Un amore incondizionato che ti cambia la vita - La finestra sul cortile
 
Vasto   Editoriali 11/02

Un amore incondizionato che ti cambia la vita

La finestra sul cortile

Dopo dieci anni di dedizione assoluta, la mia fedele compagna di vita a quattro zampe mi ha lasciata. Una terribile malattia me l’ha portata via. Ho tentato strenuamente ed inutilmente di strapparla alla morte ma, dopo circa due mesi di sfibrante battaglia, ho dovuto arrendermi alla tragica realtà e lasciare andare la mia Clara.

La dolorosa morte del mio cane mi ha stritolato il cuore, l’anima e la mente e a nulla possono servire le affermazioni di supponenza di chi un amico a quattro zampe non l’ha mai avuto che, guardandoti con un misto di commiserazione e disprezzo, ti dice: “Era solo un cane!”.

Sì, era un cane, ma era anche l’altra parte di me, quella che mi ha insegnato l’amore incondizionato, la fedeltà sempre e comunque, l’arte delle cose semplici, il conforto e la compagnia senza chiedere nulla in cambio.

Perdere un animale domestico è straziante e, se agli occhi del mondo questo strazio può apparire qualcosa di sconveniente ed inaccettabile, una tipica demenza da animalista da strapazzo che si rifugia nell’amore malato per un amico a quattro zampe fregandosene dell’umanità, mi dispiace, ma non posso farci niente. D’altra parte, dinanzi alla sofferenza siamo sempre soli, anche se abbiamo una famiglia e tanti amici. Il dolore è sempre una dimensione personale, figurarsi se posso pretendere che la mia sofferenza venga compresa da chi non ha mai sperimentato l’amore incondizionato che solo un animale può dare!

Qualche benpensante insorgerà, ma io non ho problemi a dire che il mio cane mi ha salvato la vita e me l’ha resa migliore, perché mi ha dato tutto senza chiedere niente in cambio.

Perché mi ha consolata senza proferire parola.

Perché mi ha amata con lealtà e fedeltà senza smettere mai di aspettarmi.

Perché non ha comprato il mio amore, ma mi ha offerto gratuitamente il suo.

Perché era una creatura indifesa, che non conosceva l’odio e la vendetta.

Perché non mi ha mai chiesto di vivere in una dimora lussuosa, ma di stare semplicemente accanto a me.

Perché mi ha lasciata libera di fare di lei ciò che volevo fino alla fine dei suoi giorni, anche se con lo sguardo mi chiedeva solo di poter riposare.

Perché ha sempre perdonato i miei scatti di rabbia, anche quando non lo avrei meritato.

Perché mi ha donato il suo silenzio, mentre il mondo fuori e dentro di me urlava.

Perché mi ha insegnato la fatica e l’impegno che il prendersi cura di un altro comportano.

Perché, guardandola negli occhi, ho capito che tutti gli esseri viventi, e non solo gli uomini, hanno un’anima.

Perché, come mi ha ricordato un caro amico, mi ha permesso di riconciliarmi con la Natura, con il mondo e con le persone, aiutandomi a capire come dobbiamo comportarci con gli altri e quali sono le cose che contano veramente nella vita.

Perché mi ha fatto comprendere che l’amore è un dono prezioso, che va alimentato e diffuso senza riserve.

Proprio per questo motivo, anche se adesso il mio cuore è a pezzi, non farò come quelli che, dopo la morte del proprio amico a quattro zampe, dicono: “Mai più! Non prenderò mai più un animale domestico con me per non soffrire ancora!”. Se mi rende una persona migliore, io sono pronta ad accettare una nuova sofferenza che il futuro mi riserverà.

Dentro la gabbia di un canile c’è un nuovo compagno di vita che mi sta aspettando e in lui/lei continuerà a vivere tutto l’amore che la mia Clara mi ha dato.

“Se imparassimo ad amare gli animali come meritano - diceva Madre Teresa di Calcutta - saremmo molto vicini a Dio”.

di Paola Cerella

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