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Vasto   Attualità 23/10/2012

Il progetto Agape per favorire
l’occupazione dei detenuti

Incontro nel carcere di vasto con decine di operatori

L'incontro"La pena deve tendere alla rieducazione". Lo ripete sempre il direttore del carcere di Vasto, Carlo Brunetti. Ed l'articolo della Costituzione italiana su cui sempre più si basa il lavoro svolto all'interno della Casa circondariale di Torre Sinello. Questa mattina si è svolto un importante incontro inserito nel progetto Agape, per la formazione permanente degli operatori sociali e penitenziari, promosso da Akon e Asfor, attraverso il fondo sociale europeo.

Gli operatori a tutti i livelli del carcere di Vasto hanno svolto una serie di incontri, al termine dei quali hanno elaborato delle proposte. L'obiettivo, ora, è quello di creare una Rete d'intervento territoriale per favorire l'inserimento lavorativo dei detenuti. "E' importante investire sul potenziamento degli operatori intermedi -ha spiegato la dottoressa Licia Zulli, coordinatrice del Progetto- per favorire la ricerca delle opportunità di lavoro". Al termine degli incontri in aula, i quattro gruppi di lavoro che si sono costituiti, hanno elaborato delle proposte concrete che oggi sono state presentate a enti, istituzioni, associazioni che hanno partecipato all'incontro nel carcere vastese. Dall'incontro con diversi soggetti le proposte potranno divenire realtà, andando a creare opportunità lavorative per i detenuti, in modo da favorire il loro reinserimento sociale quando avranno finito di scontare la pena. 

L'educatore Lucio Di Blasio ha illustrato il progetto che prevede lo sviluppo della relazione uomo-animale, sotto il profilo di vista educativo e la realizzazione di pensione per cani (per i cittadini e per i turisti), campo agility, aperto a tutta la città, maneggio, pet-therapy, corsi di addestramento e visite guidate.

Il secondo gruppo si è concentrato sull'inserimento nel ciclo produttivo del riciclaggio rifiuti RAEE (grandi elettrodomestici). "Abbiamo preso già dei contatti con il Civeta - ha spiegato Maria Giuseppina Rossi- per svolgere in carcere attività di smontaggio e pre-trattamento. Si tratta ora di studiare le forme burocratiche perché ciò sia possibile".

La visita alle serreHanno già identificato un possibile marchio "I Lazzarotti", gli operatori che hanno progettato la produzione di prodotti da forno. "Serve la collaborazione di aziende già attive in questo settore -ha spiegato l'ispettore Rosario Di Ninno- e che vogliono investire sulle risorse umane disponibili in carcere". In questo caso i detenuti andrebbero a realizzare una serie di prodotti tipici da immettere poi sul mercato con il proprio marchio. 

Si punta a valorizzare ciò che già c'è e funziona ormai dal 2003, l'azienda agricola, oggi affidata alla cooperativa Pan. Concetta D'Ermilio ha spiegato come "occorre sfruttare bene le 4 serre e le altre attrezzature che abbiamo, concentrando la produzione sui prodotti che possiamo vendere sul mercato, considerando che abbiamo anche un essiccatoio. Il potenziamento potrebbe essere anche quello di concentrarsi sulla produzione di specificità del territorio". 

Proposte illustrate ai presenti all'incontro, che poi sono stati condotti dal direttore in una visita della struttura penitenziaria, così da visionare anche quelli che saranno gli spazi da poter utilizzare per creare reali opportunità lavorative per i detenuti, che oggi sono circa 270 (a fronte dei 183 di capienza massima).

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di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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