Luca Dirisio e una vita in musica: "Tutta colpa di un calo in greco" - Festivalbar, Sanremo, L’isola dei famosi e non solo. Intervista al cantautore vastese
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Vasto   Personaggi 26/11/2013

Luca Dirisio e una vita in musica:
"Tutta colpa di un calo in greco"

Festivalbar, Sanremo, L’isola dei famosi e non solo. Intervista al cantautore vastese

La cartolina del Compis Therapy Tour 2013E' l'estate del 2004 quando Luca Dirisio si impone nel panorama musicale italiano con Calma e sangue freddo, tormentone che vale all'autore il premio Rivelazione dell'anno al Festivalbar. Passano due anni ed è sul palco dell'Ariston a Sanremo con Sparirò, dopo il duetto dell'edizione precedente con Paolo Meneguzzi, mentre nel 2011 partecipa al reality show L'isola dei famosi. Oggi il 35enne cantautore vastese, conosciuto anche come il Compis, è al lavoro sul suo nuovo album, ma senza fretta, perchè per uscire deve piacere prima a lui che a tutti gli altri.


Per prima cosa spiegami come è nato il termine "compis", ormai radicato nel gergo giovanile.
Sai che a Vasto si usa dire compà, che poi diventa combà, a me sembrava terribile e l’ho "sdialettizzato" se così si può dire, per chiamare i miei amici e tutti chiamano così anche me. E' molto comodo perché può capitare che ci siano delle persone che ti sono simpatiche, ma delle quali non ricordi il nome e un “ciao compis” ti aiuta sempre, salva me e riempie il loro cuore di gioia.

La passione per la musica risale a quando avevi 14 anni.
A scuola avevo avuto un calo in greco e mio padre mi impedì di giocare a calcio con la Vastese, preferiva farmi studiare, anche se con il senno di poi posso dire che quello era ciò che potevo dare a scuola, non penso che la sua scelta abbia migliorato il mio percorso di studi. In qualche modo dovevo riempire il pomeriggio, avere un hobby, era il periodo in cui al liceo classico partecipai allo spettacolo di Natale, è nato tutto lì, mi accorsi che ero andato bene e così ho pensato di iniziare a scrivere, di cantare qualcosa che parlasse di me invece che sempre le canzoni degli altri.

Nasci più calciatore che cantante, almeno quella sembrava la tua strada, anche con buoni risultati, la conferma arriva da mister Michele La Verghetta, tra i tuoi allenatori dell'epoca.
Sì, ma soprattutto non nasco cantante perché da quando ero piccolo avevo questa passione, è arrivata dopo, all’improvviso, non era previsto. In casa non avevano nessuno che suonava uno strumento, nessuno particolarmente appassionato di musica, pessimi fruitori, lo sono ancora adesso. Io preferisco collezionare più film che dischi, non c’è un cantante in particolare che mi piaccia, se devo ascoltare qualcosa so cosa scegliere, ma non uno in particolare.

Se non fossi andato male in greco non sarebbe iniziata questa carriera.
Esattamente, poi una volta arrivato a Roma all’università per avere qualche soldo in più ho messo insieme una band con altri ragazzi, giravamo per i locali. Nella capitale quando sono uscito con Calma e sangue freddo già mi conoscevano, a Vasto non ho mai detto che suonavo e infatti non lo sapeva quasi nessuno. Ai tempi di Calma e sangue freddo nel 2004

Vederti in televisione al Festivalbar fu una sorpresa per molti.
Perchè non era una cosa sulla quale stavo lavorando, era nata per divertirmi. In molti tornavano a Vasto con la propria band e suonavano in città, anche per farlo sapere, io non l’ho mai fatto. Se le cose fossero andate come dovevano andare la gente lo avrebbe saputo.

Quando hai scritto la prima canzone?
Avevo 16 anni, ma non la ricordo bene, non aveva una struttura, non era nemmeno una canzone, era più una poesia, dedicata a mio nonno che era scomparso poco prima, era scritta con molto cuore, ma da inesperto non ho realizzato un buon prodotto, non aveva nemmeno un ritornello.

