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Vasto   Editoriali 21/11/2016

La vita, innanzitutto

Oltre le righe

La ragazza è londinese, 14 anni, malata terminale di cancro. A causa della sua minore età e del mancato accordo tra i genitori separati, è necessario l’intervento dell’Alta Corte di giustizia inglese al fine di autorizzarne la “crioconservazione”; l’intervento, del costo di 37 mila dollari, viene eseguito in Arizona. Fin qui il fatto di una stringata cronaca rimbalzata in tutto il mondo e che non può essere confinata tra le “brevi”.

Non è il racconto di un episodio della serie televisiva di cartoni animati Futurama, creata da Matt Groening, ma una realtà che, oltretutto, non rappresenta neanche una novità ed infatti sono anni che si interviene sui corpi umani con le tecniche proprie di tale procedimento scientifico. L’ultimo caso è degno di cronaca solo perché coinvolge una minorenne ed una Corte di giustizia.

In definitiva, cosa accade con la crioconservazione? L’intero corpo di una persona viene ibernato, prima della sua morte cerebrale, ad una temperatura mantenuta a -130 gradi. La tempestività è importantissima, infatti occorre utilizzare il lasso di tempo che intercorre tra l’ultimo battito cardiaco e la morte cerebrale, è in quel momento che deve avvenire il congelamento, nella speranza che le strutture nervose restino intatte.

Ne deriva la sospensione della morte definitiva, nella speranza che, durante il tempo così concesso dalla ibernazione, la scienza abbia sviluppato tecnologie in grado di ripristinare, al “risveglio”, tutte le funzioni vitali del corpo. Semplificando, dopo molti anni ed allo schioccar di dita, il corpo riprenderebbe le sue funzioni, ricominciando a vivere dal momento in cui è queste ultime sono state interrotte: durante l’ibernazione non si invecchia più, l’età biologica resta la stessa. Non si è certo riavvolto il nastro ma si è bloccato il contakilometri dell’invecchiamento e si ricomincia a vivere lì da dove si è smesso. In una prospettiva vincente, oltre a ritardare l'invecchiamento, senza rallentarlo, più ibernazioni permetterebbero di vivere, addirittura, in epoche diverse.

Da almeno due secoli la medicina fa ricerca su questo metodo al fine della conservazione degli spermatozoi e adesso amplia i suoi orizzonti approfondendo più tecniche di “crioconservazione”. Le organizzazioni che se ne occupano sono principalmente negli USA ma sono presenti anche in Europa ed in Italia.

Nulla dimostra che il procedimento funzioni ed i rischi di fallimento sono altissimi: ad oggi, non si è mai tentato di riportare in vita corpi ibernati, oltre ad appartenere a persone legalmente morte, provare a scongelarle avrebbe come risultato la morte certa.

Immaginare di poter combattere l’ineluttabilità della morte crea fortissime suggestioni confinate (ad oggi almeno) nel limbo della fantasia ma la speranza acquista aspetti quantomeno di verosimiglianza se si pensa che, ibernandosi, è possibile prender tempo. La prospettiva potrebbe essere, ad esempio, quella per la quale chiunque fosse destinato, con certezza, a morire per l’incedere di un male oggi incurabile potrebbe (ed è il caso della 14enne inglese), domani ed al suo risveglio, beneficiare di interventi che permettano la rigenerazione dei tessuti di un corpo il cui filo della vita le forbici delle Parche della mitologia romana sarebbero state pronte a tagliare.

Per l’intanto, il corpo viene conservato in un più che gelido sarcofago, nella speranza che, magari per centinaia di anni, nulla l’abbia distrutto; augurandosi che ci si ricordi della sua esistenza e con l’auspicio che la cartella clinica sia stata ben conservata nell’attesa della scoperta della cura di quel male che ha determinato la quasi morte e la scelta dell’ibernazione.

Quel che in ogni caso occorre avere è l’incrollabile fede nella ricerca scientifica e nella medicina del futuro, atteso che non c’è oggi scienziato pronto a scommettere sulla possibilità di “resuscitare” le persone. E’ l’inesauribile e pervicace ricerca di quella possibilità in più, prospettiva di fronte alla quale saremmo pronti a far di tutto pur di coltivarla al fine di ottenerla.

Tante le implicazioni di natura etica e religiosa, nella considerazione delle quali, qui, non ci si addentra ma su cui è indispensabile, per matura consapevolezza, riflettere, senza pregiudizio. Resti, in ogni caso, il valore ispiratore, l’assioma e postulato: la Vita, innanzitutto.

di Massimo Desiati

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