Di Fabio e D’Adamo, l’allievo e il maestro "formato mondiale" - Le storie della domenica
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Di Fabio e D’Adamo, l’allievo
e il maestro "formato mondiale"

Le storie della domenica

Domenico D'Adamo e Nicolangelo Di Fabio

Una convocazione per partecipare ai Mondiali di nuoto juniores era già qualcosa si straordinario, al termine di un'annata da incorniciare. E infatti, il giorno in cui era arrivata la chiamata, ci eravamo sentiti con Nicolangelo Di Fabio e Domenico D'Adamo per programmare un'intervista al termine della competizione di Dubai. Poi il giovane nuotatore cupellese ha deciso di fare il fenomeno nella piscina costruita tra le dune del deserto e così ci troviamo a parlare di 3 finali conquistate, tutti i personali migliorati e un podio sfiorato di un nulla. Di Fabio ha portato a termine, nuotando alla grande i 100, 200 e 400 stile libero, il lavoro di preparazione svolto con il professor Domenico D'Adamo giorno dopo giorno in questi anni. Ed ora eccoli qui, mentre, cercando di superare l'imbarazzo davanti all'obiettivo di Costanzo D'Angelo, si concedono per una chiacchierata a bordo piscina (e dove, altrimenti?), nella serenità della Grotta del Saraceno. 

Quest'inverno Nicolangelo ci aveva raccontato dei suoi esordi, aveva parlato del sogno Olimpico e dei prossimi Europei. I Mondiali sono stati una bella novità arrivata durante l'estate. "Speravo nella convocazione -. Avrei voluto fare il tempo per qualificarmi agli Europei juniores ma non ci sono riuscito. Ci ho riprovato a Roma, dove sono andato molto bene, ma per due decimi non ce l'ho fatta. Forse per sfortuna o altro, Domenico dice che ho sbagliato le virate. Però alla fine hanno deciso di portarmi lo stesso e a Dubai ho dimostrato che ne è valsa la pena". Come dargli torto? E' sceso in vasca da outsider e ha saputo recitare una parte da protagonista. "Tre gare e tre finali - dice lui ripensando a quanto accaduto nei giorni appena passati-. Domenico, prima di partire, mi diceva vediamo se riusciamo a fare l'impresa, la finale nel 200. E invece ho fatto la finale in tutte e tre le distanze. Puntavamo sul 200. Lui (D'Adamo) puntava anche sui 400 perchè dice che sono forte, ma io sono convinto del contrario". Su questa affermazione D'Adamo non è d'accordo. "Non lo dico solo io che è forte nei 400, siamo in molti". A 17 anni, trovarsi a Dubai, con nuotatori provenienti da ogni parte del mondo, è certamente qualcosa di emozionante. "E' stato molto bello, anche molto divertente perchè ero con i miei amici. Quando sono tornato ero triste, volevo tornare lì. Sono belle le emozioni che provi durante la gara, e anche quando sei a bordo vasca con la presentazione".

Uno dei misteri che personalmente mi affascina è sapere come un nuotatore, a meno di una vittoria in solitaria, capisce com'è andata la sua gara. "Ho bisogno di guardare. Però il tabellone era strano, perchè metteva prima in ordine di corsia con il tempo e la posizione. Devi stare sempre mezz'ora per capire in che posizione sei arrivato, all'inizio facevamo sempre confusione". 

Per Nicolangelo appena una settimana di vacanza, dopo un'estate passata tra allenamenti, raduni e gare, prima di ripartire. Manca poco anche all'inizio della scuola. "Mi sono concesso una settimana di vacanza e poi si riprende. Martedì riprendo gli allenamenti, poi il 12 la scuola". Un segno del destino, forse. Dopo le vacanze ricomincia prima con il nuoto e poi con la scuola. D'Adamo ammonisce "Prima la scuola e poi il nuoto", indicando quali debbano le priorità del giovane atleta. "Sì, certo - annuisce Nico -, viene prima la scuola". C'è da credergli, visto che anche al Liceo Scientifico Mattioli se la cava egregiamente.