Segui una prassi quando scrivi?
L’importante è che sia da solo, riesco a scrivere solo quando sono fortemente addolorato o fortemente felice, quando ci sono i picchi di emozioni. Le canzoni mi vengono naturali, mi viene da scrivere senza dovermi mettere al tavolino, può essere che per un mese non scriva nulla e in un altro ne scriva dieci. Scrivo anche a comando un pezzo a qualcuno se serve, ma i miei cerco sempre di realizzarli con il massimo della passione.

Come hai vissuto l’improvvisa notorietà?
Con leggerezza, hai 24 anni, sei piccolo, ti ritrovi con una cinquantina di persone intorno che ti devono spremere come un limone, tu di questo non te ne rendi conto, pensi solo a continuare a divertirti, ad essere felice, ma il mondo in cui viviamo spesso non la pensa come te. L’ho vissuta sempre in maniera sofferta, anche quando le cose andavano benissimo la casa discografica aveva qualcosa da ridire. Non c’è stato mai nessuno che mi ha fatto i complimenti, per quanto ci sia riuscito da solo, senza l’aiuto di nessuno e senza reality show. Devo ringraziare i miei genitori, mio padre quando ha visto che mi mancavano 6 esami alla laurea e gli ho chiesto un anno sabbatico non era molto d’accordo, ma non mi ha messo i bastoni tra le ruote, se non ci provavo in quel momento non ci avrei provato più, non ci credeva nessuno.

E’ vero che ti sei messo a suonare sotto il palazzo della Sony?
Abitavo a largo Somalia a Roma, dietro casa mia c’era la Sony, avevo mandato varie demo alle case discografiche, ma non rispondeva nessuno, così un giorno mi sono messo a suonare con la chitarra sotto la Sony, mi hanno fatto salire e ascoltato e mi hanno dato un’opportunità, se Calma e sangue freddo avesse funzionato mi avrebbero fatto fare anche il disco, altrimenti non mi avrebbero voluto più vedere. Poi vinsi il Festivalbar proprio con quella canzone e tutto andò per il meglio.

Come è nato quel tormentone?
Sono stato ispirato da quello che avevo intorno, l’ho scritta velocemente. Le canzoni sono così, su alcune ci lavori una settimana, altre un mese. Alcune iniziate che non riesci a finire, restano lì, le ritrovi dopo un anno, in un periodo diverso e magari le completi.

Sul palco dell'Ariston a Sanremo nel 2006Ti sei tolto belle soddisfazioni salendo su palchi prestigiosi.
Non ho fatto questo lavoro perché volevo diventare famoso, anzi questa è la nota dolente, non mi sono ancora abituato, quando ho troppe persone addosso che mi guardano mi sento il fiato sul collo. Penso di essere il Luca di sempre, non è cambiato nulla. Se questa esperienza poteva darmi un’opportunità di lavoro duratura, in modo da viverci e di stare a mio agio, l’ho sfruttata per questo.

Perché hai partecipato a Sanremo?
Non volevo andarci, a mio parere la popolarità in quel periodo era abbastanza, non ne serviva di più. La casa discografica aveva scelto Sparirò, un pezzo che avevo scritto ma non volevo inserire nel nuovo disco. Secondo loro era la canzone giusta e quando dicono così sai che ti fanno funzionare solo se lo decidono loro e quindi ci sono andato. Sanremo è una manifestazione venduta dall’inizio alla fine, tutti fanno i precisi ma c’è sempre un tornaconto, si sa un mese prima chi vince e 6 mesi prima che inizi si sa chi ci andrà. Non mi piace andare a Sanremo perché è una trasmissione per vecchi, circondata da vecchi, siamo già un paese di vecchi, con idee vecchie e stare un settimana lì, svegliarsi alle 9 a ripetere sempre le sesse cose in tutte quelle interviste che devi fare per forza non mi va. Preferisco alzarmi quando dico io, prendere le mie proteine e andare in palestra.

