Caterina De Marinis, una vita sui campi di pallavolo italiani - Le storie della domenica
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Caterina De Marinis, una vita
sui campi di pallavolo italiani

Le storie della domenica

Caterina De MarinisNegli ultimi quattro campionati, arrivando verso la fine della stagione, Caterina De Marinis ha sempre detto “questo è l’ultimo”. Solo che prima ha conquistato la B2 con la BCC San Gabriele Volley e quindi ha dovuto guidare le sue giovani compagne in campo. Poi, con la voglia che non è venuta mai meno, ha visto che continuava ad essere importante e, con il ricambio generazionale della squadra, Ettore Marcovecchio, che prima di essere il suo allenatore è anche suo marito, le ha chiesto di andare avanti. Al termine della scorsa stagione Caterina aveva deciso di appendere le scarpette al chiodo. Ma poi il richiamo del campo, dello spogliatoio, di una squadra da prendere per mano e guidare verso tante vittorie, sono stati più forti. Del resto tutte le volte che le facevo la fatidica domanda nelle interviste la sua risposta sembrava poco convinta.

Questa volta, invece, Caterina De Marinis, 43 anni a dicembre, sembra aver deciso davvero. Al termine del campionato appenderà le scarpe al chiodo e chiuderà nel cassetto le sue “mitiche” ginocchiere rosse per dedicarsi esclusivamente all’attività di allenatrice. A Vasto dici pallavolo e pensi alla grande Biomedis che tra gli anni 80 e 90 ha imperversato sulla scena sportiva, conquistando campionati e vittorie a ripetizione, con giocatrici che poi hanno continuato ad imporsi nel panorama nazionale. Per lei, che aveva iniziato a giocare a pallavolo solo qualche anno prima, fu un trampolino di lancio non da poco. Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di essere vicino alla San Gabriele, a lei, Ettore Marcovecchio e Maria Luisa Checchia, e poter ascoltare tante vicende sportive che purtroppo ho potuto vivere. Sarà per questa vicinanza che il sergente di ferro Marcovecchio concede a me e Costanzo di “rubare” Caterina per qualche minuto dell’allenamento, così da farci raccontare come è iniziata questa lunga storia sportiva e di vita. “Ho sempre fatto sport, iniziando con l’atletica. Avevamo un allenatore di Pescara che si portava alla frana. L’inizio con la pallavolo fu grazie al professor Artese. Mi disse che Ettore cercava giocatori, in realtà maschi, e mi consigliò di provare. Da allora non ho più smesso. Oltre all’atletica ho lasciato anche la musica, pensa come erano felici i miei di sapere che smettevo dopo avermi comprato un organo nuovo di zecca!” Non sappiamo cosa Caterina avrebbe potuto fare nell’atletica, di certo sappiamo cosa ha fatto in questi 30 anni di pallavolo.

Prima dell'allenamentoHa vissuto le evoluzioni di questa disciplina, diventata oggi moderna, conquistando trionfi a ripetizione, giocando in tante squadre fino ad arrivare alla serie A. Scelte sempre ponderate, condivise con Marcovecchio che ad un certo punto del percorso è diventato anche compagno di vita. “Devo tanto alla Vasto Volley e agli sportivi vastesi. La massima nessuno è profeta in Patria per me non è valsa. Sono stata sempre apprezzata, anche quando venivano giocatrici da fuori”. Apprezzamenti che non sono arrivati certo per simpatia o altri motivi. Caterina se li è sempre guadagnati sul campo. Giocare schiacciatrice con una statura non da gigante richiede doti atletiche non indifferenti. Basta vederla in campo oggi, a quasi 43 anni, dare filo da torcere a ragazze che hanno meno della metà dei suoi anni, per capire di fronte a quale atleta ci si trovi. In questi anni in cui l’ho vista all'opera dal vivo ho sempre cercato filmati dell’epoca per poterla vedere all’opera quando era all’apice della sua carriera. Ma ancora oggi, quando entra in campo, a più di qualcuno tremano le gambe nel trovarsela di fronte. E spesso le passano davanti agli occhi i tantissimi ricordi. “Il giorno più bello è stato certamente quello del debutto in A, a Napoli. Come obiettivo personale avevo quello della A2, non mi sarei aspettata di andare oltre. E invece nella stagione 1998/1999 è arrivato il grande salto”. Le esce fuori una lacrima quando ricorda un altro episodio. “Fortunatamente ho avuto un solo infortunio grave in carriera. Non dimenticherò mai quando tornai a giocare, eravamo a Perugia. Il capitano della squadra avversaria venne a stringermi la mano e a darmi il bentornata. Ecco, lì ho capito che forse tutti i miei sacrifici fatti erano serviti a qualcosa”.

