Opere d’arte e armi abbandonate, il tesoro dimenticato del D’Avalos - L’inchiesta - crepe, infiltrazioni, cortile infestato dalle erbacce e patrimonio ignorato, la decadenza del palazzo simbolo di Vasto
 

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Vasto   Attualità 18/11/2013

Opere d’arte e armi abbandonate,
il tesoro dimenticato del D’Avalos

L’inchiesta - crepe, infiltrazioni, cortile infestato dalle erbacce e patrimonio ignorato, la decadenza del palazzo simbolo di Vasto

Vasto, Palazzo D'Avalos: cortile degradatoL’abbandono di Palazzo D’Avalos non è solo quello salta agli occhi. Non è solo il degrado evidente nel cortile, dove ormai il 50% della pavimentazione è coperto dalla vegetazione incolta cresciuta tra gli interstizi di un ciottolato divenuto inguardabile, coperto dalle erbacce, in alcuni punti alte anche 50-60 centimetri.

La decadenza non è solo la preoccupante crepa che, da sotto il tetto scende lungo il muro esterno del secondo piano, mettendo a rischio l’angolo Nord-Est.

Il declino di quella che fu la sfarzosa residenza dei marchesi si trova anche e soprattutto nei luoghi non visibili dall’esterno. Nei magazzini e nel sottotetto, trasformati in scrigni impolverati, inadeguati a custodire un patrimonio di valore inestimabile di cui, probabilmente, nemmeno il Comune di Vasto ha una precisa contezza, visto che, da un mese, zonalocale.it ha chiesto, senza ottenerlo, un elenco delle collezioni di quadri rimaste nella polvere e mai esposte. Tant’è che i familiari dei donatori pensano di chiederne la restituzione. “Evidentemente, gli artisti vastesi vengono apprezzati all’estero, ma non nella loro città natale”, constata con amarezza G.D., discendente di un noto maestro.

Il dimenticatoio - Emblematico è il caso di Juan Del Prete. Artista emigrante, nel 1977, dieci anni prima della sua morte, donò alla cittadinanza vastese 92 dipinti e 15 sculture. In Argentina è uno dei pittori più apprezzati: le sue opere sono esposte al Mamba, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, insieme a quelle dei celebri Paul Klee ed Henri Matisse. Invece, Vasto non ha ancora trovato uno spazio espositivo per valorizzare i suoi quadri, uno dei quali il 26 maggio scorso è stato ritrovato casualmente su un tavolo impolverato lasciato su un pianerottolo: s’intitola Tramonto, olio su tela risalente al 1971, come recita l’etichetta, su cui è scritta anche la valutazione economica dell’epoca: 4 milioni di lire. Oggi vale migliaia di euro. Si pensi a quale possa essere il valore di 107 creazioni che lo stesso autore ha regalato alla sua città.

Ma gli stessi quadri dei fratelli Palizzi, esposti da anni nella pinacoteca di Palazzo D’Avalos, non sarebbero in buona salute. La Soprintendenza ai beni artistici d’Abruzzo, infatti, avrebbe di recente lanciato l’allarme: esposti in quel modo, senza protezione, alla luce e all’umidità in una sala in cui si svolgono spesso manifestazioni pubbliche, rischiano di rovinarsi. Il Comune di Vasto potrebbe, dunque, essere costretto a revocare l’esposizione permanente dei suoi pittori più noti.

Non solo quadri e sculture, ma anche armi antiche di cui quasi tutti i vastesi non sanno neanche l’esistenza. Lo rivela l’architetto Francescopaolo D’Adamo, cultore delle arti e delle tradizioni locali, che è stato per tre anni, dal 2006 al 2009, assessore comunale alla Cultura: “Si tratta di una donazione (probabilmente di Romualdo Pantini) di cui i cittadini conoscono solo i cannoni del Seicento che si trovano nei giardini di Palazzo D’Avalos. Un terzo, analogo pezzo d’artiglieria il Comune, quando ero assessore, lo donò al Museo dell’artiglieria dell’Aquila, con cui stipulammo un accordo verbale: alcuni esperti d’armi dell’esercito avrebbero provveduto a catalogare la nostra collezione di armamenti, cosa che non è mai avvenuta. Le armi antiche non sono state mai esposte e si trovano ancora in un sottotetto di Palazzo D’Avalos. Si potrebbe allestire un piccolo museo nella Torre D’Amante che abbiamo ristrutturato di recente”.

Soldi e promesse - La storica residenza dei marchesi cade a pezzi. Nel 2006, in piena campagna elettorale per le comunali, l’allora presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, durante un comizio in piazza Diomede, promise un finanziamento da due milioni di euro per il restauro dell’edificio monumentale. Quella cifra è rimasta una semplice parola a quattro giorni dal voto.

“E’ vero, ci sono opere che valgono milioni di euro chiuse negli scantinati”, ammette il sindaco, Luciano Lapenna. “Alcune le abbiamo esposte, ad esempio quelle della fondazione Ricci, ma il problema è l’assenza di fondi. Nel 2014 dovremo trovare 200mila euro per restaurare e riaprire altre cinque stanze sul cui utilizzo, per mostre temporanee o permanenti, decideranno Giunta e Consiglio comunale”.

“Abbiamo presentato alla Regione Abruzzo tre richieste di schede di finanziamento”, racconta Roberto D’Ermilio, dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Vasto. “A luglio 2012, abbiamo chiesto 400mila euro per l’ampliamento degli spazi espositivi della pinacoteca. Altre due istanze le abbiamo inoltrate tre mesi dopo: un milione 650mila euro per il consolidamento dell’angolo Nord-Est, l’unico che non è mai stato restaurato in epoca recente; altri 800mila per risistemare il cortile interno e tutte le facciate. Dalla Regione non abbiamo ricevuto risposta”. L’ultimo restauro della facciata di piazza Pudente, dove c’è l’ingresso principale, risale a oltre vent’anni fa.

Per ora, si pensa a tamponare le urgenze immediate. Come il tubo da cui sono scaturite copiose infiltrazioni d’acqua che hanno impregnato un muro. E la messa in sicurezza del cortile, dove la scorsa estate, per la prima volta dopo una quindicina d’anni, è giunto il divieto di organizzare manifestazioni pubbliche. Lo stesso Vasto film festival è stato dirottato nei giardini napoletani del Palazzo. “Stiamo valutando i lavori di messa in sicurezza del cortile”, dice Vincenzo Sputore, assessore alla Cultura. “Serviranno 30-40mila euro”. Una goccia nel mare dell’abbandono dell’edificio simbolo della città.

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di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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