314 casi in 3 anni e mezzo: nel Vastese il più alto rischio di incidenti con cinghiali - Il primato a Vasto; le strade più pericolose sono la "Trignina" e la SS16
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Vasto   Attualità 31/10

314 casi in 3 anni e mezzo: nel Vastese il più alto rischio di incidenti con cinghiali

Il primato a Vasto; le strade più pericolose sono la "Trignina" e la SS16

Cinghiali a Casalanguida314 esemplari morti a seguito di incidenti rinvenuti in tre anni e mezzo nel Vastese, 160 nel Lancianese, 66 nel Chietino. I numeri parlano chiaro: è a Vasto e dintorni che si rischia maggiormente di avere spiacevoli incontri ravvicinati con i cinghiali in strada alla guida della propria auto

Non è più un'impressione, la certificazione arriva dal dipartimento Prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti, diretto da Giuseppe Torzi, che ha condotto uno studio prendendo in esame il periodo 1° gennaio 2016 - 30 giugno 2019. Su 540 esemplari morti, ben oltre la metà è stata rinvenuta nel Vastese; per la cronaca, l'ultimo caso c'è stato ieri sera sulla Statale "Trignina" in territorio di Dogliola [LEGGI]. Un conto che in qualche modo è al ribasso cosiderando i casi in cui il cinghiale resta solo ferito e fugge o muore lontano dal luogo dell'incidente senza essere rintracciato.

VASTO LA PIÙ COLPITA - A guidare il primato per singole località c'è proprio Vasto, le strade più coinvolte sono la Statale 16 e la Statale "Trignina": due strade a scorrimento veloce dove gli incidenti possono avere conseguenze ancora più gravi. Nella città più rappresentativa del territorio sono stati rinvenuti 101 esemplari, seguono Casalbordino con 64 e Torino di Sangro con 32. "Nel Comune di Vasto – dice la Asl – la situazione sembra essere notevolmente peggiorata negli ultimi mesi, tant’è vero che il numero di esemplari morti di cinghiale registrati a partire dall’anno 2018 è tre volte superiore rispetto a quello censito nel 2016 e nel 2017".
Per quanto riguarda i distretti di Lanciano e Chieti, i Comuni più interessati sono Ortona (28), Fossacesia (20), San Vito Chietino (18) e Lanciano (17). Anche in questo caso, il maggior numero dei decessi si registra lungo le due strade a scorrimento veloce: la SS16 e la SS652.

"Lo studio del dipartimento di Prevenzione ha valutato anche il rischio di collisione con i cinghiali nei singoli Comuni, rapportando il numero di esemplari morti rinvenuti in seguito a incidente stradale all’estensione in chilometri quadrati di ciascun Comune. Nel distretto vastese si confermano come maggiormente interessati Vasto e Casalbordino seguiti da Pollutri e Torino di Sangro. Nel distretto di Lanciano, il Comune in cui si registrano più incidenti è San Vito Chietino seguito da Rocca San Giovanni, Treglio e Fossacesia. Infine, nel distretto di Chieti, il Comune di Ortona è al primo posto seguito da Casacanditella, Sant’Eusanio del Sangro e Villamagna".

I dati elaborati dalla AslI PERIODI PIÙ RISCHIOSI - Lo studio ha rivelato inoltre il periodo durante i quali si verificano maggiori incidenti "limitato tra marzo e novembre, con picchi ad aprile e maggio".
"Due le possibili ragioni: da un lato in quei mesi c’è maggiore disponibilità di frutti e ortaggi, con la maturazione di cereali invernali (giugno-luglio) e dei cereali estivi (settembre-ottobre) che spinge i cinghiali selvatici a frequenti spostamenti per la ricerca di cibo; dall’altro le condizioni climatiche più favorevoli e le giornate con più ore di luce determinano l’aumento del numero di autovetture circolanti". 

"Il mese a più alta frequenza di incidenti è maggio perché le femmine di cinghiale che hanno partorito e allattano si spostano in cerca di cibo per via di esigenze alimentari aumentate, e ottobre-novembre, a causa del picco dei calori delle femmine che induce i maschi a percorrere lunghe distanze per accoppiarsi".

La localizzazione degli incidenti"Il comportamento crepuscolare-notturno del cinghiale, dovuto al disturbo da parte delle persone, fa sì che gli incidenti stradali avvengano prevalentemente di notte: il 62,59% degli esemplari è morto in orari notturni. Il decesso dei rimanenti 202 cinghiali, anche se rinvenuti di giorno, è spesso la conseguenza di incidenti stradali notturni non denunciati dai conducenti al momento della collisione".

I POSSIBILI RIMEDI - "Osservando la geolocalizzazione dei sinistri – spiega Torzi che ha curato personalmente lo studio insieme ai veterinari Pietro Di Taranto e Alessia Ioannoni del Servizio igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche – si può notare come questi avvengano prevalentemente in zone agricole percorse da strade a scorrimento veloce. Un esempio è dato dal tratto di SS16 attraversato dai cinghiali che, provenienti dalle zone collinari, si dirigono verso la riserva naturale di Punta Aderci, ricca di coltivazioni e con pochi insediamenti umani. Tale riserva è inoltre un’area protetta, limitrofa a una zona aperta alla caccia, verso cui gli animali in fuga si dirigono per trovare rifugio. I nostri dati possono risultare utili alle amministrazioni locali per individuare questi tratti stradali e installare reti di protezione, dissuasori o altri dispositivi in grado di impedire l’attraversamento dei cinghiali".

Il cinghiale investito ieri seraL'azienda sanitaria, poi, prendendo come riferimento quanto fatto in altre regioni cita alcune misure che potrebbero garantire maggiore sicurezza sulle strade: "In Emilia Romagna è stato utilizzato un impianto che si basa su sensori di movimento, in grado di rilevare e segnalare la presenza di fauna in prossimità della strada – scrive la Asl – e attivare dispositivi luminosi di allarme per avvisare gli automobilisti di ridurre la velocità, solo in caso di reale pericolo. Altre soluzioni proposte sono la cartellonistica verticale non convenzionale, dissuasori acustico/visivi basati sull’utilizzo di luci a led e in grado di emettere segnali sonori, attivati dai fari degli autoveicoli. Vi sono anche app per smartphone che, utilizzando i dati in archivio, segnalano ai conducenti i tratti stradali a maggiore rischio di collisione".

Infine, lo studio (inviato anche all'assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, al prefetto e a tutti i sindaci della provincia) ha evidenziato l’assenza nel territorio provinciale di casi di Trichinella spp., "una zoonosi parassitaria causata dall’ingestione di carne cruda o poco cotta di cinghiale e che può causare febbre e altre reazioni nell’uomo, anche se la situazione va monitorata in Abruzzo poiché negli ultimi anni sono stati registrati tre focolai di trichinellosi a Castel di Sangro e Popoli".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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