Gino Bracciale: foto, calcio e storia nel segno di "Pelè" - Il "mitico" fotografo sansalvese, decano dei fotoreporter del vastese
 

Gino Bracciale: foto, calcio
e storia nel segno di "Pelè"

Il "mitico" fotografo sansalvese, decano dei fotoreporter del vastese

Gino Bracciale e il suo studioLe suo foto hanno raccontato gli ultimi 45 anni di storia di San Salvo e dintorni, è appassionato di calcio da una vita, amico di tutti, sempre pronto alla battuta. Ha un soprannome da fuoriclasse e quando la domenica entra in campo al Davide Bucci i tifosi gli dedicano sempre un coro. Quando, qualche anno fa, ho iniziato a frequentare San Salvo per l’attività giornalistica, mi hanno subito presentato Gino Bracciale e da allora non c’è volta che non passi dal suo studio, nel centro storico della città, anche solo per un saluto. Un timbro di voce inconfondibile, quando ti telefona esordisce con un “Prrrrronto sono Gino” che basta per regalare il buonumore. Mi hanno sempre detto che il suo soprannome è Gino Pelè (e infatti così l’ho memorizzato nella rubrica del cellulare), ma non ne conosco la storia. Un buon pretesto, insieme a tante altre curiosità da svelare, per chiedere a Gino di raccontarci un po’ della sua storia. Un attimo. Ma un fotografo si fa fotografare da un altro fotografo? Per Gino la risposta è sì, anche perchè, fortunatamente, lui e il nostro Costanzo si conoscono, sono due generazioni che per qualche ora si confrontano mediate dalle mie tante domande.

Gino dal barbiere Vito Di PettaCi metto un po’ ad arrivare all’appuntamento (complice il timore del parcheggio con disco orario) e invece che in studio li trovo dal barbiere. E così li raggiungo in via Roma, mentre Gino è sotto le sapienti cure di Vito Di Petta, mentre si fa sistemare barba e capelli. “Se dovete fotografarmi devo farmi trovare sistemato, no?” Mi dice severamente quando entro. Sulla sedia del barbiere inizia il racconto di questo sansalvese doc classe 1948, che ha studiato in collegio e grazie ad un religioso che aveva una macchina fotografica si è appassionato a questa arte fino a farne un lavoro. “In quegli anni a San Salvo, che era un paese piccolo, c’era un solo fotografo, ma non mi volle come apprendista. E così andai a Vasto, da Di Memmo e iniziai con loro”. Ci avviamo verso il suo studio percorrendo le vie del centro storico e sono in tanti a salutarlo, anziani e giovani, qualcuno incuriosito nel vedere Costanzo che scatta foto a ripetizione. Del resto qui sono tutti abituati a vedere il “nostro intervistato” con la macchinetta al collo. Immancaile la sosta per il caffè e continuiamo a chiacchierare. Eravamo rimasti a Vasto, dove è partita la sua avventura nel mondo della fotografia. “All’inizio mi occupavo della stampa. Poi, finita la scuola, andai a Modena, dove c’era l’amico Aldo D’Ascenzo che studiava medicina all’università. Cercai lavoro in tanti studi fotografici ma quando sentivano che ero del sud Italia mi mandavano via”.

Gino alle elementari. Riconoscete lui e gli altri alunni?Fino a quando non arrivò l’incontro con due fratelli palermitani che avevano uno studio nella città emiliana. “Si chiamava Italcolor. Dopo tanti rifiuti mi presentai da loro e dissi. Sono del sud, mi fate lavorare? Uno dei due mi guardò e sorridendo mi rispose. Tu sei del sud? E io che sono di Palermo cosa dovrei dire? Alla finè scoprii che conosceva anche San Salvo perchè erano stati in vacanza a Vasto”. Il lavoro con i palermitani a Modena diede a Gino Bracciale l’opportunità di lavorare e iniziare a coltivare una delle sue passioni, le foto sportive. “Feci tante fotografie dei calciatori per l’album della Panini. E poi mi mandavano spesso in trasferta, con vitto e alloggio pagato. Non mi posso lamentare perchè guadagnavo bene nonostante fossi giovane”. Dopo qualche tempo ci fu il rientro a San Salvo. “Nel 1968, pochi giorni dopo aver compiuto i 21 anni, aprì il mio studio, Foto Gino, inizialmente in via Roma”. Nel corso degli anni cambio sede, spostandosi dov’è ora, in via Garibaldi, e nome dell’attività. “Quando dovetti cambiare per una serie di vicissitudini, mi ricordai del mio primo lavoro e la chiamai Italcolor”. Nel 1970 arrivò la collaborazione come fotoreporter con il quotidiano Il Tempo, grazie al giornalista Mario Santarelli. “Facevo le partite allo Stadio di Vasto. Poi, o consegnavo direttamente il rullino o andavo in studio da Di Memmo a stamparle per farle partire. Poi si passò all’invio dalla redazione, quando c’era anche Peppino Forte che se ne occupava”. Tempi lontani, con strumenti molto lontani da quelli di oggi. Un passaggio epocale, quello dall’analogico al digitale, che Gino all’inizio non ha preso bene. “Quando ho capito che era necessario acquistare la reflex digitale sono andato in crisi. All’inizio pensavo di smettere. Poi però mi sono adeguato e ho imparato ad usare i nuovi strumenti. Però conservo tutte le mie macchinette a rullino e quando posso le uso, perchè per un fotografo deve esserci il piacere di fare la foto”. 

