al passo con i tempi. Questo è un settore in continua evoluzione. Anche se avessi frequentato un corso tradizionale poi avrei dovuto comunque continuare ad aggiornarmi per non restare indietro”.

La nascita del brand. La prima maglietta è la celebre “Pallotte cac’ e ove”. “L’avevo fatta per me e poi ho postato la foto sui social senza nessuna ambizione di vendita. Ma c’è stata richiesta e ne ho vendute una ventina, per me era già tanto. Ho visto che la cosa funzionava e ho deciso di crearne un’altra che potesse identificare un brand che iniziava a prendere forma”. La seconda maglia, infatti, ha proprio quella scritta che oggi è il marchio di Anastasia Massone. L’origine del nome è tanto casuale quanto divertente. “È nato nello studio grafico. Una signora ci aveva chiesto un preventivo sia per il solo materiale che con il lavoro completo. Lei, per risparmiare, scelse il solo materiale citando questo motto popolare, sparagn e cumbarisc [risparmia e fai una bella figura]. Sono rimasta di sasso, non lo sentivo da anni e, in quel momento, ho deciso che sarebbe stata quella la frase per i miei adesivi”.

Il processo creativo. A quel punto il progetto di Anastasia ha iniziato a prendere forma e avere i connotati attuali con i marchi famosi rivisitati in chiave abruzzese. “Per uno periodo era una sorta di sinestesia. Ci sono alcune persone che associano a delle parole dei sapori. Io, in quel periodo, non potevo guardare un prodotto sugli scaffali di un supermercato senza associarlo ad un brand abruzzese”. E così sono nati Lacost, Vasanicola, Scilita, Majelletta e tanti altri ancora che sono diventati maglie, spille e così via. “In un mese ne ho fatti una quarantina, ma meno della metà sono andati in produzione”.

Una piccola azienda. Il successo sui social è esploso in poco tempo facendo diventare Anastasia una sorta di personaggio mitico nascosto dietro allo pseudonimo “Philip Uttana” che per un lungo tratto ha accompagnato i loghi e i prodotti come maglie, felpe, penne, agende, tazze, spillette e altro ancora. Ed è quindi arrivato il momento di cambiare passo per andare avanti. “Ho sempre re-investito tutto ciò che ho guadagnato perché questo progetto crescesse. Poi arriva il momento capisci che non puoi farcela da sola. Hai fatto tanto per arrivarci, meglio non buttare all’aria”. E così c’è l’inizio della collaborazione con Francesco Malatesta, giovane vastese che vive e lavora a Roma, informatico ed esperto di social media e marketing. “Due teste sono meglio di una – dice Anastasia. Mi serviva una spalla che mi desse consigli per non bruciare tutto”.

Dall’online al negozio. Il passaggio dal mondo virtuale – dove le cose iniziavano ad andare bene – è stato frutto di un buon consiglio e di un po’ di intraprendenza. “Il mio amico Rossano Torino, vedendo quanti pacchi con le maglie spedivo, mi ha dato la spinta ad aprire. Ho pensato che se non fai una cosa non puoi capire se può andare bene o meno. Ho investito i soldi guadagnati con il brand”. E così lo scorso inverno è nato il negozio Sparagn e cumbarisc in via Santa Maria. “Ho scelto il centro storico perché la mia prima casa a Vasto era qui, nel vicolo di Santa Maria. Ci ho vissuto fino ai 10 anni ed è una zona che mi è rimasta sempre nel cuore”. E ora, dopo aver “saltato” l’estate, c’è stata la riapertura “almeno per un anno intero, fino a settembre”.

Alcuni dei loghi creati da Anastasia MassoneRestare o andare? Proprio qualche giorno fa, su Instagram, qualcuno suggeriva ad Anastasia di “cercare maggiore fortuna” lontana da un Abruzzo che in tanti descrivono come una terra in decadenza. “Ma io qui sto bene, c’è tutto. Intanto, se anche avessi opportunità di lavorare con aziende più grandi, potrei farlo tranquillamente da qua. E poi, se vuoi andare a Roma in tre ore di macchina sei arrivato, per Milano prendi l’aereo e vai”. La sua è una scelta di legame con la terra che “racconta” con ironia nei suoi marchi facendola conoscere anche fuori dai confini regionali a suon di selfie con le magliette in tutte le parti del Mondo e dei suoi adesivi attaccati in ogni dove. “Se non lotti non fai niente. E non ci si può lamentare solo che qui non c’è niente se non fai nulla per cambiare le cose. Giovedì scorso, qui nel vicolo, eravamo aperti solo io e Osvaldo – dell’Amenàbar – Ma perché uno dovrebbe uscire se sa che fuori è tutto chiuso? C’è bisogno di dare input per cambiare, magari anche creando nuove sinergie per poter organizzare qualcosa”. Da parte sua c’è il rammarico “perché molti miei coetanei, a cui dico di restare a Vasto, non mi ascoltano. Quando dovevo aprire il negozio potevo scegliere altre soluzioni. Ad esempio Pescara sarebbe stata molto più indicata. Ma ho scelto di restare qui, chi vuole sa dove venire”.

Cosa si può fare? “Vedo sempre i ragazzi in giro ma poche cose che creino aggregazione e, di conseguenza, movimento. Non ci sono più le serate che coinvolgano i giovani. Un po’ di anni fa c’erano locali che attiravano i ragazzi. Oggi è molto diverso”. Forse c’è un po’ “paura di prendersi il rischio. E – anche in base alle esperienze avute per trovare un locale per il negozio – trovo ci sia paura di dare fiducia ai giovani”. Spesso “non ci si butta in un’iniziativa. Abbiamo fatto un esperimento quest’estate facendo due serate in cui, da poco, abbiamo riempito un locale. Ci vorrebbe più coraggio, più voglia di investire”. In fondo, come dice il suo marchio, basta poco per far qualcosa di buono. Sparagn e cumbarisc!

di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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