Acqua, 5 mosse per evitare nuove crisi. Solo il 10% delle reti è stato realizzato dopo il 1990 - Mancano i soldi per attuarle. La relazione tecnica di Basterebbe
 
Vasto   Attualità 30/08

Acqua, 5 mosse per evitare nuove crisi. Solo il 10% delle reti è stato realizzato dopo il 1990

Mancano i soldi per attuarle. La relazione tecnica di Basterebbe

Gianfranco BasterebbeCinque interventi per songiurare future crisi idriche, ma i soldi non ci sono. Ieri, il presidente della Sasi, Gianfranco Basterebbe, e oltre 50 sindaci del Vastese (compresi Francesco Menna e Tiziana Magnacca) e del Sangro Aventino hanno scritto una lettera al governatore della Regione, Marco Marsilio, affinché si proceda alla "costituzione di un Tavolo Tecnico per la risoluzione delle emergenze relative all’approvvigionamento idrico nell’ex ATO n. 6 del Chietino, attivando tutte le opportune procedure affinché possano essere reperiti i fondi necessari al superamento del gap infrastrutturale esistente" [LEGGI]. 

TUBATURE DEL DOPOGUERRA - Nella lunga missiva il presidente dell'ente che gestisce il servizio idrico integrato ne ripercorre la storia sottolineando l'arretratezza delle reti confrontandola con la letteratura scientifica sull'efficienza delle condotte in base ai materiali: se per le tubazioni metalliche la durata ideale è di 30-50 anni e per quelle plastiche di 15-25 anni, nel territorio di competenza "la percentuale delle adduttrici che ha più di 60 anni è pari al 42%" e per le tubature di distribuzione è pure peggio: "il 12% è stato realizzato addirittura prima del 1950, il 38% tra il ’50 e il ’70, il 19% tra il ’70 e l’80, il 21% tra gli anni ‘80 e ’90, e solo il 10% dopo il 1990". 

Il risultato? L'analisi dei dati per gli anni 2016 e 2017 (basata anche sulle segnalazioni ai call center Sasi) disegna un quadro sconfortante: "la sommatoria del prodotto delle durate delle interruzioni annue (superiori ad 1h) per il rispettivo numero di utenti finali soggetti a tali interruzioni è di oltre 140.500.000,00 ore. 

LE PROPOSTE DI INTERVENTO E IL MASTERPLAN - È nella parte finale della lettera a Marsilio che Basterebbe individua le soluzioni prioritarie, specificando però l'assenza di risorse interne per attuarle (pur non specificandone l'ammontare complessivo, negli ultimi incontri il presidente Sasi ha parlato di 30 milioni di euro solo per il Vastese):
- aumento della disponibilità idrica attraverso la potabilizzazione di acque di risulta sul fiume Sangro e del fiume Trigno;
- realizzazione di nuove condotte di interconnessione tra i diversi sistemi acquedottistici gestiti;
- potenziamento degli interventi di ricerca perdite, in modo particolare nelle aree più sofferenti (Vasto, San Salvo e Alto Vastese);
- ammodernamento e distrettualizzazione delle reti distributrici al fine di attenuare i disagi per le utenze.

Il recente sit in sotto la sede SasiIndicativa, poi, la citazione degli interventi già finanziati con i soldi del masterplan, "sono urgenti e necessari, ma non completamente risolutivi":
- PSRA/41/03 “Realizzazione due rilanci sull’acquedotto Fara-Casoli-Vasto-San Salvo”; 
- PSRA/41/05 “Interventi di efficientamento reti idriche e riduzione perdite nel comprensorio di San Salvo”; 
- PSA/41/06 “Interventi di efficientamento reti idriche e riduzione perdite nel comprensorio di Vasto”; 
- PSRA/41/07 “Tutela e messa in sicurezza della sorgente Surienze”; 
- PSRA/41/08 “Rifacimento della condotta idrica Capo di Fiume- rilancio di Palena”; 
- PSRA 41/09 “Realizzazione condotta idrica collegamento tra potabilizzatore (di ARAP Servizi) e serbatoio San Salvo”. 

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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