"Siamo autorizzate, ma non ci fanno lavorare" - L’odissea di michela e teresa
 

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Vasto   Attualità 07/10/2013

"Siamo autorizzate,
ma non ci fanno lavorare"

L’odissea di michela e teresa

Da sinistra Michela Moretta e Teresa D'Angelo"Abbiamo l'autorizzazione, ma non possiamo cominciare l'attività. E ci sono già cinque anziani bisognosi di assistenza che non possiamo accogliere nella nostra struttura". Vorrebbero lavorare, ma non possono Michela Moretta e Teresa D'Angelo. Sono titolari della casa albergo per anziani Iris al quartiere San Paolo di Vasto.

La struttura si trova in via Silone, al piano rialzato del centro direzionale e commerciale Paradiso, di cui è proprietaria una società di Roma, la A&M service srl.

Michela e Teresa esibiscono i documenti: "Siamo state autorizzate dal Suap", sportello unico delle attività produttive, "ad aprire questa struttura. E' un'autorizzazione rilasciata a luglio, dopo alcune modifiche ai bagni richiesteci dalla Asl. Questa casa albergo è completamente a norma, dotata di 10 posti letto e di tutti i servizi necessari ad accogliere anziani autosufficienti o parzialmente non autosufficienti. In passato abbiamo lavorato per i servizi sociali e frequentato specifici corsi di formazione professionale. Poi abbiamo deciso di aprire una nostra struttura, spendendo 16mila euro: soldi nostri, frutto dei nostri sacrifici, senza ottenere nessun finanziamento. Eravamo pronte a cominciare".

Ma il 16 settembre è arrivata la doccia fredda: "Il Comune di Vasto ci ha notificato l'annullamento dell'autorizzazione per la realizzazione di opere interne e il cambio di destinazione d'uso funzionale da studio medico-ufficio a struttura a carattere comunitario per anziani. Motivo: una sentenza del Tar, che blocca l'utilizzo dell'intero edificio", al cui ultimo piano, sul retro, in via Silone, si trovano tuttora altre sette attività tra studi professionali e sedi societarie.

E' una sentenza che risale a oltre due anni fa, ma a cui il Suap non fa riferimento nella sua autorizzazione. Ora, però, l'Urbanistica del Comune di Vasto afferma il 16 settembre di essere "venuta a conoscenza" solo quest'anno "che il Tar di Pescara" ha "annullato il provvedimento conclusivo Suap numero 995 del 2006 e successive varianti" relative al capannone costruito all'angolo tra piazza De Gasperi e l'omonima strada.

E così il Comune, "rilevato che la sentenza del Tar", la numero 183 del 10 marzo 2011, "risulta esecutiva, non essendo stata concessa la sospensiva, ne consegue che il manufatto risulta realizzato con permesso annullato e, pertanto, su di esso non può essere autorizzata alcuna attività".

La motivazione del verdetto dei giudici amministrativi viene individuata nel Piano regolatore di Vasto che, all'osservazione numero 53, obbliga a "destinare l'area in questione a destinazione pubblica e precisamente a edifici che non snaturino la piazza nella sua attuale spaziosità e che rivestano carattere di pubblica utilità e possano dotare il quartiere di servizi essenziali, assolutamente oggi carenti, legati ad esempio alla non lontana area destinata ad edilizia scolastica".

Secondo i magistrati, il capannone, anni fa sede di un discount che poi ha chiuso i battenti, non corrisponde a questi canoni e, dunque, non avrebbe dovuto essere costruito in piazza De Gasperi.

"Ma queste considerazioni - sostengono Michela e Teresa - valgono per il piano sottostante, che ha una funzione commerciale. Noi, invece, abbiamo allestito una struttura assistenziale, di cui è evidente la pubblica utilità. Prima ci hanno autorizzato, facendoci spendere i nostri risparmi, e ora ci bloccano. Con cinque persone che aspettano di poter essere accolte. A loro, attualmente, prestiamo assistenza domiciliare, visto che non possiamo farle entrare dentro la casa albergo Iris. Chiediamo solo di poter lavorare".

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di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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