Ninnì Di Bussolo: l’arte di fare barba e capelli da tre generazioni - Le storie della domenica
 

Ninnì Di Bussolo: l’arte di fare
barba e capelli da tre generazioni

Le storie della domenica

Ninnì al lavoroEntriamo nel suo negozio di fianco all'arco di Porta Nuova e ci accoglie con un sorriso. Sono da poco passate le otto del mattino ma lui è già al lavoro con il primo cliente. Guardo bene dopo averlo salutato e vedo che è il mio professore d'inglese del Liceo che non incontravo da anni. E proprio oggi lo trovo mentre il protagonista della nostra storia gli sistema l'acconciatura. Quando si dice il caso. Dove ci troviamo? Beh, il nome e la foto parlano chiaro. Sulla porta c'è scritto "Acconciatore per uomo", ma io l'ho sempre sentito chiamare Ninnì lu varvir. Nicola Di Bussolo, 73 anni, "non ci credete che ho tutti questi anni?" dice scherzando lui, 65 dei quali passati con pettine e forbici in mano.

Io mi siedo su una delle poltrone e lo osservo lavorare, mentre Costanzo passa da una parte all'altra per immortalare le esperti mani di Ninnì che lavorano. Più che della sua attività ci tiene a parlare dei pelosi. "Modestamente sono un professionista", dice mentre ci mostra la foto in cui è in sella alla sua moto con un sacco pieno dei celebri granchi. "Erano dieci chili! Quest'anno non ancora inizio la stagione, perchè non sono stato bene. Ma ora che torno in forma il mare non me lo toglie nessuno". Questa sua abilità è confermata, oltre che dalla foto, anche da Gianluca, che entrando porta la nostra attenzione sul "cavalluccio". E' lui a raccontare. "Venivo da Ninnì da bambino e mi tagliava i capelli seduto qui. E da allora sono rimasto sempre suo affezionato cliente". Mentre lui lavora passa qualche altro amico, si affaccia sulla porta e saluta. Ma dal saluto alla chiacchierata il passo è breve. E così, una scena idealizzata, quella del barbiere come luogo d'incontro e chiacchiere politico-pallonare (nel senso del pallone), diventa realtà davanti ai nostri occhi.

Nel frattempo sulla poltrona si siede il secondo cliente e Ninnì si lascia andare ai racconti. "A sei anni avevo già le forbici in mano. A otto iniziai ad andare a fare i capelli al vecchio carcere, che stava vicino alla bottega di mio padre. Ci sono andato fino a 21-22 anni, poi però non ce la facevo più". La famiglia di Bussolo ha una grande tradizione di barbieri. Dei figli di nonno Francescopaolo, barbiere anche lui, ben 5 hanno seguito le sue orme. "Quattro barbieri e un parrucchiere per donna", spiega Ninnì. E poi la discendenza è continuata. Oggi ci sono lui e il cugino Paolo, che ha un anno di più e la sua bottega in corso Mazzini. "Ho sempre fatto questo mestiere e ne sono innamorato. Sempre a Vasto, tranne 7 mesi a Milano. Andai e non vi racconto perchè, ma poi sono tornato subito qui". Erano anni in cui c'era una grande diffusione di barbieri in città. "Tutti bravi professionisti, mentre oggi il mestiere non mi piace più. Si usano queste macchinette che non servono a niente. E poi sapete chi ci ha rovinati? I calciatori. Oggi, con tutte queste creste, tipo il Faraone, non si capisce più niente. E' una schifezza. Oggi un vero taglio di capelli non lo fai più". Schietto e allegro Ninnì. Ma anche se chiacchiera con noi continua ad eseguire il suo taglio con perizia.

La bottega di NinnìAl muro qualche ritaglio di giornale. In uno si parla del "taglio scolpito a rasoio". Impossibile non chiederglielo. "Lo facevo solo io. Prima gli uomini portavano i capelli un po' lunghi e c'era questo metodo di taglio per poterli sistemare, con i rasoi di un tempo che oggi non si usano più. Io però ce l'ho ancora". E nemmeno il tempo di dirlo che ha già tirato fuori rasoio spagnolo e la "strappa", la striscia di cuoio per fare il filo, appartenuta al bisnonno e poi tramandata fino a lui. Una vita passata al lavoro, "ma voglio continuare per superare mio padre, che ha lavorato fino a 80 anni. A me basta, che ne so, 80 anni e un mese!". Se un luogo comune vuole che dalle parrucchiere per signora ci sia abitudine nel raccontare fatti di "gossip cittadino", mi viene da chiedergli se anche nei saloni da uomo succeda la stessa cosa. "Certamente", mi dice sorridendo, probabilmente ripensando a quante ne avrà sentite in questi anni. Proviamo a farci raccontare qualcosa ma lui resiste alla tentazione. "Sai cosa succedeva? Che se c'era qualche cosa che non doveva essere fatta, che ne so, tra marito e moglie, e poi il fatto veniva scoperto, tutti subito a giustificarsi si è detto dal barbiere. Ma io giuro di non aver mai raccontato niente a nessuno. E poi, ci vuole l'arte per dire le bugie!". E' un personaggio d'altri tempi Ninnì, educato e gentile, affabile e sincero. Nel suo locale ci sono molti simboli religiosi. "Sono molto devoto, anche se un po' a modo mio".

Nella sua ultradecennale attività sulla sua poltrona se ne sono seduti di personaggi. "Nel momento di maggiore attività penso di aver avuto un giro di qualche migliaio di clienti", racconta facendosi serio. "Eravamo in tre a lavorare. Con me c'era anche l'amico Fernando, che è restato per trent'anni, prima di aprire la sua attività. Anche lui è molto bravo". Alla parete, tra santini e immagini di Vasto c'è anche l'attestato di Cavaliere del Lavoro. "Questo è un titolo vero, non come quelli di commendatori o simili - dice scherzando-. Per averlo lo Stato controlla tutto, la tua famiglia, il lavoro. Però quando me l'avevano consegnato non l'avevo messo al negozio. Poi è stato Tonino Prospero, storico cliente, a convincermi a metterlo in negozio". E così, mentre Ninnì ha finito anche il secondo taglio, noi continuiamo a curiosare tra le vetrine che raccolgono gli strumenti di lavoro di un tempo. Passano gli anni e le attrezzature ma la passione resta. "Ho ancora 3 clienti che erano di mio nonno, uno ha 101 anni". Quando un lavoro si tramanda da generazioni non può che essere così. Ninnì si preoccupa quando gli diciamo che pubblicheremo la sua storia di domenica. "Se è bel tempo prendo la mia moto e vado al mare per prendere i pelosi. Come facciamo?" Ma poi si rassicura sapendo che è sul web. E con un sorriso ci dice "Così magari la leggono anche i parenti in Australia". 

Testo di Giuseppe Ritucci
Immagini di Costanzo D'Angelo 

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