Deduco che per il prossimo disco non ci tornerai.
Non dipende tutto da me, se posso evito, ma se dovessi intraprendere un nuovo percorso con una nuova casa discografica valuterò. Adesso il disco non è ancora pronto e non so con chi lo produrrò, uscirà quando sarò convinto di quello che ho scritto. Ho pronte 30 canzoni ma non sento ancora che ci sono quelle 10 perfette che mi esaltano per fare un disco, deve piacere prima a me per poter piacere agli altri. Il titolo non è ancora deciso, solitamente è l’ultima cosa che faccio.

E L’isola dei famosi? Ti hanno accusato di esserci andato dopo aver criticato in una tua canzone il programma.
Quando ho scritto L’isola degli sfigati ho premesso più volte che non era riferita all’isola dei famosi, ma a chi la guarda, siamo in un paese in cui noi rendiamo famose persone che non valgono niente, probabilmente tra quelli ci sono pure io, L’isola degli sfigati è dove viviamo noi. Sono andato a fare il naufrago perché ne avevo voglia, sono un selvaggio, mi piace andare al mare, a pesca, fare subacquea, stare da solo. Quindi quale occasione migliore, andare ai Carabi a tentare di sopravvivere. All'Isola dei famosi nel 2011

E' vero che è tutto finto?
A livello organizzativo qualcosa può sembrare finto, se qualcuno non può stare fino alla fine potrebbe essere stabilito in precedenza quando deve tornare a casa. Non ho mai capito perché non dicano quanti voti ricevono i concorrenti, è vietato dare i voti da call center ma non sono in grado di constatare se i voti arrivano da call center e così lo fanno tutti, sono l’unico scemo che non l’ha fatto, giustamente sono figlio di avvocato non potrei mai. Stare lì è peggio di quanto si possa vedere, tutti lavorano per farti stare male così c’è più audience. Avevamo un litro e mezzo di acqua al giorno e 40 grammi di riso a testa, il resto te lo devi trovare da solo. Per questo motivo è emerso il mio carattere, quando certe cose non vanno bene e ne sono convinto è giusto farle notare. Lì ci sono persone più furbe e brave a stare davanti alle telecamere, dietro poi litigano.

Cosa pensi dei talent show?
Quelli come Amici o X Factor sono un’ottima scelta per chi non riesce ad arrivare, ma renderlo un punto di partenza perché così diventi subito famoso è sbagliato. Le case discografiche sfruttano questa situazione, invece di pagare centinai di migliaia di euro per promuovere uno sconosciuto attraverso i canali tradizionali, sfruttano la visibilità che offre quella trasmissione. Per 6 mesi sei in televisione, la gente ti conosce, che poi tu vinca o meno non importa, con un buon manager puoi fare ciò che devi. Questi prodotti usa e getta permettono alla casa discografica di risparmiare soldi, se funziona è un bene, altrimenti l’anno successivo ne prendono un altro. Ti spremono, ti fanno fare un disco con 10.000 euro, quando per un artista più conclamato ci vorrebbero molti più soldi.

La musica così ha un futuro?
Non credo, ci sono prodotti che devono andare per forza, come quelli usciti dagli ultimi X Factor e Amici, li hanno spinti al massimo perché ormai ci hanno puntato e non possono tornare indietro, perché la trasmissione per essere credibile deve fare in modo che il vincitore funzioni per forza, altrimenti non avrebbe più senso. Se non trovi quelli bravi ma il programma deve iniziare per forza, parti con gente non all’altezza.

Hai un rapporto molto particolare con i tuoi fan, con alcuni siete diventati amici.
Ammetto che le persone che ti vedono e si mettono a piangere mi danno fastidio, questo atteggiamento denota una sorta di stupidità, comprendo l’emozione, ma non c’è motivo. Riesco ad essere amico di un fan se si toglie i vestiti del fan e vuole essere amico mio. Faccio l’esempio di Loris Della Penna con cui è nata una bella amicizia e con cui esco. Oppure come i miei amici di Bari che sono diventati i miei primi sostenitori in assoluto, si sono conosciuti ai miei concerti, sono in tre, si chiamano tutti Dario, hanno creato una comitiva e un garage che si chiama The Compis, mi vengono trovare regolarmente tutte le volte che vogliono.

