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Vasto   Ambiente 23/04/2019

Ex stazione ricettacolo di sporcizia. E sul Parco della Costa Teatina un’altra frenata

Le scelte - Ambiente e turismo

Cantiere. Vasto Marina: l'ex stazione ferroviariaMentre politica e ambientalisti polemizzano, per l'ennesima volta da 18 anni a questa parte, sul Parco della Costa Teatina, è la stessa Via Verde della Costa dei Trabocchi a far discutere. La ciclovia, pensata inizialmente come la strada che avrebbe percorso il Parco, sta nascendo (a fatica) indipendentemente dal Parco. Sull'effettiva realizzazione dell'area protetta, dopo la frenata dell'ex governo regionale di centrosinistra, è arrivata anche quella della nuova Giunta abruzzese di centrodestra. Intanto, la costruzione della pista ciclopedonale da 42 chilometri procede lentamente, nonostante le ripetute rassicurazioni dell'amministrazione provinciale sul completamento (quasi totale) entro l'inizio dell'ormai prossima estate.

Nel frattempo, nel primo dei weekend primaverili tra Pasqua e il Primo Maggio, il cuore di Vasto Marina si è presentato come un cantiere. Meno parcheggi, perché davanti alla vecchia stazione di piazza Fiume c'è la recinzione entro cui la Via Verde non esiste ancora. E attorno: rifiuti gettati dappertutto.

PARCO IN ALTO MARE - Dopo la Giunta D'Alfonso, anche quella di Marsilio allontana ancora l'effettiva istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina, che "non è nell'agenda di questo governo regionale", ha ribadito Mauro Febbo, l'assessore alle Attività Produttive e al Turismo, Mauro Febbo, nell'oincontro della scorsa settimana a Roma, convocato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri perché l'accordo sul perimetro dell'area protetta non è stato mai trovato. Febbo frena "poiché bisogna portare a termine altre progettualità che interessano principalmente quel territorio, ossia l’ultimazione del cantiere della pista pedociclabile inerente il progetto
della Via Verde e la definizione delle aree ricadenti nella Zona Economica Speciale”.

“L’istituzione oggi del Parco della Costa teatina sarebbe una scelta prematura e miope rispetto allo sviluppo turistico e ambientale di un territorio complesso, eterogeneo e particolare per le diverse infrastrutture presenti e le migliaia attività imprenditoriali esistenti. Inoltre – continua Febbo – il Governo centrale non può oggi pretendere da noi di recuperare il tempo perso e l’inerzia del precedente governo regionale.

Quindi – ribadisce Febbo – il Parco oggi sarebbe solo un freno alla pianificazione turistica e ambientale della costa teatina che, invece, deve ultimare come territorio un percorso di sviluppo turistico avviato con progettualità già finanziate ed in cantiere. Ho avviato dei tavoli tematici sul turismo con i vari portatori d’interesse e le associazioni di categoria e nessuno mi ha sollecitato la costituzione del Parco, anzi tutt'altro, ma intelligentemente mi hanno sottoposto e richiesto risorse per avviare uno sviluppo concreto di servizi affinché le bellezze naturali presenti sulla Costa dei Trabocchi possano diventare un brand da vendere e
commercializzare in tutto il mondo. Pertanto – conclude Febbo -  ribadisco come oggi non ci sia la necessità e l’esigenza di istituire un ulteriore Parco”.

Contrariata Legambiente: “Siamo in attesa del Parco solo dal 2001 e qualche mese in più di attesa si può sopportare. Consideriamo inutile che l’assessore continui ad esprimere la sua contrarietà alla nascita del Parco, ricordandoci che questa ipotesi non è nell’agenda  del governo regionale, perché la nascita del Parco è sancita da una legge nazionale, la n.93/2001, e questa volontà è stata rafforzata dallo Stato, che ha la competenza sui Parchi nazionali, persino da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (emanato il 4 agosto 2014 e pubblicato in G.U. del 17 ottobre 2014, n° 242) con cui ha nominato un Commissario ad Acta allo scopo di pervenire alla perimetrazione e chiusura dell’iter di istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina”.

“A questo proposito”, precisa Legambiente, “è bene ricordare che la Corte Costituzionale con la sentenza n° 422/2002, depositata il 18 ottobre 2002 ha dichiarato “non fondata” la richiesta della Regione Abruzzo, che aveva avanzato ricorso contro la L.93/01 ritenendola, erroneamente, incostituzionale per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, ribadendo la legittimità dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n° 93 che istituiva il Parco Nazionale della Costa Teatina”.

“Perciò la Giunta della Regione Abruzzo - afferma l'organizzazione ambientalista - comunque la pensi e qualsiasi cosa abbiano scritto nel suo programma di governo, deve rispettare una legge la cui legittimità è stata espressa dalla sentenza della Corte costituzionale, e deve ottemperare a questa volontà ribadita dalla nomina di un Commissario ad Acta. Questo non esclude che, in un tempo congruo di qualche mese, la Regione Abruzzo possa approfondire, dal punto di vista tecnico, il percorso istitutivo del Parco nazionale della Costa Teatina opportunamente riavviato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per giungere alla necessaria intesa tra le parti”.

“La crescita e lo sviluppo delle ciclovie trova nei Parchi e nelle Aree naturali protette uno dei maggiori attori e sostenitori come dimostrano le più importanti esperienze in corso nel Paese: dal Grab alla ciclovia dell’Appia Antica, da VenTo che interessa il fiume Po a quella dell’Appennino fino a quella dell’Acquedotto Pugliese.  Perciò se la Via Verde è una infrastruttura turistica e non una scusa per ri-cementare la costa; non vediamo quale sia la contraddizione e il motivo per contrapporla al Parco. Persino la Zona Economica Speciale non è in contraddizione se, come si dice, debba servire a puntare sull’industria 4.0 ed ecodistretti, a rilanciare l’economia e l’imprenditoria  locale che ha una vocazione agricola e vitivinicola di qualità che con l’istituzione del Parco può trarre solo ulteriori benefici come testimoniano altre esperienze di Parci nazionali italiani con una grande tradizione vitivinicola: da Pantelleria alle Cinque Terre, dal Vesuvio all’Arcipelago Toscano”.

“Infine, crediamo che la nuova Giunta regionale debba avere il coraggio di fare meglio di D’Alfonso, il vero responsabile dello stallo sul Parco che nel 2016 ha bloccato l’intesa raggiunta dal Commissario ad Acta".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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