Assalto al portavalori: bisognerà eseguire nuovi accertamenti sulle tracce di dna - Stamattina l’udienza alla corte d’appello di Perugia
 
Vasto   Cronaca 02/04

Assalto al portavalori: bisognerà eseguire nuovi accertamenti sulle tracce di dna

Stamattina l’udienza alla corte d’appello di Perugia

I rilievi all'interno del garage di San SalvoUn perito dovrà eseguire nuovi accertamenti sulle tracce di dna e sulle prove raccolte dopo l'assalto al portavalori del dicembre 2012. È quanto ha stabilito stamattina il giudice della corte d'appello di Perugia dove si è tenuta l'udienza dopo l'annullamento delle pene comminate di un anno fa.

Cinque degli imputati (in totale sono 9, gli altri quattro sono stati condannati col rito abbreviato) erano accusati, a vario titolo, di concorso in tentato omicidio aggravato, rapina, detenzione e porto abusivo di armi da guerra e parti di essa, ricettazione e incendio doloso e, in secondo grado, erano stati condannati dalla corte d'appello dell'Aquila a pene che andavano dai 10 ai 18 anni poi azzerate dalla Cassazione.

Decisive nelle indagini furono le tracce di dna rinvenute dai Ris di Roma anche sui mozziconi di sigarette; ora su queste tracce bisognerà eseguire nuovi accertamenti. 
Tra gli annullamenti di pena ci sono anche quelli relativi ai due presunti basisti di San Salvo, nei confronti dei quali le prove non sono state ritenute sufficienti.

L'assalto - Il tratto di autostrada compreso tra i due caselli di Vasto fu messo a ferro e fuoco il 14 dicembre 2012. La banda, a bordo di tre automobili, bloccò il traffico sulla corsia sud, che fu disseminata di chiodi a 5 punte. I rapinatori crivellarono di colpi il furgone blindato della società Aquila di Ortona, costringendo le guardie guirate a fermarsi e a sdraiarsi a terra, disarmandole.

Poi, con le segne circolari, aprirono il furgone come una scatola di tonno, prelevando 600mila euro e 3mila franchi svizzeri. Quindi ripartirono a tutta velocità. Una volta giunti all'altezza di contrada Villaggio Siv, bruciarono le auto e scavalcarono la recinzione.

Ma qualcosa, a quel punto, deve essere andata storta, perché i rapinatori furono costretti a fermare le prime auto che passavano sulla strada provinciale, facendo scendere gli automobilisti e fuggendo a bordo di esse fino al punto di ritrovo, un garage di San Salvo, da cui fuggirono alla massima velocità a bordo di un furgone verso la Puglia.

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Commenti




 

 
 
 
 
 
 

Chiudi
Chiudi