Nel video di Dentro un'altra estateHai amici nel mondo dello spettacolo?
Non ho mai avuto tanti amici, quei pochi che ho si contano sulla punta delle dita, anzi sono più i nemici che le malelingue, anche se poi nessuno ha mai il coraggio di dirmi realmente quello che pensa, gentaglia con la lingua biforcuta di cui mi sono sempre fregato. Nel mondo dello spettacolo ci sono alcuni che apprezzo dal punto di vista umano e non da quello artistico, ma preferisco non fare nomi. Mr Ketra, il vastese Fabio Clemente, dei Boom Da Bash è il mio migliore amico da anni, al di là della musica.

La passione per il calcio è rimasta?
Sempre, tifo Juventus e Nazionale, non sono uno sportivo da bar che parla solo di calcio perché mi rompe terribilmente, anche alla playstation non gioco a calcio, preferisco ancora trovare un’oretta, raccogliere 9 amici e fare una partita, gioco tutte le settimane, sempre da attaccante.

E' vero che hai un rapporto terribile con i social network?
Sì, uso facebook e twitter ma denotano freddezza, per noi è quasi un obbligo averli perchè i fan devono e vogliono sapere, eppure quando prima non c’erano si andava avanti lo stesso. Per il resto non vado molto su internet, ascolto Radio 24, Lo Zoo di 105, Caterpillar su Radio 2, in generale più programmi di informazione o divertenti, poca musica, la gente si prende tropo sul serio, così come la musica.

Com’è invece il rapporto con Vasto, quali posti frequenti?
Ho sempre vissuto qui anche quando avevo casa altrove per motivi di lavoro, ho trascorso 12 anni a Roma, ma sono sempre tornato perché sento il legame e l’attrazione con la mia terra alla quale sono legato con il cuore, la mia Patria oltre l’Italia è questa, sono nato qui, mi sono formato qui e tutto è nato da qui, non vedo il motivo per cui mi debba allontanare. Certo, dire che il mio paese è il più bello del mondo lascia il tempo che trova, chi lo dice non ci crede. Vengo qui sempre molto volentieri, oltre perché ci sono i miei ed è anche un posto perfetto per scrivere essendoci pochissime distrazioni. Esco e vado ovunque, ma l’isolamento mi giova, sono un po' orso e stare da solo, libero per i fatti miei mi piace, a mangiare una pizza senza che nessuno ti controlli e poi incontri quello che ti chiede l’autografo, quello che sghignazza, quello che ti vuole bene e quello che ti vuole male, ma è normale.

Avverti invidia nei tuoi confronti?
La gente cattiva, così come le brave persone, sono ovunque, a Vasto come in altre città. L’invidia la sentivo sempre, gli invidiosi non hanno età. A me non è mai piaciuto dire che sono invidiato perché ho fatto una determinata cosa, è troppo facile.

Se un giorno dovessi stancarti della musica cosa farai?
Mi sono già stancato, vorrei fare qualcosa che mi venga bene fare, che sappia fare, senza dovermi improvvisare, ma purtroppo inizialmente dovrei improvvisarmi perché non mi viene bene niente, solo scrivere canzoni. Se non avessi iniziato con la musica molto probabilmente avrei fatto l'avvocato, ho studiato giurisprudenza.

Quali sono gli aspetti negativi del tuo lavoro?
Per prima cosa bisogna valutare il perché si decida di fare questa professione. Per diventare famosi a tutti i costi come alcune ragazzine di oggi che a 16 anni si devono rifare prima possibile per essere subito appariscenti e magari trovare un uomo che le metta nella condizione di raggiungere i propri obiettivi. Che facciano la cantante, l’attrice, la soubrette, la letterina o la velina non interessa, basta essere famosi, così come tanti ragazzi che vedo in tv, cercano la popolarità senza capire che questa arriva di pari passo con quello che sai fare, se arriva vuol dire che sai fare qualcosa.

Che consigli puoi dare ad un ragazzo che prova a sfondare nel mondo della musica?
Niente, gli faccio solo un grande in bocca al lupo perchè non è un bel mondo, saranno tante le critiche, le pressioni e i sacrifici. Gli auguro ogni bene, ma deve essere consapevole che sarà molto difficile.

di Giuseppe Mancini (g.mancini@zonalocale.it)

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