A San Salvo la presentazione del libro "Un povero cristo" - L’ultima opera di Michele Tanno
 
San Salvo   Eventi 11/10

A San Salvo la presentazione del libro "Un povero cristo"

L’ultima opera di Michele Tanno

Oggi, 11 ottobre, alle ore 18.00, nella sala Balduzzi della Porta della Terra, a San Salvo, verrà presentato il nuovo libro di Michele Tanno, Un povero cristo (a cura e con la partecipazione della Meta Edizioni di Lino Olivastri). L’iniziativa è del Premio letterario Raffaele Artese -  Città di San Salvo (gestito da Comune e Lions Club San Salvo) notoriamente impegnato tanto nel concorso annuale per romanzieri esordienti quanto nella presentazione di autori sia affermati che operanti nel territorio.

Miche Tanno è un ricercatore molisano, di San Biase, vicino Trivento, un agronomo che si è fatto conoscere soprattutto per gli studi sull’agricoltura molisana e il mondo rurale di riferimento. Fondamentale la sua ricerca ai fini della riscoperta di antiche varietà di frutti, in particolare mele, nonché di grano, farro e altri cereali oppure di vitigni che alcune aziende hanno poi reimpiantato restituendole alla produzione, alla trasformazione e alla commercializzazione.

Tanno ha collaborato con l’Università di Campobasso ed è docente di “Storia dell’agricoltura molisana” all’Università delle Tre Età di Campobasso. Diverse le sue pubblicazioni, tra cui: Vite e vino nel Molise, Ed. Lampo 1997; San Biase. Il barone e i contadini, Ed. Enne 2005; Grano e civiltà rurale del Molise, Ed. Enne 2006; Sulle orme di S. Pietro Celestino, Tip. L’Economica 2009; Frutti antichi del Molise, Ed. Palladino 2014; Tu non sei mio padre, Tip. Fotolampo 2016. 

Quest’ultima pubblicazione di Michele Tanno, Un povero cristo, Meta Edizioni 2019, si discosta dalla precedente produzione per non essere un saggio ma fondamentalmente un testo di memoria, su Michele D’Andrea, che in paese (dapprima San Biase poi Limosano) era di fatto l’ultimo degli ultimi. Il personaggio di Michele è ricostruito attraverso ricordi, testimonianze, atti anagrafici e giudiziari e viene seguito in un lungo arco di tempo, pressoché per l’intero ciclo vitale (1898-1977). Il problema principale per Michele è quello del nutrirsi ogni giorno, per cui diventa lavorante occasionale e poi spesso corriere o semplicemente “cercatore” di opportunità nelle più diverse situazioni. Ciò che lo pone, appunto ogni giorno, a diretto contatto con l’umanità dei luoghi, da cui riceve burle, disprezzo, indifferenza ma anche comprensione e solidarietà. E questo permette all’autore di recuperare anche la “memoria collettiva”, cioè il mondo e i comportamenti relativi agli abitanti dei paesi molisani dell’interno, cosicché possiamo ripercorrere parallelamente anche le fasi del cambiamento socio-culturale dei piccoli centri dell’Abruzzo-Molise nel corso del Novecento.

Obiettivo dell’autore, in conclusione, non è quello di costruire un personaggio letterario (pur essendoci precedenti non solo in  Verga o Pirandello, persino negli scrittori molisani neorealisti) quanto di rammentare a noi uomini del XXI secolo che la sensibilità verso chi soffre o verso chi è in difficoltà non può essere lasciata esclusivamente alle istituzioni o alle associazioni ma riguarda direttamente ciascuna persona che voglia essere considerata soggetto attivo, componente appieno di una comunità oltreché dell’intera umanità.

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