Renzo Arbore: "Nei miei concerti ho la libertà di divertirmi sul palco" - L’intervista - tra musica, radio e tv - all’artista pugliese che domani sarà a Vasto
 
Vasto   Musica 11/08

Renzo Arbore: "Nei miei concerti ho la libertà di divertirmi sul palco"

L’intervista - tra musica, radio e tv - all’artista pugliese che domani sarà a Vasto

A 82 anni Renzo Arbore ha ancora l'energia e la voglia di fare musica ed ha iniziato l'ennesimo tour, il ventottesimo, con l'Orchestra Italiana. Lunedì 12 agosto Arbore e i quindici musicisti che condividono con lui il palco faranno tappa a Vasto, nell'area eventi dell'Aqualand, con il loro repertorio che valorizza e rilancia la canzone napoletana nel Mondo. 

Alla vigilia del concerto di Vasto lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare con lui di musica e, naturalmente, di radio e tv. 

Avete già iniziato questo nuovo tour in Italia e ora arrivate a Vasto dove lei è già stato in concerto.
È vero, Vasto è una cittadina dell’Abruzzo che io conosco bene perché ci sono passato tante volte in passato. Dopo esserci tornato, qualche anno fa, ho trovato una città cambiata in modo straordinario, con un belvedere straordinario. Per noi foggiani l’Abruzzo è una sorta di dependance, siamo spesso lì sulla costa a Pescara, Francavilla o Vasto. Sarà un piacere essere lì.

Dopo tanti anni cosa la spinge a salire ancora sul palco per i concerti?
Nei lavori che faccio alla radio o alla televisione c’è sempre una grande paura, tanta tensione. Con l’Orchestra Italiana, avendola collaudata nel mondo, con oltre 500 concerti dall’Australia alla Russia, per continuare in Giappone e Cina per finire in Europa e Sud America, ho la libertà di divertirmi sul palco. Poi, quando vado in città come Vasto con cui ho una grande sintonia, dove so che le canzoni napoletane sono popolari e amate, non vedo l’ora di salire sul palco. 

Nei suoi lavori continua ad avere grande seguito, anche tra quei giovani che non hanno vissuto l’Arbore di Indietro tutta e altri successi. Ha una sorta di ricetta vincente per attirare il pubblico?
Abbiamo iniziato con una formula, insieme a Boncompagni, proprio per i giovani di allora e negli anni qualcosa abbiamo cambiato, rendendolo nuovo. I giovani quando vengono iniziano pensando che queste sono canzoni dei nonni, roba vecchia ma poi rimangano stupefatti perché vedono nuovi arrangiamenti cubani, swing, divertendomi con pianoforte e il mio clarinetto, e rimangono stupiti. Questa è una formula trasversale che piace agli anziani come ai ragazzi quando la scoprono. Voglio fare proprio un invito ai ragazzi di Vasto, di venire a vedere e scoprire cosa si può fare con la musica, come ci si può divertire. È interessante anche vedere come il patrimonio melodico della canzone napoletana può essere trattato per essere aggiornato. Sto inventando proprio adesso un programma per Rai 2 su Renato Carosone e tutta la sua eredità. Anche lui aveva un occhio particolare, dipingeva una Napoli moderna con i suoi brani e sono ancora super attuali.

Da addetto ai lavori ed esperto, secondo lei, la nostra radio e televisione in che stato di salute stanno?
La radio italiana è davvero molto buona, ha fatto la scelta meravigliosa settoriale, divisa per settori. Mancano però i deejay. Io che sono stato e sono ancora presidente dei deejay italiani non ammetto che non ci siano più queste figure e tutto sia affidato alle playlist, scelte dal computer, di canzoni che non vengono spiegate o lanciate da esperti musicali che, pure se ci sono, oramai sono inoffensivi. La tv invece ha un altro problema: manca l’intrattenimento leggero e divertente. Fa spettacolo la politica, fanno spettacolo le risse, fa spettacolo il gossip ma l’intrattenimento vero, quello come il nostro, vive ormai solo in Techetè, che infatti un gran successo. Ci fa vedere che quella era la televisione più bella del mondo, c’è un gran rimpianto per il varietà che voleva dire non solo pallettes e ballerine ma far ridere di cuore le persone. Possiamo dire gli unici che lo fanno ancora sono Fiorello e Frassica, ancora tanto amato dal pubblico. Insomma l’intrattenimento che fa ridere ormai è rarissimo.

C’è un erede di Renzo Arbore?
Spero ci sia un erede che inventi dei format, perché quello bisogna fare. Guardandomi indietro posso contare di averne creati 17. Ma  è possibile che al giorno d’oggi bisogna solo copiare quelli stranieri? Io per ora mi sento ancora in grado di inventare altri format, ma la tv ha bisogno di autori coraggiosi.

di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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