Amianto e giustizia: "Dopo Torino la zona industriale di San Salvo" - Un problema che tocca da vicino anche il Vastese
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Vasto   Attualità 05/06/2013

Amianto e giustizia: "Dopo Torino
la zona industriale di San Salvo"

Un problema che tocca da vicino anche il Vastese

Da Antonio Colella, coordinamento regionale Abruzzo-Molise dell'Osservatorio Nazionale Amianto, riceviamo e pubblichiamo.

Su di un macigno intriso di dolore e di morte, l’altro ieri a Torino è passata, come una piuma, la “Giusta Sentenza Eternit” che, però, se rende più sereno il riposo dei defunti e riscatta la “dignità del lavoro e della vita”, pone un altro dubbio su di una incombente (ci auguriamo, improponibile)  “beffa”: le famiglie delle vittime, potrebbero non prendere neanche un centesimo di quei “4 soldi” di risarcimento, a fronte dell’”immenso valore”, da loro per sempre perduto.

Quanto vale la vita di un uomo?Il mostro capitalista, ci ha storicamente dimostrato, con cinismo ipocrita, che spesso vale zero! I lavoratori, la società civile, però, forti delle ragioni della tutela della salute, della dignità e della vita, facendo appello al meglio delle Istituzioni democratiche, hanno saputo sempre ribellarsi a tutto ciò, contribuendo, talvolta con immani sofferenze, ad ottenere giustizia. Onore, dunque, alla Magistratura di Torino e al Procuratore Guariniello, poiché la “tragedia amianto” non è solo italiana, ma europea e mondiale. Perciò, raccogliamo con vigore l’appello del ns. Presidente Nazionale, avv. Ezio Bonanni a “…proseguire la battaglia per avere giustizia, per le altre vittime, in ogni parte d’Italia..”.

Già, oltre ai tanti lavoratori morti, anche la fitta schiera di “malsopravvissuti” della Zona Industriale di San Salvo, imbottiti di polveri di amianto (taluni in “ossigeno-terapia”) dovrebbero far parte dell’Italia, ma, nel 2010, l’INAIL e l’INPS, hanno respinto le loro domande di “rivalutazione contributiva” , poiché “….relative ai siti non compresi con atti di indirizzo”,cioè “figli di uno Stato minore”. Al danno del “calvario” quotidiano, si aggiunge, così, l’umiliazione: “fai causa”! E’ dunque, giunta l’ora, dopo 20 anni di attesa, che anche a San Salvo, dopo Torino, “sia  fatta giustizia”!

I governanti non possono continuare a rimanere silenti. All’On. Letta, perciò, il compito  di dare una risposta, netta, chiara e definitiva, alle tante interrogazioni parlamentari che sono fioccate negli anni, ultima quella del Sen. Casson 9 del 15 marzo 2013, passando per la penultima del 15.06.2012, con prima firmataria la Sen. Dorina Bianchi e sottoscritta da parlamentari di tutti i gruppi politici. Ma, sul punto, va sottolineata la puntuale e rigorosa interrogazione, a firma della stessa Sen. Bianchi, in data 6 giugno 2012, quale membro della “Commissione d’Inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro” e delle “morti bianche” che, finalmente, squarciava il velo di decenni di “omertà” e di “omissioni” sulla tragedia-amianto,  perpetratesi nella “Piana S. Angelo” di San Salvo, da parte di chi, preposto a “vigilare” per obbligo di legge, “non ha visto, non ha sentito e se c’era dormiva”! 

Tale atto parlamentare, tutt’ora senza risposta, rappresenta un’ulteriore forma di giustizia per il lavoratore Alfonso Pacilli, dirigente sindacale e dell’ONA, ingiustamente licenziato il 2 aprile 2012, ma anche per quei lavoratori e rappresentanti sindacali (pochissimi) che, ieri come oggi,“in solitaria”, ben 19 anni or sono, ebbero il coraggio “civile” di denunciare all’Autorità Giudiziaria di avere avuto “l’amianto in  faccia”(ed altri cancerogeni) e perciò massacrati nella loro libertà e nei diritti, illegittimamente licenziati(e,perciò, reintegrati)querelati, calunniati e diffamati sulla stampa (atti nefasti, questi ultimi, miseramente polverizzati sul nascere, dalle inchieste).

Pertanto, nel rigoroso rispetto dell’Autorità Giudiziaria, siamo pienamente fiduciosi che la Procura della Repubblica, a Vasto, come a Torino, saprà fare piena luce, sulle centinaia di morti “misteriose” di 40enni, 50enni e 60enni, nostri cari amici e colleghi di lavoro, al fine di dare giustizia alle loro famiglie e finalmente, a coloro che, ormai, “dopo 20 anni, giustizia ancora non hanno avuto”.

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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