Angelo Giancola, dalla Casalese a Totti, Beckham e Del Piero - Il racconto della scalata verso il calcio dei grandi
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Vasto   Personaggi 22/05/2013

Angelo Giancola, dalla Casalese
a Totti, Beckham e Del Piero

Il racconto della scalata verso il calcio dei grandi

Angelo Giancola, con De Filippis e D'Adamo, amici e colleghiEra l’inverno del 1998 quando un gruppo di giovani ragazzi dell'Aia di Vasto il sabato sera si confrontava davanti ad una pizza sulle designazioni della domenica. Spadaccini, Messina, Molino, Giancola, erano quasi tutti più o meno agli inizi, impegnati il giorno seguente nel Vastese, sui campi di Casalbordino, Monteodorisio, Cupello, Scerni, Gissi, Pollutri.

Nessuno sembrava pensare oltre, era un divertimento preso molto seriamente. Poi qualche anno e chissà quante partite dopo, uno di loro è riuscito a calcare un campo di Serie A dirigendo una partita dei big. Il 16 gennaio 2010 in Cagliari-Livorno finita 3-0, il direttore di gara è Angelo Martino Giancola di Vasto.

Classe 1977, Giancola è arbitro dal 1993 e fa parte della Can A-B dal 2009/10 e dalla stagione successiva, in seguito alla divisione, della Can B. Dopo il debutto ha diretto nello stesso anno anche Palermo-Cagliari. In totale per lui in 4 anni 3 partite nella massima serie, oltre a tante presenze come addizionale e quarto uomo, l’ultima delle quali nello Juventus Stadium in occasione della festa bianconera dell'11 maggio per la vittoria dello Scudetto, contro il Cagliari, squadra ancora una volta nel suo destino. Oltre a 3 presenze in Coppa Italia e 69 in Serie B dove è tra i fischietti di punta. Nonostante tutto Angelo è rimasto il ragazzo di sempre, legatissimo alla sua città e ai suoi affetti, con la battuta pronta e un’immutata voglia di scherzare e prendere in giro.


Quanto è cambiata la tua vita?
A livello professionale ed economico sicuramente tanto, ma penso di non essere cambiato come persona, sono sempre il solito e chi mi conosce davvero sa che è così.
 
Tutti da piccoli volevamo fare i calciatori, tu invece l’arbitro, come mai?
Era febbraio del 1993, stavo per compiere 16 anni, giocavo a calcio nella Savas e nella Bacigalupo, mi sono infortunato al ginocchio, mi sono accorto che ormai stavo per finire, così ho deciso che volevo fare l’arbitro e mi sono iscritto al corso per rimanere nel settore. Durante una partita a Verona

Qual è stata prima partita che hai diretto?
Casalese-Gissi, allievi provinciali, finita 2-3, con 7 ammoniti e 2 espulsi. Prima della partita ero emozionato, l’osservatore mi disse che sembrava che arbitrassi già da tempo, non si notava che era la mia prima partita.

Pensavi che saresti arrivato in Serie A?
Ci ho messo subito passione, dedizione e sacrificio, oltre alla consapevolezza di poter arrivare, magari non in Serie A, ma più in alto possibile. Quel giorno dell’esordio nella massima serie è stata la mia più grande emozione. Purtroppo il secondo anno nel 2010-2011 mi sono infortunato durante la partita Varese-Novara, quell’episodio ha un po’ limitato la mia carriera, avrei potuto esordire in A prima, ormai era tutto pronto, me lo avevano già comunicato, sarei dovuto andare a Bologna. Ho comunque saltato parecchie partite anche in B per via di quello stop.

Cosa hai provato quando dalla C hai saputo di essere stato promosso alla Can A-B?
Era il 4 luglio 2009 quando ho saputo del passaggio, la soddisfazione è stata indescrivibile, poi il 27 ottobre di quell’anno c’è stato l’esordio in B in Empoli-Triestina. Ti rendi conto che raggiungi la vetta dopo una lunga salita, passi tre giorni della settimana con gente come Collina, Rosetti, Morganti, tutti quelli che erano i miei idoli, mi veniva la pelle d’oca.

Quali designatori hanno avuto maggiore importanza per il tuo percorso?
Pieri mi ha permesso di arrivare in D, mentre Dal Forno in C. In A ci ha pensato Collina, lui ha creduto in me, è una persona stupenda, lo sento ancora oggi che è designatore Uefa e capo degli arbitri in Russia.

Nel prepartitaLa divisione in Can A e Can B ha penalizzato la tua carriera?
La separazione ci ha responsabilizzato, prima quando eravamo arbitri di A e B e dirigevamo tutti in entrambe le categorie, adesso con la divisione si arbitra solo in una, lo scorso anno ho diretto spesso Torino e Sampdoria, due big di vertice che poi sono state promosse.

Quali giocatori ti hanno colpito maggiormente?
Impressionato da Beckham e Totti, sono i più forti tecnicamente che ho visto. L’inglese mi ha stupito anche per la sua gentilezza disarmante e per l’educazione, il capitano della Roma per il suo carattere forte. Del Piero anche per il suo rispetto in campo verso l’arbitro e gli avversari. A livello di giocata Ronaldinho è unico, ha grandi numeri, è un marziano.