L'allenatore ha dovuto seguire le prestazioni in vasca del suo allievo a centinaia di chilometri di distanza. "Quando sei sul posto le emozioni sono completamente diverse - racconta -, anche se l'ho seguito in tv e su internet. Ma chiaramente non è la stessa cosa". Di poche parole, come sa bene chi lo conosce. Ma con un allievo silenzioso quanto lui il feeling è massimo. "Io sono di pochissime parole quando ci sono le gare, lui ne è testimone. Bisogna prepararsi bene, poi sa lui cosa deve fare.  A volte basta un semplice sguardo prima della gara, piuttosto che tante parole. Cerco di essere positivo, anche quando i miei dubbi sono enormi, cerco sempre di trasmettergli positività. A volte ci riesco, a volte no". 

Si torna a parlare dei 400 stile. "Non sono convinto solo io, siamo in tanti a pensare che nei 400 potrebbe andare forte. In questo momento lui ha un po' di paura della distanza, non l'ha fatto tantissime volte a livelli alti, mentre i 200 li ha fatti nella coppa Comen, agli Europei, in Italia ha quasi sempre vinto. Lì ha una sicurezza, ha una sua  strategia, sa cambiare la gara all'occorrenza. Nei 400 non ha ancora questa sicurezza. Quando non avrà più questa paura andrà forte".

L'intervista I successi di Nicolangelo Di Fabio hanno ancora più valore se si pensa alle difficoltà da superare, prima fra tutte quella della vasca. Lui si allena in quella da 25, mentre le competizioni si svolgono in quella da 50. "Quando vado a gareggiare in lunga le prime volte mi fanno sempre male le braccia. Nei 200 non lo sento, mentre nei 400, in cui non sono ancora convinto, ne risento di più". 

Per D'Adamo questo è un problema che passa in secondo piano. "Certo, i parametri dell'atleta sono diversi. Lui in vasca da 25 sa quante bracciate fa in ogni vasca, in quella da 50 dovremmo sapere la stessa cosa. E' chiaro che quando non ci si allena questa cosa non si può mettere a punto per bene. Ma lui tecnicamente è molto bravo, quindi chi sa nuotare sa come fare. Abbiamo dimostrato, non solo con lui, ma con Miscione, Ermanno Felice, la stessa De Ascentis, che si può andare bene anche allenandosi a Vasto". 

Tanta preparazione negli allenamenti per uno sport che è una sfida verso se stessi e verso gli avversari. Fondamentale è sapere impostare la gara. Nico ha già una classe da veterano. "Nei 100 - racconta D'Adamo- lui ha fatto tre gare alquanto diverse. Nella batteria è partito lento ed è tornato fortissimo. In semifinale ha forzato il passaggio ed è tornato più piano, poi in finale ha forzato ulteriormente il passaggio ma il risultato è stato lo stesso. Nei 200 in finale ha fatto una gara eccezionale, tecnicamente si chiama 1-4-3-2, cioè il primo 50 più forte, poi lento aumentando fino alla fine. Questa è una teoria che io non condivido tanto ma ci sono dei tecnici che sostengono questo è il miglior modo di fare i 200. Se hai a fianco l'avversario più forte, partendo veloce lo metti fuori giri. E' un gioco psicologico. Ma lui nei 200 ha una sicurezza estrema, sa come gestirsi".