Le stagioni in campo sono 30, ma c’è ancora qualche “vocina” che le suggerisce di andare avanti. “Me lo dicono in molti vedendo che sto bene”. Di certo c’è l’esperienza in panchina che inizia a dare i frutti. Non è sempre detto che un bravo giocatore diventi un bravo allenatore ma, risultati alla mano, la De Marinis in panchina vale almeno quando quella in campo. “Sto imparando, con due maestri come Ettore e Maria Luisa”. Il terzetto della Biomedis si è ritrovato di nuovo nelle fila della San Gabriele. Con la Checchia, che ha smesso di giocare prima di lei, c’è sempre stato un rapporto speciale. “E’ venuta a Napoli quando siamo andati noi e ha fatto delle esperienze importanti. E, quando noi siamo tornati a Vasto, lei che era già qui ci ha aiutato a reinserirci”. Dalle palestre alla spiaggia, con il beach volley naturale prosecuzione dell’attività invernale. “E’ sempre stato così. Finita la stagione facevo una settimana di riposo e poi via con il beach volley”. E anche sulla sabbia le vittorie sono arrivate in abbondanza, con i due successi nel campionato italiano, nel 1994 con la Bruschini e nel 2000 con una “certa” Antonella Del Core, ad impreziosire una carriera che conta anche una Coppa CEV oltre a tanti, tanti campionati. Una cosa che è mancata ad una carriera strepitosa è la maglia della nazionale italiana. A porre rimedio, però, è arrivata la chiamata dello scorso anno nella nazionale master. “Ho ritrovato tante giocatrici che negli anni della serie A incrociavo in campo come avversaria. E’ stato bello poter essere lì e indossare la maglia azzurra”. La nazionale, però, l’ha vista protagonista come tecnico del beach volley, con molti anni nello staff delle selezioni giovanili insieme a Marcovecchio, con tanti atleti passati sotto le loro “cure”, non ultimi Lupo e Nicolai che stanno facendo grandi cose in tutto il mondo.

Durante l'allenamento delle ragazzeUna marcia in più a Caterina l’ha sempre data la famiglia. “Siamo sempre stati una famiglia di sportivi, era anche un modo per ritrovarci insieme. E sono sempre venuti a vedere tutte le partite quando potevano”. Anche per la famiglia De Marinis sono stati 30 anni di gioia e magari quell’organo rimasto inutilizzato sarà stato presto scordato. Ma alla sua età chi glielo fa fare, ad allenarsi tutti i giorni, a continuare con il rigore della vita di atleta, a stare fuori il sabato e la domenica per le partite? “Non dico che è divertente però mi piace ancora tanto. Certo, qualche volta mi arrabbio tanto con le mie giovani compagne, ma è sempre bello giocare e vincere”. L’obiettivo di quest’anno è guidare la squadra alla salvezza e magari qualcosa in più, cercando di trasmettere quello che le hanno lasciato 30 anni di carriera. L’allenamento della prima squadra è iniziato e la nostra chiacchierata, andata avanti anche mentre preparava le fasciature o faceva stretching, sta per terminare. Io, scherzando ma non troppo, le ripeto spesso che quando smetterà a Vasto dovrebbero farle un monumento. Trovatela un’altra atleta che a livello agonistico abbia avuto la sua stessa longevità. Trenta campionati sono un numero davvero importante, se non è record poco ci manca. Sempre che alla fine dell’anno non ci ripensi e decida di regalare alla pallavolo ancora una stagione. Chissà...

Testo di Giuseppe Ritucci
Foto di Costanzo D'Angelo 

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di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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