Chi sono i giocatori e gli allenatori più indisciplinati?
Cosmi e De Canio sono i più rispettosi. Di indisciplinati durante la partita ce ne sono tanti, ma l’importante è che finisca durante i 90 minuti, deve essere così, è il bello del calcio.

Qual è la parte più brutta dell’essere arbitro?
Quando ti rendi conto che sbagli e che è difficile far capire che è stato fatto in buona fede, uno sbaglio e basta, come può capitare in tante cose nella vita. Finta la partita non ci penso più, non voglio sentire nessuno e non parlo più della gara e degli episodi, anche per me finisce tutto al 90’.

La partita più difficile che hai diretto?
E’ sempre la prossima.

Sei ancora molto legato alla tua sezione, l’Aia di Vasto. In allenamento con i ragazzi dell'Aia di Vasto
Sarò sempre grato a quella che, nonostante sia una piccola sezione, negli anni ha sempre fornito arbitri a varie leghe di un certo valore. A prescindere da quello che succederà è sempre la mia sezione e darò tutto ai ragazzi che ci sono oggi, mi metto a loro completa disposizione per aiutarli a crescere. Ce ne sono 4/5 promettenti che possono arrivare in alto. Ringrazio tutti i presidenti che negli anni mi hanno costantemente supportato: Castaldi, Cavuoti, Molino, sempre disponibili a sostenermi e ad ascoltare ogni mia problematica.

Quanto gli uomini di questa sezione hanno inciso sulla tua carriera?
Molto, ho avuto la fortuna di allenarmi quando ero arbitro in Eccellenza con Matteo Florio, assistente per 10 anni alla Can (assistente di Collina nel famoso Inter-Juventus del gol annullato a Ganz). Oltre a lui anche con Vincenzo Sputore, per due anni arbitro alla Can e Massimiliano Cavuoti, 6 anni assistente.

Quali consigli vuoi dare ai ragazzi che iniziano?
Sono tre le doti fondamentali per un arbitro: la passione per il calcio, lo spirito di sacrificio e la voglia di arrivare.

Per quale squadra hai fatto il tifo da piccolo?
Da piccoli tutti gli arbitri hanno avuto una squadra del cuore, le mie erano Pescara e Pro Vasto, poi quando l’arbitraggio è iniziata a diventare una cosa seria ho preferito lasciar perdere con il tifo.

La sua maglia nella sezione dell'Aia di VastoArbitrarle era il tuo sogno e ci sei riuscito, anche se in partite ufficiali non potresti mai.
Qualche anno fa, in amichevole Pro Vasto-Pescara, gli allenatori erano De Canio e Anzivino.

Da frequentatore del calcio maggiore, dai un tuo parere sul calcio locale.
Mi manca il calcio a Vasto, la domenica sono impegnato e seguo poco, ho visto qualche partita sia della Vastese che del Vasto Marina, penso ci voglia un progetto serio per tornare in alto, con più persone, di questi tempi meglio unire le forze e fare una buona programmazione. Ho visto in B realtà come Empoli, Lanciano, ma anche Chieti, Teramo, tutte città che con poco raggiungono buoni risultati. Vasto non è assolutamente da meno. Per il bacino di utenza la nostra città è almeno da Lega Pro, per la sua grande dimensione Eccellenza e Promozione le stanno strette.

In giro i vastesi cosa ti dicono quando ti incontrano?
Mi riconoscono, mi chiedono pareri su episodi arbitrali, cercano un commento o delle spiegazioni, ma il calcio è bello anche per questo, ognuno dice la sua.

Gli amici non ti chiedono mai scherzando un favore per la loro squadra?
Sì, ma nemmeno più di tanto, sanno che tipo di arbitro sono, si scherza e basta.

Tua moglie Roberta è un ex arbitro, vi siete conosciuti durante un ritiro, era il destino.
E’ di Arezzo, ha arbitrato lì fino al 2011, la ringrazio tanto perché da ex conosce bene le dinamiche, mi è stata e mi è sempre vicino e sa che a casa ci sono poco. Eravamo quasi certi di andare a vivere ad Arezzo, era un scelta obbligata con Coverciano a due passi, visto che devo essere lì 5 giorni a settimana, ma poi si è innamorata del mare di Vasto e abbiamo deciso di rimanere qui. Con la moglie Roberta, ex arbitro

Cosa farai al termine della tua esperienza arbitrale?
Vediamo cosa succede, potrebbero esserci dei cambi di regole anche per quanto riguarda l’età, comunque mi sto già muovendo, a prescindere dalla stagione. A settembre inizierò un corso da dirigente per poi in futuro ricoprire un incarico dirigenziale, non per forza nel settore arbitrale. Mi piacerebbe anche lavorare in televisione e rimanere nel mondo del calcio, con Sky ci sono stati già dei contatti, ma per adesso non c’è nulla di concreto.

A chi dedichi questa bella carriera?
A mio padre e a tutta la mia famiglia, ma è una gioia da condividere anche con la sezione che è come una famiglia, la cosa più bella è stata viverla e continuare a farlo con loro e con gli amici di sempre con i quali trascorro ancora il mio tempo libero appena possibile a Vasto Marina. In attesa di una pizza a distanza di anni, proprio come quella sera, e anche questa volta ti porteremo con noi.

di Giuseppe Mancini (g.mancini@zonalocale.it)

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