Con il figlio di BonipertiAltra sua grande passione è la raccolta di materiale storico sulla città. Quando vedo qualche foto d’epoca di San Salvo, magari di inizio Novecento, ogni tanto lo prendo in giro e gli chiedo, “Gino ma questa l’hai scattata tu?”. E lui pronto a rispondermi a tono. Anche se per evidenti ragioni di età le foto prima del 1960 sono sue, nell’archivio di Gino Bracciale c’è un’importante documentazione. “Sin da piccolo ho avuto il desiderio di raccogliere foto e cartoline della città. In questo mi trovai accomunato al professor Ennio Minerva di Vasto. Ho una cartolina, datata 1897, che riproduce la vecchia stazione di Vasto. Quella riproduzione ce l’hanno anche altri, ma la mia ha una particolarità: ha il francobollo e il timbro sulla facciata anteriore”. Tante sue foto d’archivio sono esposte nei vari locali di San Salvo. Ma lui su questo ha un grande cruccio. “Il mio desiderio è poter realizzare un libro fotografico con le foto storiche di San Salvo, però le amministrazioni comunali non hanno la volontà di supportarmi in questa opera”. La data 1897 mi ha fatto scattare un’idea, che si rafforza guardando tante foto presenti nello studio. Quello è l’anno di fondazione della Juventus, squadra del cuore di Gino ed anche mia. “Sai perchè tifo per la Juve? Quando frequentavo la terza media, ero in collegio vicino Bologna ed andai a vedere allo stadio proprio un Bologna-Juventus. Vidi giocare un certo Omar Sivori e me ne innamorai”. E così nel corso degli anni Gino è stato uno dei promotori dello Juventus Club di San Salvo, che ha visto tanti personaggi, come Mario Santarelli o Mario Argirò, tra le sue fila. E non ha perso mai occasione di andare a vedere la Vecchia Signora dal vivo, collezionando una lunga serie di scatti con giocatori, tecnici e dirigenti, che oggi fanno bella mostra sulle pareti e sugli armadi. Il calcio è proprio la grande passione di Gino, che da sempre si è impegnato come allenatore e presidente di formazioni della città.

Una foto scattata da Gino agli inizi della sua carrieraE proprio in una di queste situazioni nasce il suo mitico soprannome. “Avevo messo su una squadra, la Velox, e tra le cose da fare c’era quella di allenare il portiere. Lui era tra i pali e io gli dicevo ora la tiro lì. E così facevo. Ora la tiro di là. Stessa cosa. Per questo, gli altri, vedendo che ero così preciso nel calciare dove volevo farlo, mi diedero il soprannome di Pelè”. Ma il coro allo stadio? “Me lo fanno sempre perchè sanno che sono sempre stato nel mondo del calcio a San Salvo”. Il testo è più o meno “Sai chi è? Sai chi è? Gino Pelè, Gino Pelè”. Con tutte quelle squadre di paese, molte delle quali caratterizzate dalla maglia bianconera, "anche se poi c'era chi voleva quella del Milan e si finiva per discutere", si organizzarono tanti tornei, fino al primo torneo "Città di San Salvo", che portò poi alla nascita della squadra. Una lunga chiacchierata, per una volta a tre, visto che spesso Gino e Costanzo si scambiano opinioni sul loro lavoro. E intanto continuano ad uscire dai cassetti e dagli armadi un mucchio di foto. Da quelle di Gino bambino, al mare, a scuola, fino alle tante squadre di calcio da lui guidate, o immagini storiche che raccontano una San Salvo che non c’è più. Potremmo stare qui per dei giorni. “E devi quanto altre cose ho negli archivi!”. Lui, nel corso dei quasi 45 anni di lavoro, ha visto cambiare una città. “Negli anni 70 c’era un clima politico molto acceso. Ricordo certe liti tra comunisti e democristiani che ogni tanto finivano male. Io ho sempre seguito tutti gli avvenimenti politici e fotografato ciò che accadeva in Comune”. Tra i personaggi che più spesso sono finiti nel suo obiettivo l’indimenticabile Vitale Artese e Remo Gaspari. Tra le foto che ricorda con più emozione ci sono quelle scattate nel 1983, in occasione della visita di Giovanni Paolo II a San Salvo. “Ero il fotografo più vicino al Santo Padre. Alcune foto che scattai le porterò sempre nel cuore. Ho il rammarico di essergli stato vicinissimo e non avergli detto neanche una parola. Però lui mi fece una carezza”.

Nel centro storico di San SalvoDal Papa ad un’attrice, che per Gino è il personaggio fotografato che ricorderà per sempre. “Maria Grazia Cucinotta, davvero splendida. Venne a San Salvo nel 2004 ed ebbi l’occasione di scattare davvero delle belle foto”. Lungo questi anni c’è stata anche un’esperienza di lavoro all’ex Siv ed una in banca. Ma per tutti, a Vasto, San Salvo e dintorni, Gino Bracciale è il fotografo sempre presente, che in ogni occasione arriva con la sua macchinetta al collo, pronto a mettere in riga, da buon decano della professione di fotoreporter, i colleghi alle prime armi. La sua fermezza la conoscono bene anche i sacerdoti con cui Gino si è confrontato nei tanti anni di matrimoni, comunioni e cerimonie varie in Chiesa. “Sempre nel rispetto dei ruoli. Il prete è il prete, però anche i fotografi devono poter fare bene il loro lavoro”. E anche qui partono tanti aneddoti, legati soprattutto ai tempi in cui si usava la pellicola ed il lavoro del fotografo era più complicato. Da più di 50 anni Gino Pelè raccoglie con il suo obiettivo testimonianze di vita vissuta. E continuerà a farlo, "perchè prima che un lavoro è una grande passione". Parola di Pelè. 

Testo di Giuseppe Ritucci
Foto di Costanzo D'Angelo 

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