Forte nel nuoto e bravo a scuola, nonostante il tanto tempo dedicato agli allenamenti. "Devo ricominciare a studiare, anche se quest'estate, tra un allenamento e una gara, ho letto e studiato qualcosa. Mi impegnerò come sempre". La scuola italiana, però, non aiuta molto chi pratica sport. All'estero le cose sono molto diverse. Di Fabio ha potuto confrontarsi con il compagno azzurro D'Arrigo, che vive negli USA. "Lui è nella squadra del college e lì tengono molto allo sport, ai campionati universitari. Ha ottenuto anche qualche borsa di studio grazie al nuoto. In Italia niente, spesso non c'è interesse. Tante volte faccio interrogazioni e compiti anche il giorno dopo la gara. Ma va bene così". Al suo rientro a casa, a Cupello, gli amici lo hanno accolto alla grande. "Mi hanno fatto trovare uno striscione davanti casa. Naturalmente l'ho conservato con cura. E poi abbiamo festeggiato insieme. E' stata una bella sorpresa". Poi anche l'amministrazione comunale lo ha premiato per i suoi risultati.

Nicolangelo Di FabioOltre al giovane atleta anche il suo tecnico ha vissuto l'esperienza della convocazione nello staff azzurro, per partecipare come allenatore ai collegiali e al raduno pre-mondiali. Dopo tanti anni di duro lavoro una meritata consacrazione. "C'è la consapevolezza che non è solo un atleta che ho allenato ad aver ottenuto risultati, ma ormai sono diversi ad aver vestito la maglia azzurra. A me piace lo sport in genere, provengo dall'atletica e mi sono ritrovato nel nuoto, dove cerco di fare del mio meglio. Contrariamente a chi parla di sacrifici io dico che quando per me diventerà un sacrificio andare in piscina non ci andrò più, come ho già fatto qualche anno fa quando avevo abbandonato perchè era un sacrificio, non avevo risultati, non avevo niente. Ora che c'è lui mi piace, mi diverto ad andare in piscina, così come a lui. Tra le cose che ha detto la cosa che ho apprezzato di più è che lui, contrariamente a tanti altri, che non vedono l'ora di tornare a casa, gli è dispiaciuto tornare a casa. Si vede che ha proprio voglia di fare". 

L'emozione di essere chiamati in nazionale, ad un età matura, "sono vecchio", dice scherzando lui, è certamente speciale. "E' il raggiungimento di un sogno - confida D'Adamo-. Queste cose si sognano e poi si realizzano. Spesso vengo a correre proprio qua di fronte con mia figlia e correndo pensavo: sarebbe bello andare a fare il collegiale ad Ostia con Nicolangelo. E così è stato, anche se poi non sono stato convocato per la competizione. E' stata una grande esperienza, con 3-4 tecnici uno più meraviglioso dell'altro, con cui c'era una perfetta sintonia. I 15 ragazzi erano tutti bravissimi, straordinari. Il c.t. Bolognani pensava di non prendere neanche una medaglia a Dubai e invece ne sono arrivate 6, di cui 2 d'oro. Una trasferta entusiasmante, sarebbe stato bello andare lì".

I big del nuoto negli ultimi anni sono spesso al centro del gossip con le loro storie. Anche Nico ha un rapporto speciale con una sua compagna di nazionale. Che sia stato l'amore a farlo andare così forte a Dubai? "E questo non lo so, perchè c'era anche agli Europei a Poznan ma lì sono andato male. Però confesso che per la qualificazione ha contato parecchio. Io mica pensavo ai Mondiali - dice scherzando, ma non troppo-. Mi dicevo: se mi qualifico posso stare 20 giorni insieme a lei. E così è andata". Dove non arrivano le braccia e le gambe arriva il cuore, con la semplicità e la timidezza di un 17enne che ora pensa alla distanza che separa Cupello e Torino, dove vive la "sua" nuotatrice del cuore. "Sette ore di treno. Dobbiamo risolverlo questo problema, anche perchè mi sa che Domenico non mi darà il permesso per andare". D'Adamo lo spiazza con una battuta: "Ci trasferiamo noi a Torino, no?". E' l'ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della sintonia tra l'allievo e il maestro. Martedì saranno di nuovo in vasca per iniziare a preparare le prossime gare e i prossimi successi. Il 2016 non è poi così lontano. Se continuano così è bene che i due inizino a prendere lezioni di portoghese.

Servizio fotografico di Costanzo D'Angelo

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di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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