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Vasto   Ambiente 18/12/2013

In Abruzzo 35 "Comuni ricicloni"
ma nessuno è nel Vastese

Presentato il rapporto di legambiente sulla raccolta differenziata

I sindaci premiatiSono 35 i comuni abruzzesi premiati da Legambiente per aver raggiunto la percentuale del 65% di raccolta differenziata. Il dato negativo è che tra i "Comuni ricicloni" non ce n'è neanche uno del Vastese. Goriano Sicoli (con l’82,92% della raccolta differenziata), Massa D'Albe, Fara San Martino, Turrivalignani, Torre de' Passeri, Secinaro, Molina Aterno, Giuliano Teatino, Torrevecchia Teatina, Pratola Peligna, Torano Nuovo, Castel Di Ieri, Canzano, Cansano, Civitella Roveto, Pettorano sul Gizio, Orsogna, Balsorano, S. Egidio Alla Vibrata, Raiano, Crecchio, Pacentro, Acciano, Cocullo, Manoppello, Prezza, Tossicia, Montefino, S. Omero, Corfinio, Gagliano Aterno, Cepagatti, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Castelvecchio Subequo ed Anversa degli Abruzzi, sono le località virtuose. Mancano i capoluoghi di provincia e i comuni più grandi della regione, dove l'estensione della differenziata va avanti con difficoltà.

Dal rapporto di Legambiente per l'edizione 2013, nel ventennale di "Comuni ricicloni", la percentuale media abruzzese della raccolta differenziata è pari a 37,6% ed ha raggiunto un livello in linea con la media nazionale dei rifiuti raccolti.

"Il dato di raccolta differenziata medio regionale dell’anno 2012 - spiega una nota di Legambiente - è ancora sotto di circa 30 punti percentuale rispetto alla soglia di legge, con prestazioni medie al di sopra del 46% (conseguite nei territori delle province di Chieti e Teramo) o inferiori al 30% (nei territori delle province di Pescara e L’Aquila). Si evidenziano, tuttavia, margini tecnici ed economici di miglioramento, anche grazie agli incentivi messi in campo dalla Regione Abruzzo.

Le criticità nella gestione dei rifiuti sono imputabili anche alla situazione degli impianti di trattamento. Parte dell’impiantistica di TMB (trattamento meccanico-biologico) esistente in regione risulta non operativa, per fermi impianto legati a criticità gestionali e/o societarie. Quella attiva risulta principalmente vocata alla successiva collocazione a discarica del rifiuto trattato: oltre il 70% dei flussi di rifiuti in uscita dagli impianti TMB abruzzesi nel 2012 risulta essere stato destinato a impianti fuori regione. Il conferimento fuori regione ha riguardato circa la metà del flusso di rifiuti avviati a discarica e la totalità del CSS (combustibile solido secondario) avviato a recupero energetico.

 "Siamo al giro di boa – spiega Giuseppe Di Marco, neodirettore di Legambiente Abruzzo – bisogna accelerare verso uno scenario di gestione integrata, che assuma a riferimento il bacino regionale. È una possibilità concreta, vista la costituzione dell’ATO unico: un nuovo scenario, che potrà favorire da un lato l’ottimizzazione della gestione del Pubblico, e dall’altro lo sviluppo della filiera industriale del riciclo e del recupero di materia nell’ottica della Green Economy. Questo aprirà a nuovi mercati, che porteranno gli investimenti privati fuori dalla cultura della discarica. Vanno rafforzati gli obiettivi: di prevenzione, di riduzione della produzione, dell’avvio al riutilizzo, massimizzando il riciclaggio e le politiche di prevenzione per fare in modo che, prima di tutto, si possa ridurre e riciclare. Occorre inoltre rivedere il sistema degli incentivi: la discarica e il recupero energetico devono essere le due opzioni più costose, il riciclaggio e la prevenzione quelle più economiche. È necessario, infine, promuovere serie politiche di prevenzione con il principio del “chi inquina paga”. La svolta è dietro l’angolo, ma la strada non è affatto in discesa".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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