La strada più trafficata è al buio: corso Mazzini, la via degli incidenti e dei pedoni investiti - Lampioni insufficienti e coperti dai rami degli alberi, problema irrisolto da anni
 
Vasto   Cronaca 13/02

La strada più trafficata è al buio: corso Mazzini, la via degli incidenti e dei pedoni investiti

Lampioni insufficienti e coperti dai rami degli alberi, problema irrisolto da anni

Vasto, corso Mazzini: il luogo dell'incidente di ieriEra buio. E buio è rimasto. Quando cala il sole, corso Mazzini è avvolto dalle tenebre.

È la strada più trafficata di Vasto. Taglia longitudinalmente l'abitato della città, prendendo, da nord a sud, prima il nome di corso Mazzini, poi, dopo piazza Verdi, di corso Garibaldi, via Vittorio Veneto e via San Michele. 

Il tratto più lungo, corso Mazzini, non è abbastanza illuminato. È in queste condizioni da decenni. I lampioni, che risalgono agli inizi degli anni Novanta, non sono sufficienti a rischiarare la carreggiata. Anche perché molte delle luci sono oscurate dai rami degli alberi mai potati con regolarità. Risultato: le due corsie e i marciapiedi sono nella penombra.

E non sembra un caso che gli incidenti accadano in gran parte nel segmento compreso fra tre incroci: il più a nord è quello con via Giulio Cesare, in mezzo il crocevia con corso Europa, a sud l'intersezione con via San Giovanni da Capestrano (la discesa che conduce a piazza della Repubblica e alla chiesa di San Giovanni Bosco). Proprio al'altezza di questo bivio è avvenuto ieri sera l'ultimo incidente in ordine di tempo: due auto coinvolte e una donna investita nel punto in cui, la scorsa estate, era avvenuto un incidente mortale.

Fa notare R.D., lettore di Zonalocale: "C'è una illuminazione rodotta al lumicino, il semaforo ormai fa parte solo dell'arredo urbano e le piante, di una bruttura unica, fanno da cornice alle sfere che, secondo alcuni, dovrebbero illuminare". Inoltre, "altro grande problema di questa lunga zona, corso Mazzini, è l'assenza totale di protezione: nei negozi si vive chiusi a chiave per paura".

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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